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La nuova normativa sui collaboratori di giustizia di mafia

Una tematica che più di ogni altra ha acceso il dibattito sulla giustizia: la normativa sui pentiti. Il tema, affrontato in ogni suo aspetto, permette al lettore di ottenere un quadro analitico ma soprattutto complessivo su tutto quanto ruota attorno il collaboratore di giustizia. Dall’attuale quadro legislativo, in via di prossima riforma, alle tendenze giurisprudenziali con riferimento particolare al valore probatorio delle dichiarazioni e prova testimoniale. Di notevole interesse la comparazione effettuata con la disciplina statunitense, ormai stabilizzatasi sin dal 1984, ed un case-study in cui sono state riscontrate anomalie sulla gestione, sia tutoria che processuale. Presente in analisi la fase sperimentale nella quale vengono elencati i prossimi mutamenti in ordine ad una disciplina in costante fase evolutiva.

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1 LA SITUAZIONE NORMATIVA 1.1.:Il pentitismo improvvisato Nel panorama legislativo italiano, gli anni ’90 si installano quale organica rampa di lancio di una disciplina antimafia, adagiata in una indispensabile fase di evoluzione. Ad acuire i ritardi del nostro ordinamento giuridico, da più di un secolo alle prese con la criminalità di stampo mafioso 1 , si insediano le lacune informative inerenti “Cosa Nostra”. Basti pensare che soltanto a metà degli anni ’80, con l’istruttoria dei giudici di Palermo, nel primo maxiprocesso alle cosche mafiose, si è riusciti a pervenire ad una organica interpretazione della struttura e delle ritualità delle associazioni criminali, operanti, di base, in Sicilia 2 . Per avere accesso nelle stanze, allora più oscure, della piramide mafiosa, si è dovuti ricorrere alle necessarie rivelazioni dei precedenti affiliati. Questi ultimi, per buona parte delle discontinue fasi antimafia, ritenuti superficialmente dei “pazzi visionari”. Il caso “Vitale”, a cavallo degli anni ’70, resterà l’esempio più appropriato 3 . L’approvazione del “teorema Buscetta” da parte della Cassazione nel 1992 e dei confortanti riscontri offerti dai pionieri della prima fase del pentitismo, Contorno e Antonino Calderone tra gli altri, hanno contribuito a far oscillare l’imponente establishment mafioso. Un’impalcatura, osiamo dire, assolutamente priva dei naturali sostegni. L’ex boss Tommaso Buscetta ha confessato in momenti in cui mancava una strumentazione adeguata per la protezione dei pionieri pentiti. 1 Per una ricostruzione delle origini della mafia, P. Pezzino, “Le Mafie”, Firenze 1999. Ed. Giunti. Pag. 11-23. 2 C. Stajano, “ Mafia. L’atto d’accusa dei giudici di Palermo”.Roma 1992. II Ediz. Pag. 40-49. 3 C. Stajano, op. cit. Pag. 5-15.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonio Caffo Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 8360 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.