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Il travestitismo. Rito e rappresentazione. Dalle antiche culture tribali ai giorni nostri.

La tesi tratta in modo accurato e approfondito il passaggio e l'evoluzione della storia del travestirsi non solo a teatro e nelle discipline artistiche, ma anche negli aspetti della vita comune, attraverso i vari secoli, a partire dalle culture tribali, soffermandosi sul confronto dell'epoca in cui il travestitismo era visto con assoluta dignità,dalla Grecia classica, alle rappresentazioni medievali, al teatro elisabettiano,e ancora oggi nel teatro orientale Noh e kabuki, fino al cambio di opinione che dall'Illuminismo a oggi ci pone il concetto del travestitismo come qualcosa da associare ad una deviazione sessuale negativa e deplorevole. Particolare spazio viene dedicato alla descrizione e all'evoluzione dei costumi teatrali nei diversi periodi storici.
Si parte dalle culture tribali primitive per arrivare alle Drag Queen di oggi.
Capitoli dedicati non solo al teatro, ma anche alle contaminazioni che il travestitismo ha apportato nell'Arte Visiva, nel cinema, nella Moda, nella Musica.
Un capitolo interamente dedicato all'attore italiano PAOLO POLI (con intervista fatta personalmente), unico personaggio in cui ancora oggi vive lo spirito di un travestitismo a metà tra l'ironico e l'autorevole.

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____________________________________________________________ La Tesi tratta la storia e l’evoluzione del travestitismo attraverso i secoli e nelle diverse forme dello Spettacolo e dell’Arte. Tale ricerca prende origine dalla curiosità dell’autore di capire se vi sia un nesso tra il travestitismo antico e quello dei nostri giorni: come mai, si chiede l’autore, vedere uomini recitare ruoli femminili in teatro, adottando abiti e caratteristiche del sesso opposto, fu cosa consueta e naturale a partire dalla prima forma teatrale, la tragedia greca, ininterrottamente fino alla grande stagione del teatro inglese rinascimentale, cioè il teatro elisabettiano o shakespeariano? E come mai tutto d’un tratto, dopo la riforma del teatro inglese ad opera dei Puritani, nel 1642, vi fu una virata tanto decisiva e netta da arrivare alla proibizione del travestitismo che, da questo momento in avanti, verrà denigrato ed associato a patologie, a devianze sessuali o a perversione? Come è possibile che una tradizione tanto autorevole e nobile, così come abitudinaria nei secoli , sia scomparsa all’improvviso e al suo posto sia rimasto un pregiudizio negativo? La Tesi cerca di rispondere a queste domande e, in effetti, una risposta logica ne salta fuori. Il percorso tocca tutti gli aspetti e tutte le epoche in cui il travestitismo è stato presente, a partire dalle tribù primitive (che ancor’oggi lo usano come simbolo di potenza, di sacralità e di magia), nei riti tribali, per poi prendere in considerazione specifica il Teatro in cui alle donne era proibito apparire sulla scena: la tragedia greca, le forme spettacolari del Medioevo (le feste popolari e la Sacra Rappresentazione), il teatro elisabettiano. Ampio spazio è dedicato al teatro orientale: l’Opera cinese con i suoi attori travestiti, i “tan” , il teatro Giapponese Noh e quello Kabuki, con gli “onnagata”, l’unica forma teatrale dove il concetto di travestitismo come forma onorevole e priva di malizia è viva anche nei nostri giorni. Si passa, poi, al capitolo in cui si parla della decadenza del travestitismo, quel passaggio che ha fatto modificare l’antica concezione da positiva a negativa: il veto

Tesi di Laurea

Facoltà: Beni culturali

Autore: Riccardo Rubino Contatta »

Composta da 315 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 9879 click dal 20/03/2004.

 

Consultata integralmente 30 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.