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I Poteri della Corona e del Parlamento nel pensiero politico inglese del XVII secolo

Informazioni tesi

  Autore: Gianluca Tosco
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Luigi Gambino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 187

La presente tesi si propone di realizzare un'analisi relativa alle vicende costituzionali che hanno caratterizzato il secolo XVII in Inghilterra mutandone profondamente il quadro politico-istituzionale. Sullo sfondo di questi avvenimenti ( in particolar modo la guerra civile scoppiata nel 1642 in seguito ai contrasti istituzionali sorti tra il Re Carlo I e la Camera dei Comuni in ordine alla supremazia delle rispettive prerogative, e la conseguente rivoluzione che sfociò nella proclamazione della Repubblica cromwelliana) viene posta particolare attenzione al dibattito dottrinario occorso in questo periodo tra gli esponenti di due scuole di pensiero opposte: quella relativa al diritto divino dei re, che affermava il primato assoluto ed illimitato della Corona nell'ordinameento dello Stato, e quella costituzionalistica, i cui esponenti ( in particoilare Coke, Lilburne, Milton, Harrington, Locke, tutti ampiamente citati nel presente lavoro ) sostenevano il ruolo della legge quale limite invalicabile all'attività dei pubblici poteri, riconoscendo di conseguenza la centralità del parlamento, quale rappresentante del popolo sovrano e titolare del potere legislativo.

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1 CORONA E PARLAMENTO NEL SECOLO DEI TUDOR. IL CONFLITTO ISTITUZIONALE DURANTE IL REGNO DI GIACOMO I STUART. L’EVOLUZIONE DELLE PREROGATIVE PARLAMENTARI NEL XV SECOLO Con riferimento all’esperienza politica inglese, possiamo dire che il termine “Parlamento” appare, per la prima volta, nel 1248; specificamente, con detto termine si intendeva identificare, non solo in Inghilterra ma in tutti gli Stati feudali, “ le grandi assemblee di Stato che venivano convocate (…) per informare i sudditi di provvedimenti che il monarca intendeva assumere per risolvere i problemi del regno”. 1 Per ciò che attiene alla struttura parlamentare inglese, occorre dire che allora essa presentava un sistema monocamerale caratterizzato da due branche; una ecclesiastica, nella quale si rinvenivano i vescovi e gli abati con il grado di barone, ed una laica che comprendeva i baroni diretti della Corona. Si trattava quindi di un consesso elitario, scarsamente rappresentativo, nel quale non trovavano ancora posto i rappresentanti locali ed i proprietari minori. Questa situazione muterà presto; a causa delle spese sempre maggiori che la Corona si troverà costretta ad affrontare, anche le suddette classi conseguiranno il diritto di partecipare all’Assemblea. 2 Si 1 Cfr. M.D’Addio, Storia delle dottrine politiche, vol.I, Genova, 1992, pag. 549. 2 Occorre al riguardo sottolineare che il Parlamento non nasce, storicamente, come organo legislativo qual è percepito oggi essendo allora tale prerogativa dominio riservato del monarca; il Parlamento si afferma, in origine, come freno al potere regio per quanto concerne le spese, il bilancio e, soprattutto, i tributi. Ciò in base al principio generale, affermatosi poi per via consuetudinaria, in base al quale non potevano imporsi oneri finanziari senza il consenso di coloro i quali erano chiamati a farsene carico. Nel 1297, nello Statuto “ de tallagio non concedendo “ presentato al monarca, si specificava che “ ogni contribuzione poteva imporsi solo dietro assenso comune di arcivescovi, vescovi ed altri prelati, conti, sovrani, uomini d’arme, borghesi ed altri uomini liberi del regno nostro “.

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