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Londra: una città attraverso gli occhi dei poeti

Guardare la città attraverso lo sguardo dei poeti…provare a chiudere gli occhi per lasciarsi guidare dalla musicalità che viene fuori dai loro versi, per dimenticarne la fisicità e lasciare posto alle immagini che la poesia prova a tradurre in parole…


Una sola città descritta da cinque poeti nel lungo trascorrere di due secoli: tante immagini, una diversa dall’altra che raccontano esperienze differenti, stati d’animo contrastanti, emozioni forti, di amore e di repulsione. Ognuno di loro ha attraversato Londra, si è mosso nelle sue strade, ha incontrato i suoi abitanti, scrutandone visi ed espressioni, ne ha assaporato bellezza e orrore, guardando con occhio attento tutto ciò che li circonda, catturando ogni più piccolo dettaglio che potesse servire a rendere l’immagine più nitida.
Quello che ne è venuto fuori è una galleria di raffigurazioni diverse, ciascuna che racchiude una faccia di Londra, reale e affascinante.
Il volto di Londra però ha subito grandi cambiamenti nel corso di due secoli; per un assurdo paradosso quanto più l’uomo ha approfondito le sue conoscenze, quanto più le sue capacità lo hanno messo all’altezza di migliorare molti aspetti della sua vita, tanto meno la città ne ha tratto vantaggio, perdendo la sua semplicità e il suo scopo primo: mettere gli uomini in relazione gli uni con gli altri, secondo un ordine razionale, e permettere loro una vita migliore.
Se nel 700 Samuel Johnson e James Thomson hanno criticato l’immoralità e l’incapacità della città di dare all’uomo le stesse sensazioni di pace che la natura sa rendere, allo stesso tempo ne hanno apprezzato la vitalità, le luci, la ricchezza.
Già nell’800 però un poeta sensibile e attento come William Blake non vede in essa null’altro che dolore segnato sul volto delle persone che incontra per le strade di Londra.
La città cresce, l’industrializzazione migliora il tenore di vita, ma aumenta il senso di isolamento, e le persone affollano le strade delle città ma solo per correre a lavoro, senza avere il tempo e la voglia di guardare gli uni negli occhi degli altri; e un poeta innamorato della Natura come William Wordsworth non potrà fare altro che osservare Londra all’alba, quando tutto è ancora addormentato, quando la calma della notte copre ancora i rumori assordanti delle fabbriche.
Ma non ci si potrà continuare a nascondere dietro momenti di calma momentanei, la città riflette ciò che siamo e ciò che abbiamo dentro e un poeta non può a lungo tacere, non può rinnegare la sua anima.
T. S. Eliot dipingerà con pennellate forti la nuova Londra, gridando a gran voce il silenzio dell’incomunicabilità, della sterilità, in una città che non ha più nulla di buono, una città inquinata, proprio come lo sono i suoi abitanti e come lo è il suo fiume. I nuovi uomini sono già morti, perché hanno rinunciato alla vita dedicandola a cose futili che non ripagano.
Ma la speranza non abbandona nessuno dei poeti. Ognuno a suo modo crede nella capacità dell’uomo di rigenerarsi, di svegliarsi, di iniziare di nuovo una vita degna delle sue aspettative; e la città sarà sempre lì, che sia Londra o un’altra città qualsiasi, sarà sempre uno specchio del nostro modo di intendere la vita, della nostra capacità di assaporare l’esistenza.


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2INTRODUZIONE “ INFINITI VOLTI, UNA SOLA CITTA’ “ Guardare la città attraverso lo sguardo dei poeti…provare a chiudere gli occhi per lasciarsi guidare dalla musicalità che viene fuori dai loro versi, per dimenticarne la fisicità e lasciare posto alle immagini che la poesia prova a tradurre in parole… Il poeta risolve in sé una duplicità che è nata con l’uomo, il linguaggio. Se da un lato sente il bisogno di esprimere a parole un dramma personale, o sociale, dall’altro lato comprende la finitezza dei suoi mezzi; soprattutto capisce che i limiti posti dalle parole non potranno mai permettergli di rivelare per intero e senza possibilità di incomprensioni quello che vorrebbe dire. La poesia comunica un’anima, ma allo stesso tempo la nasconde, ne rivela la difficoltà di espressione. Ma se il suo ruolo è sempre stato quello di fornire “a patterned response to that unpatterned thing: life 1 ”, 1 John Peck & M. Coyle, Literary Terms and Criticism, London, Macmillan, 1985, p. 16. (“Una risposta ordinata a quella cosa disordinata: la vita”).

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Iolanda Moscatelli Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 12407 click dal 04/11/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.