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I servizi a rete: liberalizzazione e regolazione, con particolare attenzione al settore delle telecomunicazioni.

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Peri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Cagliari
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Rinaldo Brau
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 113

Lo studio effettuato parte dall’analisi degli aspetti teorici della regolazione. Per verificare quanto essi siano stati applicati concretamente, è stato preso in esame il settore delle TLC, data l’importanza assunta negli anni recenti a seguito dello sviluppo tecnologico, basti pensare alla digitalizzazione, a Internet o alla banda larga.

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5 INTRODUZIONE Con questo lavoro si vuol dare un contributo al dibattito che negli ultimi anni ha per tema il processo di liberalizzazione e regolazione dei servizi infrastrutturali, cercando di analizzare e, per quanto possibile, interpretare varie delicate questioni, in modo da trarre, attraverso una chiave di lettura differente, un quadro complessivamente più chiaro dell’argomento. Generalmente, quando si parla di servizi infrastrutturali, ci si riferisce all’elettricità, ai servizi di telecomunicazioni, al gas, ecc., ossia a quei servizi che, per la loro erogazione, hanno bisogno di essere supportati dall’utilizzo di reti, la cui duplicazione viene ritenuta economicamente inefficiente. Tali servizi hanno spesso determinate caratteristiche che consentono loro di essere forniti alla collettività da imprese private; tuttavia, un elemento di valutazione extracontabile ha portato a definirle come un obiettivo di servizio pubblico, altrimenti detto “servizio universale”. L’universalità non deriva dalla natura dei servizi (privata o pubblica), ma da una valutazione circa la loro rilevanza per la collettività all’interno del sistema economico. La fruizione del servizio dovrebbe essere dunque un diritto garantito indipendentemente dalle capacità economiche degli utenti e nel modo più uniforme possibile sul territorio nazionale. L’insieme dei servizi infrastrutturali ritenuti di pubblica utilità è il risultato di un processo che coinvolge aspetti storici, culturali, locali, e che richiede una verifica continua nel tempo. La regolazione dei servizi a rete è solo uno degli aspetti che hanno caratterizzato e tuttora caratterizzano l’intervento del soggetto pubblico nel sistema economico. A partire dalla metà degli anni Ottanta, tuttavia, nei paesi OCSE si è dato avvio a un ampio processo di riforma degli interventi dello Stato nell’economia, in cui privatizzazioni e liberalizzazioni hanno visto sostituire l’attività pubblica di produzione diretta di beni e servizi con quella di regolazione della produzione privata, e i cui complessi motivi vanno ricondotti sia a cambiamenti nell’orientamento di politica economica che a modifiche strutturali e tecnologiche. Per quanto riguarda i primi, si è diffusa la convinzione che l’assetto organizzativo tradizionale, basato sull’affidamento della produzione a un’impresa monopolistica integrata sia verticalmente (relativamente alle varie fasi della filiera produttiva) che orizzontalmente (per aree geografiche), non fosse quello più efficiente. Per quanto riguarda le modifiche strutturali, di natura prettamente tecnologica, si è provveduto a identificare le condizioni tecnologiche che definiscono un monopolio naturale e ad avviare la liberalizzazione di quei segmenti del processo produttivo in cui tali condizioni non sono effettivamente presenti o perlomeno prevalenti. Proprio la dinamica tecnologica ha favorito l’adozione di modelli organizzativi caratterizzati da un minore livello di integrazione rispetto al passato. Per le attività in cui il connotato monopolistico è (per ora) ineliminabile, la tendenza è stata invece quella di adottare schemi regolatori orientati a incentivare la minimizzazione dei costi di fornitura e, nel caso specifico dei servizi infrastrutturali, favorire l’accesso dei nuovi entranti alla rete dell’operatore dominante, nell’attesa di poter assistere in futuro ad una competizione tra reti alternative. Anche se la liberalizzazione richiede una revisione degli strumenti regolatori, non sembra tuttavia venir meno l’importanza del ruolo del Regolatore. Al contrario, la maggiore complessità delle interazioni tra intervento pubblico e comportamenti degli operatori richiede l’utilizzo di strumenti più sofisticati. Per effetto della

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