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Carlo Carrà: La riflessione sui ''Primitivi''

Con uno sguardo che si muove dalla situazione artistica attuale e dal suo dibattito critico, l’opera di Carrà può darci indicazioni utili per sciogliere il groviglio in cui ci troviamo oggi, tra l’eredità delle Avanguardie artistiche del primo ‘900 e gli inizi di una condizione, post-moderna, perché sorta dalla crisi di quelle avanguardie.
Infatti, mentre le avanguardie avevano fatto tabula rasa di una certa parte della storia, decostruendo la grande macchina della rappresentazione tradizionale e inaugurando un nuovo modo di rapportarsi con il mondo, invece la condizione post-moderna sembra rifiutare ogni frattura tra presente e passato ed accogliere tutti gli stili del passato e del presente. Carrà ha compiuto questo trapasso dalla modernità alla tradizione. Tra il 1910/15 vive l’avventura futurista; si distacca però dalle preoccupazioni dinamiche di Boccioni e Balla e mostra un interesse per la resa plastica delle forma. Ma ciò che lo rende diverso dagli altri futuristi è soprattutto l’attenzione rivolta ai problemi della pittura, ai fatti linguistici, mentre comincia a rifiutare gli aspetti più aggressivi del Futurismo. Carrà comincia a prendere una vera e propria distanza dai futuristi in nome di una rivisitazione storica e di un recupero dell’arte del ‘300 e del ‘400. Con lo slogan “A Giotto conviene far ritorno”, Carrà inaugura la sua rimeditazione storicista sotto il segno di Giotto, e poi di Paolo Uccello, Piero della Francesca, e altri. Nelle forme del passato Carrà individua la presenza e la continuità dei valori propri della grande pittura che l’artista moderno deve saper far rivivere. Questo artista vive sotto il segno della continuità tra passato e presente le diverse fasi del suo percorso artistico, anche se segnato da mutamenti profondi, come il passaggio dal Futurismo alla Metafisica e dopo a una figurazione arcaica in cui convergono le suggestioni dei “primitivi” e del paesaggismo ottocentesco. Quello che Carrà ha definito più tardi come “elementi costanti della sua arte”- i principi della costruzione, il ben delineato, quadrettare la forma, i valori architettonici della composizione – rimangono i criteri fondamentali nelle sue nuove forme concrete, subordinando tutto agli altri valori figurativi. Si è scoperto che il rapporto con le cose attraverso le forme concrete si trovava già in molti quadri e disegni di Carrà futurista. Ora ciò diventa la base del suo nuovo approccio pratico ed estetico e, di conseguenza, l’artista deve anche stabilire un nuovo rapporto con la storia, dopo il dissoluto iconoclastico furore del Futurismo. In questo periodo, 1915/16, Carrà mise in pratica in un linguaggio che è allo stesso tempo ironico e penoso, unendo il primitivo con una visione popolare.




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1 INTRODUZIONE Alla fine della prima guerra mondiale, e pur nel clima generale di reazione e restaurazione, che va sotto il nome di “richiamo all’ordine”, la cultura pittorica italiana, a parte inerti persistenze accademiche e naturalistiche o, anche, divisionistiche, non può non risentire dello scossone futurista, nel senso di una riapertura, almeno iniziale, a istanze europee. Da un lato, accanto al Futurismo, si era affacciata nel primo decennio del ‘900 qualche traccia di esperienze espressioniste; dall’altro, le istanze metafisiche, presurrealiste, del gruppo raccolto intorno alla rivista “Valori Plastici”, erano di vasta apertura europea. Carlo Carrà è in assoluto una delle figure più rappresentative di questo momento e dell’arte italiana del XX secolo. Erede della tradizione ottocentesca di aristocratico artigianato, prende parte a tutte le vicende del rinnovamento artistico dell’epoca nuova, dal Futurismo alla Metafisica, dal Novecento, ai Valori Plastici. In ogni esperienza porta non solo la maestria del suo mestiere consumatissimo, ma anche una lucidità teorica, di pensatore colto e sottile, doti che lo rendono naturalmente un punto di riferimento per intere generazioni di pittori. Carrà proponeva versioni italiane di posizioni largamente e rapidamente diffuse in Europa. Prendeva la via della “spiritualità neoprimitiva”, intendendo con i “primitivi” gli artisti

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Anna Salvati Contatta »

Composta da 132 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2522 click dal 22/11/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.