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La traduzione di una sceneggiatura cinematografica e l'analisi dell'adattamento di un film: il caso di La flor de mi secreto di Pedro Almodovar

Il presente lavoro si propone come finalità lo studio della lingua del cineasta spagnolo Pedro Almodóvar attraverso una proposta di versione della sceneggiatura del film La flor de mi secreto, con particolare attenzione agli aspetti sociolinguistici e alle difficoltà che comporta la sua traduzione in italiano sia come opera destinata alla lettura che come film. Va sottolineato fin dall’inizio come l’attività di Almodóvar non si esaurisca affatto nella realizzazione di film: nel corso di una carriera quasi ventennale, il regista è stato attivo su molti altri fronti, quali la musica pop, la narrativa, il giornalismo e il fotoromanzo. Tutte queste forme artistiche si fondano sull’espressione linguistica, che assume un rilievo ancor maggiore per i suoi film, nei quali la verosimilitudine dei personaggi, anche dei più improbabili, viene garantita soprattutto attraverso un uso scrupoloso e realistico dello spagnolo nei suoi registri e varianti. Almodóvar non si limita infatti a curare la regia dei propri lungometraggi, ma è anche autore della loro sceneggiatura, che egli stesso considera l’ingrediente principale del suo cinema. Si può dunque parlare a pieno titolo di una ‘lingua Almodóvar’, di un linguaggio cioè estremamente personale e dirompente che trae tutta la sua forza ed energia dalla lingua viva, dal castigliano colloquiale e gergale. Nel suo cinema è infatti riscontrabile un realismo di fondo nonostante quanto si potrebbe concludere da un’analisi superficiale: dietro l’iperbole, l’esagerazione ed il paradosso, si scorge un ritratto fedele della società spagnola contemporanea, caratterizzata dalle contraddizioni ed idiosincrasie emerse con la modernizzazione del paese ed il passaggio dal franchismo alla democrazia. Nell’opera del cineasta, lingua, cultura e società sono inestricabilmente congiunte.
Si è ritenuto opportuno iniziare il lavoro tracciando un profilo del regista: lungi dal proporci di ricostruirne in modo esauriente la biografia, ci si limiterà a fornire i dati necessari a contestualizzarne l’opera e l’uso della lingua, tracciando le fasi salienti della sua formazione. Verrà successivamente condotta un’analisi della movida madrileña, fenomeno culturale e sociale che ha rivoluzionato il panorama artistico ed i costumi della Spagna, della quale Almodóvar viene ritenuto uno dei massimi esponenti. Si prenderà quindi in considerazione la sceneggiatura di La flor de mi secreto (Il fiore del mio segreto), suo undicesimo lungometraggio, pubblicata in Spagna nel 1995 ed inedita in Italia. Se ne compierà un’analisi della lingua, la cui caratteristica principale è la combinazione di un’ampia gamma di stili e registri. In essa sono infatti riscontrabili elementi che riflettono realisticamente il modo di parlare dei vari strati della società con i quali il regista è entrato in contatto nel corso della sua evoluzione personale e professionale; per altri aspetti, si tratta invece di una lingua intenzionalmente artificiale e letteraria, visto che Almodóvar ricorre anche ai linguaggi settoriali, come quello pubblicitario, o alle modalità espressive tipiche, ad esempio, del romanzo rosa e della poesia popolare, abitualmente considerati ‘sottogeneri culturali’. Di tale sceneggiatura, intesa come opera letteraria e pertanto indipendentemente dai problemi posti da un adattamento per il doppiaggio, si formulerà una proposta di versione in italiano, mettendo in evidenza quali possono essere le difficoltà ed i limiti della traduzione di un’opera dal linguaggio così particolare e personale. Da ultimo, si compierà un’analisi della versione italiana del film così come è uscita nelle sale per verificare fino a che punto l’adattamento dei dialoghi nella nostra lingua renda giustizia all’originale spagnolo.

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1 0. PREMESSA Il presente lavoro si propone come finalità lo studio della lingua del cineasta spagnolo Pedro Almodóvar attraverso una proposta di versione della sceneggiatura del film La flor de mi secreto, con particolare attenzione agli aspetti sociolinguistici e alle difficoltà che comporta la sua traduzione in italiano sia come opera destinata alla lettura che come film. Va sottolineato fin dall’inizio come l’attività di Almodóvar non si esaurisca affatto nella realizzazione di film: nel corso di una carriera quasi ventennale, il regista è stato attivo su molti altri fronti, quali la musica pop, la narrativa, il giornalismo e il fotoromanzo. Tutte queste forme artistiche si fondano sull’espressione linguistica, che assume un rilievo ancor maggiore per i suoi film, nei quali la verosimilitudine dei personaggi, anche dei più improbabili, viene garantita soprattutto attraverso un uso scrupoloso e realistico dello spagnolo nei suoi registri e varianti. Almodóvar non si limita infatti a curare la regia dei propri lungometraggi, ma è anche autore della loro sceneggiatura, che egli stesso considera l’ingrediente principale del suo cinema: Per me due buone battute di dialogo, in bocca a un personaggio ben costruito, assolvono la stessa funzione degli effetti speciali di Terminator 2, e possono avere lo stesso impatto (Almodóvar in Aronica 1994: 9). Si può dunque parlare a pieno titolo di una ‘lingua Almodóvar’, di un linguaggio cioè estremamente personale e dirompente che trae tutta la sua forza ed energia dalla lingua viva, dal castigliano colloquiale e gergale. Teresa Maldonado, studiosa dell’opera del cineasta, arriva a fare un’affermazione tanto drastica come la seguente: “Un espectador del año 2000 podrá conocer el idioma de estos tiempos por sus películas” (García de León-Maldonado 1989: 177).

Tesi di Laurea

Facoltà: Scuola sup. di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori

Autore: Mirco Vendraminetto Contatta »

Composta da 348 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.