La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno

Tesi di Laurea

Facoltà: Psicologia

Autore: Marco Avena Contatta »

Composta da 290 pagine.

 

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Anteprima della Tesi di Marco Avena

Anteprima della tesi: La Social Dreaming Matrix: un’indagine conoscitiva sulla funzione sociale del sogno, Pagina 7
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7 Effetto di tali acquisizioni è la ridefinizione dei concetti di sogno e realtà. Quest’ultima, essendo una descrizione insegnata ai bambini dagli adulti, diverrebbe passibile di trasformazione attraverso i sogni stessi. Gli aborigeni dell’Australia parlano del tempo della creazione come del Tempo del Sogno. Va subito rilevata l’analogia della filosofia aborigena sul sogno con quella di Gordon Lawrence, che procede nella trattazione della tecnica del Social Dreaming a partire dall’ipotesi che, prima, ci sia il sognare: “Sto ipotizzando che cognizione e coscienza nascono dal pensiero, che avrà la sua base nel sognare” (W. Gordon Lawrence, 2004, p. 343). G. Ròheim (1952), studiando sul campo gli Aranda australiani, riporta come costante comune di miti e sogni il fatto che l’ambiente venga considerato il frutto dell’attività dell’uomo. Secondo Ròheim i miti australiani operano con gli stessi meccanismi del sogno. Sarebbe questo il motivo per cui il sogno stesso è alla base della creazione della mitologia australiana. Nei riti il racconto dei miti equivale quindi al racconto dei sogni, essendoci un rapporto reciproco fra gli stessi. Il pensiero immaginario, secondo il giudizio di Ròheim, è nato nella mente umana primitiva con il tradursi di immagini sensoriali provenienti dal mondo esterno in un mondo interno simbolico caratterizzato non più dall’attività del cosmo, ma dall’attività dell’Io. Il simbolo, svolgendo una funzione mediatrice fra l’inconscio e la coscienza, può operare come agente trasformatore della natura stessa dell’uomo, conducendolo ad individuarsi sempre più articolatamente come un Io. Quest’ultimo si manifesta come proiezione delle immagini interne sull’ambiente. “[…] Nel passato qualcuno, spinto da un imperioso bisogno di comunicare, raccontò per primo un sogno ad occhi aperti, probabilmente intessuto di reali elementi onirici. Poi questa storia fu sottoposta a un processo di rielaborazione fantastica da parte di alcune generazioni, e altre, successivamente, hanno, per così dire, storicizzato di nuovo questi prodotti fantastici traducendoli in comportamento pratico.” (Ròheim, 1972, p. 40). Grazie all’attività di produzione dei simboli, l’uomo primitivo riuscì a trasferire l’energia psichica da manifestazioni pulsionali immediate, a manifestazioni mediate, orientate verso fini creativi e, in tal modo, effettuò la transizione dal piano della natura a quello della cultura. Secondo Jung (1916) i simboli che hanno una ricorrenza universale (gli archetipi), sono modelli e possibilità di rappresentazioni, ossia disposizioni a riprodurre