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Profili comparatistici della disciplina del velo islamico, con particolare riferimento al caso francese

In questa tesi si prendono in considerazione le recenti vicende legislative francesi che hanno portato all’emanazione della legge del 15 marzo 2004. Questa legge di fatto vieta agli studenti delle scuole pubbliche francesi di indossare i simboli religiosi vistosi, come ad esempio, il velo islamico, la kippà ebraica e le grandi croci cristiane.
Prima di prendere in considerazione la legge in questione si è cercato di ricostruire l’evoluzione di una laicità tipicamente francese in modo da poter comprendere come si sia arrivati ad una legge che nel nostro paese sarebbe sicuramente in contrasto con il testo costituzionale. Partendo dall’avis del Consiglio di Stato francese del 1989 fino ad arrivare alla costituzione della Mission Debré e della Commission Stasi, si prendono poi in considerazione, nello specifico, le vicende legate al velo islamico.
Per avere un’idea di come le problematiche legate all’ijab siano affrontate negli altri paesi si è analizzata brevemente la legislazione e la giurisprudenza di alcuni Stati europei (compresa quella italiana) in materia, con un’analisi delle recenti posizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo

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3 1. Introduzione Lo studio del diritto comparato trova la sua ragion d’essere nella sempre più rapida trasformazione degli ordinamenti giuridici che, trovandosi di fronte a problematiche più o meno simili, reagiscono all’interno di un sistema sovranazionale globalizzato in cui i rapporti di interdipendenza sono sempre più forti rispetto al passato. In un momento come questo, in cui i confini dell’Europa vanno finalmente, anche se faticosamente, dissolvendosi, le risposte e gli stimoli che il diritto è tenuto a dare non possono prescindere dall’attenta analisi dei processi sociali e giuridici, al fine di una sempre maggiore coordinazione e omogeneizzazione tra le politiche dei diversi stati. Processi che, con il progressivo venir meno dei confini nazionali, sono destinati a una circolazione sempre più rapida e dunque alla possibilità di essere regolati in maniera differente. Una delle utilità pratiche dello studio comparatistico è dunque la valutazione delle soluzioni giuridiche date da altri ordinamenti in riferimento a casi concreti in maniera tale da comprendere l’effettiva utilità delle diverse opzioni normative 1 . Bisogna fin da subito premettere che la comparazione non può essere svolta senza prima aver preso in considerazione le peculiarità e le differenze, talvolta molto profonde, di ogni ordinamento. Tali differenze possono consistere in diverse evoluzioni storiche, politiche, religiose nonché in tutte quelle caratteristiche che rendono unico ogni ordinamento. Da queste considerazioni preliminari deriva che a uguali fenomeni che si manifestano in diversi ordinamenti non può essere data la medesima risposta senza prima aver adeguato questa, ove possibile, all’ordinamento in questione. L’attenzione e lo studio di ciò che avviene all’esterno del proprio ordinamento, oltre a costituire la sostanza del diritto comparato, è la base del diritto stesso inteso in senso generale, 1 L. Pegoraro – A. Rinella, Introduzione al diritto pubblico comparato, Padova, CEDAM, 2002.

Laurea liv.I

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marcello Garreffa Contatta »

Composta da 49 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.