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David Lynch e l'espressionismo postmoderno

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Armentano
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Giacomo Manzoli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 213

Il presente lavoro di ricerca ha tentato di inserire l’opera del regista americano David Lynch all’interno della storia del cinema, cercando da un lato di delinearne il background nel passato, e dall’altro di darne una collocazione in un panorama ibrido come quello contemporaneo. Categoria stilistica presa in esame per tale operazione, è stata quella “espressionista”, esaminata in veste di ideologia, e di una serie di caratteri transnazionali entrati progressivamente nella produzione cinematografica, a partire dal fenomeno tedesco anni Venti.
L’opera del regista di Missoula, dunque, viene analizzata alla luce di un’immagine e un sonoro usati in chiave “espressionista”: proveniendo da un milieu pittorico che potremo definire di un “espressionismo astratto” (Bacon, Hopper, Kokoschka), egli dà luogo ad una poetica cinematografica che sembra rispondere alla più semplice e immediata definizione di espressionismo, ovvero “l’uso di oggetti e personaggi non come rappresentazioni, ma come mezzi di trasmissione per le impressioni e gli stati d’animo personali del regista”, secondo quanto sostiene D. F. Wallace. La conferma proverrebbe dai continui riferimenti freudiani presenti nei suoi film, i quali lungi dal ricadere nel ridicolo, diventano al contrario suggestivi, e significativamente “perturbanti” nella misura in cui vengono proposti in modo espressionistico, il che significa, appoggiandoci ancora a Wallace, “in una maniera vecchio stile, pre-postmoderna, ossia nudi e crudi, con sincerità senza l’astrazione o l’ironia tipiche del postmoderno”. Detto questo, e approfondita la questione di un “perturbante lacaniano” (oltre che freudiano) presente nella sua produzione, il discorso non è esaurito. L’opera di Lynch, considerata in chiave espressionista nella misura in cui a)filma direttamente il proprio incubo, b)si avvale del profilmico (luce, scenografia, costumi) per rendere “espressiva” l’inquadratura, c)concepisce ogni fotogramma in senso “ambientale” (per creare un luogo visivo-sonoro omogeneo), d)archetipizza i personaggi e dà vita a spazi psichici (percettivi ed esistenziali), e)usa PP e dettagli in “funzione emozionale”, rendendo tutta la narrazione una sorta di unica “allucinazione perturbante indeterminata”, deve anche essere considerata come rappresentativa della nostra epoca postmoderna. “Postmoderna” stavolta, nella misura in cui a)decostruisce stile e narrazione intesi in senso classico, b)produce fabulae aperte sempre sfuggenti e indeterminate (ben allinate alla poetica del “non-so-che” e del “pressappoco”, citata da Calabrese riguardo il neobarocco), c)innesca una modalità di “consumo filmico” che prevede l’intervento attivo dello spettatore (coinvolto con tutti i sensi – in modo polisensoriale – nell’opera, egli entra in una sorta di “realtà virtuale dell’emozione”, un’ambiente percettivo fruibile a 360 gradi, che ben si confà al panorama tecnologico della nostra era). Inoltre, cosa fondamentale la poetica lynchiana d)crea una personale ibridazione tra “molto macabro” e “molto banale” (citando ancora Wallace), che sembra inserirsi nelle stesse coordinate genetiche del palinsesto televisivo, nel cui flusso continuo di immagini sono riversati contenuti alti e bassi, di cronaca e di fiction. Il risultato sembrerebbe essere una singolare “ironia del macabro” che ben si adatta a rappresentare la nostra epoca postmoderna, ma che al contempo non si presenta mai svuotata di senso (come quella di cineasti contemporanei come Tarantino e simili). Lynch, infine, e)usa (piuttosto raramente) la citazione in senso postmoderno (intesa come allusione), tuttavia più spesso fonda un proprio tipo di citazione, discreta e personale, sempre troppo difficile da scardinare. Scaturendo infatti dall’intricata rete di rapporti intertestuali che ogni suo film intrattiene con i precedenti, con la storia del cinema, e con la vita stessa del regista, questo tipo di forma citazionale sembra costruire una fitta rete di relazioni anche con gli attori, operatori e musicisti, e in generale con tutti coloro che sono intervenuti nella lavorazione del film.
Per queste ragioni abbiamo tentato di collocare la poetica lynchiana all’interno di un panorama ibrido di espressionismo postmoderno.
L’ultima sezione del lavoro si è occupata di indagare, nel panorama contemporaneo, quegli autori che segnatamente sembrano esser stati influenzati dall’opera di Lynch: personaggi quali Tarantino, i Coen, Jarmush, Leigh, e molti altri si ritiene abbiano contribuito meno alla delineazione di una poetica originale e significativa, eppure risultando sempre commercialmente validi rispetto alla figura di Lynch, bistrattato, criticato e spesso frainteso da pubblico e critica.
Alla luce di ciò, la poetica lynchiana sembra configurarsi oltre che personale ed unica, momento transizionale tra epoche, non solo cinematografiche, ma soprattutto culturali.

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4 INTRODUZIONE E’ importante iniziare questo lavoro di ricerca cercando di far luce su alcune questioni fondamentali ai fini di una corretta comprensione dell’argomentazione proposta. In primo luogo è utile sottolineare l’obiettivo del lavoro, il tentativo di inserire l’opera di un regista americano contemporaneo, David Lynch, all’interno della storia del cinema, cercando da un lato di definire le coordinate di un rapporto col passato e dall’altro di collocare la sua produzione nel panorama odierno. Per fare questo, inizieremo dall’analisi di una categoria estetica che storicamente è stata chiamata “espressionista”, cercando di evidenziarne i caratteri transnazionali entrati nella produzione cinematografica fino ad arrivare all’opera di Lynch. Dopo aver focalizzato il fenomeno espressionista a un livello prima storico, poi cinematografico (con tutta la difficoltà che ciò comporta e senza alcuna pretesa di esaustività), il discorso si concentrerà su alcune opere che nei decenni seguenti si sono distinte per una particolare forma di “incubo perturbante”, fra elementi variamente onirici e bizzarri. Prima di avviare l’analisi su Lynch, si riterrà necessaria ancora una breve parentesi volta a chiarire i caratteri generali della “forma postmoderna”, categoria inglobante il nostro secolo, entrata a tutti gli effetti anche in ambito cinematografico. Solo dopo aver posto queste premesse (che costituiscono tutto il primo capitolo), si potrà affrontare la filmografia lynchiana con un occhio rivolto al passato (l’espressionismo e derivati) ed uno rivolto al presente (il postmoderno): a questo punto cercare di definire i rapporti che la sua poetica intrattiene con il cinema contemporaneo, tracciando una mappatura delle eventuali influenze di stile e narrazione che da essa derivano. Detto questo, concluderemo il discorso proponendo una nuova definizione per indicare la particolare forma filmica lynchiana, espressione cinematografica di un momento transizionale tra cinema arcaico e nuove sperimentazioni postmoderne.

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d. f. wallace
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