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Il teatro di Cechov esordisce in Italia con Zio Vanya

22 agosto 1922

Il teatro di Cechov esordisce in Italia: la compagnia Palmarini-Campa-Capodaglio rappresenta per la prima volta Zio Vanya al teatro Olimpia di Milano.
Le recensioni critiche mostrano con quante riserve sia accolto quest'autore, pressoché sconosciuto nel teatro italiano: «Questi quattro atti di Anton Cechov, che ora tediano, ora interessano, ora ci deludono, ora ci riprendono, mancano certo di potenza, ma non di umanità. L'umanità, cercata dall'autore in caratteri che si degradano, in sensibilità che si alterano, in coscienze che si intorbidano e si decompongono, è come dispersa, fluida, imprecisa; non riesce a raccogliersi in figure artistiche che abbiano o una limpida evidenza o un valore universale; ma con lenti procedimenti, con successione di particolari talvolta monotoni, talvolta imprudentemente sgradevoli, finisce a palpitare nell'aria, a creare una grigia atmosfera, nella quale i personaggi tremano come ombre dolorose». E' questo il commento di Renato Simoni, apparso sul Corriere della Sera del 23 agosto, che conclude la sua analisi con la seguente affermazione: «Certo l'opera d'arte non é riuscita», presumibilmente dettata dalla mediocre accoglienza degli spettatori, completamente impreparati a intendere un testo di tal genere.

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