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Prolusione di Dietrich Bonhoeffer a Berlino

31 luglio 1930

Nella prolusione accademica che tiene a Berlino, dal titolo "Il problema dell'uomo nella filosofia e nella teologia contemporanea", Bonhoeffer propone in questi termini il tema dell'uomo alla luce del rapporto tra filosofia e teologia: «Il problema dell'uomo è mantenuto vivo da due ordini di questioni, nascenti in primo luogo dall'attività dell'uomo, in secondo luogo dall'esperienza che indica all'uomo i propri limiti sul piano fisico, intellettuale o morale. [...] Due sono le grandi possibilità che si aprono: o l'uomo cerca di comprendersi a partire dalla sua opera o a partire dai suoi limiti. C'è comprensione solo a partire da un unico punto fermo. L'uomo cerca di trovare questo punto nella sua opera o nei suoi limiti, cioè là dove il suo essere sembra sottrarsi al mutamento temporale, dove sembra di poterlo cogliere in stato di quiete, di oggettivazione. Unità dell'uomo significa in primo luogo che si è colta veramente la sua esistenza, e in secondo luogo che questa esistenza può essere rappresentata come continuità. Queste sono le determinazioni formali in cui deve porsi e trovare risposta il problema dell'uomo. Opera e limiti dell'uomo sono come i luoghi da cui si parte alla ricerca dell'autocomprensione, il cui fondamento profondo è l'idea che il problema dell'uomo è posto dall'uomo stesso».

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