Intervento umanitario e diritto internazionale

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Guglielmo Valìa Contatta »

Composta da 145 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 13566 click dal 21/12/2004.

 

Consultata integralmente 6 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.

 

 

L'anteprima di questa tesi è scaricabile in PDF gratuitamente.
Per scaricare il file PDF è necessario essere iscritto a Tesionline. L'iscrizione non comporta alcun costo.

Anteprima della Tesi di Guglielmo Valìa

Anteprima della tesi: Intervento umanitario e diritto internazionale, Pagina 6
Mostra/Nascondi contenuto.
13 Carta e svolgono funzioni di portata più limitata rispetto all’ipotesi più grave delle azioni coercitive” 5 . Esse sono esplicitamente regolate dalla Carta e i limiti in cui sono consentite sono piuttosto ristretti: l’art. 2 al par.4 proibisce l’uso della forza da parte degli Stati, tuttavia il ricorso ad essa è ammissibile per l’autotutela individuale e collettiva in risposta ad un attacco armato (art. 51) e nell’ambito del CAPITOLO VII su autorizzazione del CDS 6 . A differenza delle operazioni di mantenimento della pace, che sono di natura essenzialmente cautelare e che sono attuate con il consenso dello Stato territoriale, le azioni coercitive sono dirette contro uno Stato (o più Stati) che sia autore di una minaccia o violazione della pace o di un atto di aggressione; l’esempio storico di tali tipo di operazioni è stato l’intervento in Corea nel 1950, dovuto all’invasione della Corea del Sud da parte della Corea del Nord, esso venne raccomandato dall’Assemblea Generale attraverso la Risoluzione 377A (V) del 3 novembre 1950 7 . 5 Cfr. Laura Pineschi, ibidem, pag. 50-51. 6 Per un’analisi dettagliata si rinvia al Capitolo 3 del presente lavoro. 7 Secondo l’art. 11 par. 2: “l’Assemblea Generale può discutere ogni questione relativa al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale che le sia sottoposta da qualsiasi Membro delle Nazioni Unite o dal Consiglio di Sicurezza ..” Nel caso specifico, la questione venne sottoposta all’Assemblea Generale dagli Stati Uniti a causa del veto posto dall’URSS in seno al CDS. L’Assemblea Generale, nella parte centrale della Risoluzione 377A, affermò: “if the Security Council, because of lack of unanimity of the Permanent Members, fails to exercise its primary responsibility for the maintenance of international peace and security in any case where there appears to be a threat to the peace, breach of the peace, or act of aggression, the General Assembly shall consider the matter immediately with a view to making appropriate recommendations to Member States for collective measures, including in the case of a breach to the peace or act of aggression the use of armed force when necessary, to maintain or restore international peace and security.” Pertanto risulta chiaro che l’Assemblea Generale ha potuto deliberare in virtù del fatto che si trovava di fronte ad un atto di aggressione di uno Stato nei confronti di un altro e per il quale scattava il meccanismo dell’auto-tutela individuale e collettiva prevista dall’art. 51, e pertanto ha raccomandato misure militari agli Stati Membri. Bisogna sottolineare che tale Risoluzione è stata un caso isolato che non ha avuto seguito nella prassi, infatti non si sono più verificati interventi implicanti l’uso collettivo della forza sino a quello in Iraq del 1991, autorizzato dal CDS.