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La responsabilità sociale degli istituti di credito

Questo lavoro si prefigge come obiettivo la trattazione degli standard e delle attuazioni, da parte dei maggiori istituti di credito, dell' istituto del bilancio sociale e di come esso possa essere usato come una strategica leva di marketing.
Più la società diviene globalizzata e più si sente l'esigenza di far entrare l'etica nella gestione degli organismi economici e di trovare la giustificazione morale del profitto: spesso si è però etici per essere economici, per produrre ricchezza e l'etica smette di essere tale, e viene snaturata in propositi scritti per attrarre consumatori o risparmiatori. La finanza è stata spesso criticata sul piano morale: Gesù scacciò i mercanti dal tempio, Catone il Censore affianca il suo giudizio sull'omicidio a quello dell'usura.
Essa è però, sopratutto raziocinio: l'imperativo è attrarre risorse e una buona immagine sul mercato certamente aiuta in un capitalismo condannato perchè non capace di far esprimere la libertà del singolo individuo e che troppo spesso si dà regole che vengono infrante come nei maggiori scandali finanziari del nostro tempo anche se negli stessi organismi economici si redigeva un bilancio sociale.
Si spera che un giorno delle regole certe entrino a far parte del capitalismo, delle regole etiche che possano essere attuate nella realtà senza secondi fini per cambiare un sistema dall'interno, un sistema, quello creditizio, che troppe volte lascia fuori la maggior parte dei soggetti.
Quello in cui bisogna aver fiducia è la capacità di pressione della società che ha aderito sempre con entusiasmo alle azioni di boicottaggio di società che violavano i diritti umani o che semplicemente predicano bene ma razzolano male.

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I RIASSUNTO LA RESPONSABILITA’ SOCIALE DEGLI ISTITUTI DI CREDITO. Il seguente lavoro approfondisce il tema della responsabilità sociale, come viene ap- prontata negli organismi economici, soprattutto gli istituti bancari, esplicitando i vari casi in cui essa diviene una mera enunciazione di principio. La dicotomia tra il profitto e l’etica comincia nella notte dei tempi: Adam Smith, nel suo saggio del 1776, “Indagine sulla Ricchezza delle Nazioni” teorizza la mano invi- sibile: nell’andare a massimizzare il proprio tornaconto individuale, si rende possibile la massimizzazione dei benefici per l’intera collettività e quindi basta che cresca il reddito del singolo per far crescere anche il reddito nazionale. Questa teoria insieme con quella liberista 1 sono cadute sotto il crollo di Wall Street del 1929 che ha dimostrato che il mercato non è capace di assicurare l’equa distribu- zione delle risorse e che il profitto non deve essere l’unico motore di un organismo economico. Nello stesso periodo si fanno strada gli studi di business ethics, con cui si chiede all’impresa di pensare ai riflessi della propria attività sul mondo esterno. Ogni organismo economico produce delle esternalità positive e negative; tra quelle positive vi è sicuramente un beneficio per la collettività ma tra quelle negative rien- 1 Che profetizzava la sovranità dei consumatori e cedeva tutti gli individui pari davanti al mercato

Tesi di Laurea

Facoltà: Economia

Autore: Sabrina Maio Contatta »

Composta da 261 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 4178 click dal 17/11/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.