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Patto di non aggressione tra Germania e URSS

23 agosto 1939

L'Unione Sovietica e la Germania firmano un Patto di non aggressione che risulterà non solo una svolta fondamentale nei rapporti fra i due paesi, ma anche una mossa "decisiva" lungo la strada che condurrà alla seconda guerra mondiale.
Si tratta di un trattato di non-aggressione della durata di dieci anni, in cui le due Potenze si impegnano ad «astenersi da qualunque atto di forza, da qualsiasi azione aggressiva e da qualsiasi attacco reciproco, o per proprio conto o insieme ad altre Potenze». L'articolo 2 del patto fa poi ulteriore chiarezza sulla natura dei rapporti che ne conseguiranno: «Se una delle due parti contraenti dovesse diventare oggetto di un atto di violenza o di attacco da parte di una terza potenza, l'altra parte contraente in nessun modo concederà il suo appoggio a tali atti da parte di quella potenza». A margine del patto URSS e Germania si accordano, con un protocollo segreto la cui esistenza sarà negata dalle autorità sovietiche fino al 1989, sul destino dei paesi dell'Europa Orientale nel caso in cui, a dire dei tedeschi, la Polonia avesse causato il deflagrare di una guerra. Ci si accorda così su di una linea di demarcazione, che decretava in pratica la morte della Repubblica polacca, anche se ci si accorda per il mantenere in vita un piccola Polonia "etnica". Per il resto nella sfera di influenza di Stalin cadono Bessarabia, Bucovina, Estonia, Lettonia e Finlandia, mentre Hitler si accontenta della Lituania, che di lì a poco rappresenterà un'ulteriore concessione tedesca all'URSS, in cambio di un ulteriore territorio precedentemente appartenuto alla Repubblica polacca. Stalin, forte di tali importanti e numerose concessioni da parte della diplomazia tedesca, si permette di rifiutare l'inserimento, proposto da Ribbentrop, di un preambolo che in termini idilliaci sottolinei il carattere amichevole delle relazioni fra i due Stati. «Il Governo sovietico - si spinge a dire di fronte alla delegazione tedesca - non può decentemente presentarsi al popolo russo come in rapporti di stretta amicizia e cordialità con la Germania quando, per sei anni, il Governo nazista ha riversato sul Governo russo copiosi sacchi di merda».
Il Patto nazi-sovietico viene accolto a Roma con molta sorpresa, almeno a giudicare dalla reazione del ministro degli Esteri Ciano: «Ier sera alle 10.30 si è prodotto il colpo di scena. Ribbentrop ha telefonato che avrebbe preferito vedermi a Innsbruck anziché alla frontiera, dovendo poi partire per Mosca onde firmare il Patto politico con i Soviet. Ho sospeso ogni decisione ed ho riferito al Duce. Ha concordato con me nel ritenere ormai oltrepassato il viaggio in Germania. Ho di nuovo parlato con Ribbentrop per dirgli che il nostro eventuale incontro sarà rinviato al ritorno da Mosca. Lunga telefonata al Duce. Non c'è dubbio che i tedeschi hanno fatto un colpo da maestri. La situazione europea è sconvolta. Potranno ancora Francia e Inghilterra, che hanno basato tutta la loro politica antiasse sull'alleanza coi Sovieti contare ancora sull'adesione incondizionata delle masse estremiste? E terrà ancora il sistema di accerchiamento a mezzo di piccoli stati ora che il caposaldo Mosca è crollato?»

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