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Cooperazione sociale e qualità dei servizi

Informazioni tesi

  Autore: Cinzia Guiducci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1998-99
  Università: Università degli Studi di Urbino
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Larson Magali Sarfatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 192

‘Qualità totale’, ‘circoli di qualità’, ‘marchio di qualità’, certificazioni di qualità, eccetera; tutta l’economia oggi sembra orientarsi alla “qualità” , suona addirittura come un imperativo categorico per il crescente settore terziario (quello dei servizi). Ma cosa si intende col termine qualità? Come la si promuove? In quali casi si parla di “servizi di qualità”? Attualmente si discute di qualità non più in riferimento esclusivo alla realtà del bene tangibile, bensì anche all’universo del servizio, bene “intangibile” per definizione. La ridefinizione delle politiche sociali, in corso da anni, trova nei servizi alla persona uno dei fili conduttori. Nel lento, ma complesso processo di riorganizzazione e di riprogettazione, non limitato ad un semplice contenimento della spesa pubblica, giocano un ruolo fondamentale i nuovi soggetti del privato-sociale, tra cui ve ne sono alcuni, considerati la “via italiana” all’imprenditoria non profit: le cooperative sociali. In molte realtà economiche italiane, sono entrate cooperative di recente formazione, senza particolari esperienze organizzative e professionali nel campo dei servizi, che costituiscono notoriamente un ambito quanto mai stratificato di prassi operative, di “saperi” professionali, di strategie gestionali non impiantabili dall’oggi al domani. Ma c’è da ritenere, per molti versi, che tali formule organizzative possano caratterizzare le stesse politiche di welfare negli anni a venire. L’ampio universo dell’economia sociale o civile del terzo settore esiste da molto tempo in altri paesi occidentali. Ma in Italia ha assunto connotazioni diverse e del tutto specifiche; ha conseguito solo recentemente una dimensione significativa, conquistando scenari ed attenzioni, che solo fino a pochi anni fa gli erano preclusi. Quanto appena detto, senza escludere gli interrogativi iniziali, ha caratterizzato la struttura teorica di questa ricerca empirica, condotta all’interno di due cooperative sociali della provincia di Forlì – Cesena. Diverse per storia, modalità lavorative e quindi per l’approccio alla questione della qualità, ma comunque impegnate nell’erogazione di servizi alle persone disabili. In particolare il circondario forlivese è caratterizzato dalla presenza di numerose strutture per l’handicap, interamente gestite in convenzione con cooperative sociali locali. L’Ente pubblico, già dal 1986, decise di intraprendere una politica di decentramento gestionale dei servizi. La sfida attuale è, ora, quella del miglioramento della qualità, che passa soprattutto attraverso la realizzazione di interventi in rete.

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5 INTRODUZIONE Questo studio vuol essere un contributo al più ampio dibattito in corso sull’intreccio fra problematiche attuali di definizione delle politiche sociali e presenza di soggetti del terzo settore; più in dettaglio intendo promuovere un approfondimento su un tema dai risvolti sempre nuovi, come quello della qualità nell’ambito dei servizi alla persona. ‘Qualità totale’, ‘circoli di qualità’, ‘marchio di qualità’, certificazioni di qualità, eccetera; tutta l’economia oggi sembra orientarsi alla “qualità” , suona addirittura come un imperativo categorico per il crescente settore terziario (quello dei servizi). Ma cosa si intende col termine qualità? Come la si promuove? In quali casi si parla di “servizi di qualità”? Questi interrogativi mi hanno accompagnato, per diverso tempo, durante la mia esperienza nel mondo del volontariato: una realtà ricca tanto di buoni propositi, quanto di senso della solidarietà, ma spesso carente in fatto di continuità e di professionalità, come di strategie gestionali. Attualmente si discute di qualità non più in riferimento esclusivo alla realtà del bene tangibile, bensì anche all’universo del servizio, bene “intangibile” per definizione. Si può affermare, inoltre, che gli elementi, ritenuti definitori della qualità imprenditoriale, siano generalizzabili anche al terziario e al “terzo settore” o “settore non profit”. Si tratta dell’efficacia, cioè la facile fruibilità di un prodotto e la soddisfazione del cliente (utente); e dell’efficienza, cioè la propensione ad una continuità della produzione, al costante miglioramento dei processi produttivi e l’attenzione al cliente interno (il lavoratore). La ridefinizione delle politiche sociali, in corso da anni, trova nei servizi alla persona uno dei fili conduttori. Nel lento, ma complesso processo di riorganizzazione e di riprogettazione, non limitato ad un semplice contenimento della spesa pubblica, giocano un ruolo fondamentale i nuovi soggetti del privato-sociale, tra cui ve ne sono alcuni, considerati la “via italiana” all’imprenditoria non profit: le cooperative sociali.

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