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Attività economiche ed euro: l'incidenza della moneta unica sull'economia delle aziende

Informazioni tesi

  Autore: Angelo Di Mambro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Cassino
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Michele Vacca
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 201

Il 1° gennaio 1999 gli Stati europei si sono dotati per la prima volta di una moneta unica, al termine di un lungo processo nel quale hanno contato sia la volontà politica sovrana dei capi di Stato e di governo, sia la creazione delle condizioni economiche necessarie al suo successo. L’introduzione dell’euro sancisce l’affermazione di una vera cultura di stabilità in Europa, indispensabile alla creazione di un quadro economico stabile, sano e ben gestito.
È, inoltre, una risposta all’evoluzione attuale dell’economia mondiale ed alla sua globalizzazione. In questo frangente, la realtà italiana è condizionata dalla sua appartenenza all’area europea che, specie in tempi recenti, sembra prendere il sopravvento nella gestione di svariati aspetti precedentemente connessi esclusivamente alla politica nazionale. In altre parole, il consolidamento dell’Unione europea ha portato ad un confronto costante e necessario con gli altri paesi membri, e questo tanto a livello politico quanto ancor più a livello economico e commerciale.
La strada intrapresa dal 1957, con la firma del Trattato di Roma e l’istituzione delle Comunità europee, ha progredito fino ad arrivare alla situazione attuale, in cui cioè, l’unione prospettata allora, si sta concretizzando. L’aspetto politico rappresenta la questione più complessa e difficile, in quanto nessuno degli attuali Quindici membri è disposto a rinunciare alla propria sovranità in nome di un ideale di unità politica ancora troppo vago. Ciò nonostante, le relazioni commerciali intrattenute dai singoli stati tra di loro hanno convinto le autorità nazionali a compiere, nel corso di questi quarant’anni, una serie di passi importanti verso la costituzione di un’unione doganale prima, un mercato comune poi, fino a giungere a prospettare un’unione economica e monetaria (UEM) completa.
Dal 1993 in poi, data della nascita del mercato unico europeo, i segnali di un’effettiva volontà politica in questo senso sono stati svariati. Ci si è resi conto, infatti, che per un funzionamento effettivo ed efficace del mercato europeo, basato sulla libera circolazione delle merci, dei capitali, delle persone e dei servizi, era assolutamente necessaria l’eliminazione di tutti quegli ostacoli tecnici agli scambi che ancora persistevano e che erano causa di distorsione poiché incidevano sulla libertà di circolazione e sulla concorrenza, princìpi su cui si fonda il mercato unico stesso.
Il più importante di questi problemi è stato riconosciuto nella presenza, all’interno dell’area commerciale europea, di un numero di monete nazionali diverse quanti sono gli stati membri. In questo modo, tutti coloro che desiderano intrattenere relazioni commerciali con un paese membro si vedono costretti a sopperire a costi supplementari coincidenti con quelli di conversione da una moneta nazionale all’altra, il che incide, inevitabilmente, sul costo finale del prodotto stesso. In altre parole, questa situazione non apporta tutti quei vantaggi commerciali che solitamente un’unione di questo genere comporta.
In questo senso, la moneta unica, l’euro, rappresenta un complemento essenziale del mercato unico e allo stesso tempo un mezzo concreto per l’abbassamento dei costi e l’ottenimento di vantaggi commerciali. In generale, quindi, si può presupporre che l’euro stimolerà la crescita economica e l’occupazione, fattori di cui l’economia europea ha bisogno per rendersi competitiva sulla scena internazionale. In questa dimensione globale, inoltre, l’euro rappresenterà il contributo europeo alla stabilità internazionale, attraverso un sistema decisionale di politica monetaria basato sulla sovranità monetaria congiunta tra tutti i paesi partecipanti all’UEM.
Una sovranità non assoluta, perché condivisa, ma effettiva.
A questo proposito, i ministri economici e finanziari dei paesi europei che prenderanno parte alla moneta unica fin dal suo debutto sono stati assolutamente chiari ed irremovibili: l’euro dovrà essere fondato sulla sicurezza e stabilità economica, che dovranno essere mantenute anche dopo la sua adozione. Questo al fine di poter competere a livello internazionale con monete già fortemente affermate e dominanti, quali il dollaro e lo yen.
Dato questo quadro d’insieme, risulta chiaro che il passaggio alla moneta unica e l'appartenenza dell’Italia a questo primo gruppo di paesi che realizzeranno concretamente l'unione economica e monetaria è di primaria importanza per lo sviluppo della nostra economia nazionale, quindi per gli operatori economici e per i cittadini stessi. D’altra parte, non si deve pensare che questo avvenimento sia privo di difficoltà e di ostacoli.

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2 Prefazione Il 1° gennaio 1999 gli Stati europei si sono dotati per la pri- ma volta di una moneta unica, al termine di un lungo processo nel quale hanno contato sia la volontà politica sovrana dei capi di Sta- to e di governo, sia la creazione delle condizioni economiche ne- cessarie al suo successo. L’introduzione dell’euro sancisce l’affermazione di una vera cultura di stabilità in Europa, indispen- sabile alla creazione di un quadro economico stabile, sano e ben gestito. È, inoltre, una risposta all’evoluzione attuale dell’economia mondiale ed alla sua globalizzazione. In questo frangente, la real- tà italiana è condizionata dalla sua appartenenza all’area europea che, specie in tempi recenti, sembra prendere il sopravvento nella gestione di svariati aspetti precedentemente connessi esclusiva- mente alla politica nazionale. In altre parole, il consolidamento dell’Unione europea ha portato ad un confronto costante e neces- sario con gli altri paesi membri, e questo tanto a livello politico quanto ancor più a livello economico e commerciale.

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