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Entra in carica il Ministero Zanardelli

14 febbraio 1901

Entra in carica il Ministero Zanardelli, che non dispone però di una maggioranza precostituita. Al nuovo governo dà forza l'esigenza di una svolta politica in senso progressista sentita dalla classe dirigente e dal nuovo Re, Vittorio Emanuele III, alla cui decisione si deve la formazione del nuovo governo. Un acuto commentatore politico, il radicale liberista Francesco Papafava, così giudica la decisione del sovrano: «Pare che il re abbia pensato così: un nuovo ministero Saracco continuerebbe la situazione politica incerta dalla quale, prima o poi, bisogna uscire, e meglio è uscirne subito: un ministero Sonnino piacerebbe forse alla maggioranza della Camera, ma sarebbe alquanto impopolare nel paese e sono troppo recenti i guai di un governo impopolare per ritentare la prova; restano Zanardelli e Giolitti, i quali significano libertà politica e riforma tributaria; vada dunque per Zanardelli e Giolitti; c'è solo un guaio, che la riforma tributaria implica riduzione di spese militari; mettiamo dunque un veto alla diminuzione delle spese militari e che l'onorevole Giolitti se la sbrighi come può col programma della riforma tributaria». Giolitti, ministero dell'interno, superiore agli altri membri del governo per le sue non comuni qualità di statista e di parlamentare, più attivo ed energico di Zanardelli, è l'uomo che darà l'impronta della nuova politica liberale, secondo la linea da lui stesso indicata in un famoso discorso del 4 febbraio 1901, e accettata da Zanardelli come caposaldo del programma del governo: libertà sindacale e di sciopero nei limiti delle leggi vigenti. Lo scopo di questa politica è di inserire, nel sistema politico-istituzionale esistente, il movimento operaio, in quanto forza organizzata mirante a rivendicare ai lavoratori migliori condizioni di vita.

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