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Reso noto il business plan dell'iniziativa Enichem-Montedison

23 luglio 1988

Viene reso noto il Piano di business dell'iniziativa Enichem-Montedison, un documento in cui sono fissati gli obiettivi del polo chimico. Secondo questo piano «la nuova società deve perseguire un'aggressiva politica di internazionalizzazione» e il polo chimico italiano deve raggiungere come traguardo «la mondializzazione del business degli elastomeri e della detergenza». La nuova società elenca i propri punti di forza e può contare in partenza su una decina di posizioni di leadership: l'Enimont nel mercato può vantare il 25% della produzione di gomme sintetiche, il 35% delle gomme termoplastiche, il 20% del PVC (cloruro di polivinile) il 13% di polietilene a bassa intensità, il 14% di polistirolo e il 10% di poliuretano.
Secondo questo documento l'Enimont deve «rafforzare la leadership sfruttando le potenzialità di riorganizzazione e di integrazione» e l'obiettivo è un «polo chimico europeo» in grado di misurarsi con i colossi tedeschi.
In campo nazionale l'Enichem e la Montedison insieme possono contare su oltre il 30% del mercato. Alla nuova Enimont spetta però l'onere di rovesciare la tendenza che vede l'Italia deficitaria nella bilancia commerciale della chimica.
Il piano dell'Enimont fa espliciti riferimenti al Sud, dove sono già concentrati molti dei suoi impianti: «il rafforzamento della presenza industriale nel Mezzogiorno richiede una politica di razionalizzazione e sviluppo della base produttiva». Un altro obiettivo è «una maggiore integrazione fra tutti i siti strategici, che saranno collegati con una rete di pipeline». Il polo chimico dovrebbe così dividersi in un polo nord (Porto Marghera, Ravenna, Ferrara e Mantova) e in un polo sud (Priolo, Augusta, Gela e Ragusa). L'utilità di questo nuovo assetto organizzativo sarà innanzitutto una maggiore sicurezza ecologica, ma soprattutto un grosso risparmio economico.
I progetti industriali del nuovo polo chimico nazionale prevedono anche per i prossimi tre anni investimenti per 3.500 miliardi di lire, mentre altri 1.000 miliardi verranno impiegati per nuove acquisizioni.

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