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Il verbo in italiano L2: apprendimento e insegnamento

Informazioni tesi

  Autore: Francesco Marchesi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lingue e Letterature Straniere
  Relatore: Silvia Luraghi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 189

In questo lavoro ho voluto prendere in considerazione il verbo dell'italiano lingua seconda (L2) sia dal punto di vista dell'apprendimento, e quindi della linguistica applicata, che dal punto di vista dell'insegnamento e quindi della glottodidattica.
Ho presentato alcuni concetti fondamentali quali gli elaboratori interni che regolano il processo di acquisizione linguistica, l'input, e la morfologia naturale, utili per spiegare le modalità di svolgimento di tale processo.
La teoria su cui è basato questo lavoro è quella proposta da Stephen D. Krashen composta di cinque ipotesi, che si basa sul concetto di input linguistico. Ho presentato anche alcune critiche a questa teoria che non ne minano la validità ma la completano.
Per descrivere il processo di apprendimento del verbo in italiano L2 ho proposto un'analisi del sistema verbale della lingua italiana e i risultati emersi nell'ambito del 'Progetto di Pavia' sull'acquisizione dell'italiano come lingua seconda grazie al quale sono state evidenziate delle sequenze di apprendimento per il verbo valide in contesti di apprendimento non guidato.
In occasione di questo lavoro ho condotto una ricerca in contesto guidato somministrando a 58 apprendenti stranieri un questionario e un test per l'elicitazione delle forme verbali. Grazie a questo test ho potuto verificare la validità delle sequenze di apprendimento anche in contesto guidato.
Dopo aver presentato alcuni metodi di insegnamento sia tradizionali (es. grammaticale-traduttivo) che comunicativi (es. approccio comunicativo) e legati alla teoria di Krashen (es. Listening Approach), ho delineato alcune linee di sviluppo per la creazione di un modulo formativo per l'insegnamento del verbo in italiano L2 che, tenendo conto sia delle sequenze di apprendimento che degli aspetti positivi dei diversi metodi di insegnamento descritti favoriscano l'apprendimento del verbo.
Ho infine fornito un esempio di unità didattica per l'insegnamento del verbo in italiano L2: questa unità è stata pensata per gli stadi intermedi di apprendimento ma, con alcune modifiche, può essere adattata anche per altri livelli e tipi di apprendenti; la struttura stessa di un'unità didattica ben si presta, infatti a modifiche anche in itinere.

N.B. Per i riferimenti all'interno della tesi al CD-ROM, rimando al sito internet http://ada2.unipv.it/~franz/

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INTRODUZIONE Questo lavoro nasce in seguito all’esperienza di studio all’estero come studente Erasmus presso l’Università inglese di Hull, durante l’anno accademico 1995/96 dove ho avuto modo di confrontarmi con la realtà dell’insegnamento i- taliano a studenti stranieri; prende spunto anche dal Corso di Linguistica Appli- cata tenuto dal Prof. Giuliano Bernini nell’anno accademico 1996/97 presso l’Università di Pavia, dal titolo “Italiano di stranieri”. L’intento di questo lavoro è di delineare quello che potrebbe essere un percorso formativo per l’apprendimento del verbo italiano da parte di studenti stranieri. Il lavoro è diviso in due parti: la prima, teorica, fa riferimento alle ricer- che condotte nell’ambito della linguistica applicata sul processo di apprendi- mento delle lingue; la seconda, più pratica, fa riferimento invece all’applicazione di tali teorie nell’ambito della glottodidattica. L’impianto teorico su cui si basa questo lavoro è costituito da tre capitoli. Il primo capitolo, Alcuni concetti fondamentali della linguistica applicata, presenta alcune nozioni fondamentali cui si farà riferimento nel seguito del lavo- ro. Vengono trattati concetti quali la distinzione tra lingua prima e seconda, i meccanismi che sottostanno al processo di apprendimento di una lingua, l’interlingua che gli apprendenti sviluppano durante l’apprendimento attraverso l’input che ricevono; infine viene trattato anche il concetto di morfologia natura- le utile per spiegare l’organizzazione e lo sviluppo del processo di apprendimen- to. Il secondo capitolo descrive La teoria di Stephen D. Krashen incentrata sul concetto di input linguistico comprensibile, e presenta anche alcune critiche mosse a questa. Secondo Krashen, l’unico requisito e il metodo ottimale per l’acquisizione di una lingua è che l’apprendente sia esposto alla maggiore quan- tità possibile di input linguistico: anche l’apprendente adulto, come il bambino

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