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Acqua. Tutela e gestione nel diritto comunitario e nel diritto interno.

Informazioni tesi

  Autore: Marco Tinari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Aziendale
  Relatore: Giampiero Di Plinio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 195

In questo lavoro si prende in considerazione proprio la tutela e la gestione dell’acqua esaminando l’orientamento comunitario in materia, l’esperienza di vari paesi europei e infine la situazione nel nostro paese. Nel primo capitolo si analizza dapprima l’impostazione generale della politica nel settore delle acque della Comunità per poi passare a studiare via via più analiticamente quelli che costituiscono i punti fondamentali di cui essa si compone: si prende in esame, quindi, il dettato e la portata della direttiva quadro CEE 2000/60, il problema della tariffazione sostenibile, la regolamentazione che si è intesa dare al problema dell’acqua potabile, delle acque superficiali, delle acque di balneazione, del trattamento delle acque reflue urbane per poi continuare esaminando la convenzione di Helsinky sui corsi d’acqua internazionali e laghi transfrontalieri e concludendo, infine, con l’inquinamento da nitrati e da altre sostanze pericolose come il cadmio, il mercurio e l’HCH (esaclorocicloesano).In questa prima parte, che funge da cornice per il seguito del lavoro, si fa un ampio ricorso alle normative comunitarie attenendosi alla lettera delle disposizioni in esse contenute per riprodurre un quadro normativo di riferimento il più fedele possibile alle intenzioni comunitarie.
Nel secondo capitolo, dopo aver appunto visto qual è l’orientamento della Comunità nel settore delle acque, si studiano quali sono state le reazioni a tale regolamentazione a livello di alcuni singoli paesi europei indagando l’evoluzione storico-giuridica in materia e gli strumenti utilizzati per dare una soluzione al problema “acqua” con riguardo allo stato di recepimento delle varie direttive europee.Vengono esaminate le realtà presenti in Austria e Germania, accomunate dall’ordinamento federale e dalla simile politica in materia di acqua; la situazione della Francia, per molti versi all’avanguardia grazie alla creazione del sistema delle agences de bassin; il caso del Regno Unito con l’evidenziazione del suo approccio per obiettivi di qualità associato ad una spiccata centralizzazione amministrativa; il diverso modo di rapportarsi all’ambiente in generale e al problema “acqua” in particolare dei paesi nordici, Svezia, Finlandia e Danimarca, ed infine la situazione nella penisola iberica con la lotta tra il potere municipale e la volontà d’intervento statale in materia.A fine capitolo si analizza, inoltre, l’applicazione nei paesi esaminati in precedenza dei principi di gestione integrata di bacino (IRBM) sottolineandone gli aspetti positivi riscontrati (pochi) e le carenze (molte) evidenziando che, nonostante i progressi registrati negli ultimi anni, c’è ancora molto da lavorare per la completa attuazione dell’approccio per bacino idrografico prospettato dalla direttiva quadro 2000/60.Nel terzo ed ultimo capitolo si prende in esame la situazione dell’Italia rispetto al problema “acqua” iniziando da una breve analisi dell’evoluzione giuridica in materia con l’accenno alle importanti innovazioni introdotte dalle leggi n. 183/89 e 36/94 (non tutte puntualmente attuate) e proseguendo ad analizzare la disciplina vigente del decreto 152/1999 di cui si delineano gli aspetti salienti. Sempre in quest’ambito si studia il quadro istituzionale di riferimento con la determinazione delle competenze tra i vari organi e si continua tentando di riassumere la normativa sugli scarichi palesando le differenze con la precedente legge Merli e mettendo il tutto in relazione con la disciplina sui rifiuti dettata dal decreto Ronchi.Nei paragrafi 3.5 e 3.6, inoltre, vengono analizzate rispettivamente le problematiche relative al regime autorizzatorio agli scarichi e l’impianto sanzionatorio delineato dalla regolamentazione del decreto 152/1999.Infine, l’ultimo paragrafo intende sintetizzare la realtà italiana sullo stato di recepimento delle principali direttive europee e sui problemi di applicazione delle normative vigenti accennando inoltre a quelli che rappresentano gli esempi più significativi dei problemi che ancora esistono nel nostro paese nella tutela e gestione della risorsa “acqua” in un’ottica ecosostenibile.

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iii Introduzione Dall’epoca in cui Adam Smith e David Ricardo osservavano l’illimitata disponibilità e il basso o nullo valore d’uso dei cosiddetti beni “liberi” (tra i quali era inserita l’acqua) la situazione è radicalmente cambiata. La società industriale ha assorbito sempre più i sopra citati beni “liberi” tanto da eliminare col tempo la base della loro classificazione in tale categoria, l’illimitata disponibilità, causando diseconomie esterne dagli elevatissimi costi sociali. Il valore e l’importanza economica della risorsa “acqua” è dunque scaturito dalla presa di coscienza della sua limitatezza e dalla progressiva crescita della sensibilità ambientale nel corso degli anni che ha portato i pubblici poteri, ad ogni livello, ad occuparsi della sua tutela e gestione, riconoscendo che non può esistere uno sviluppo sostenibile se non in presenza di un rispetto per l’ambiente generalizzato ed avveduto. In questo lavoro si prende in considerazione proprio la tutela e la gestione dell’acqua esaminando l’orientamento comunitario in materia, l’esperienza di vari paesi europei e infine la situazione nel nostro paese. Nel primo capitolo si analizza dapprima l’impostazione generale della politica nel settore delle acque della Comunità per poi passare a studiare via via più analiticamente quelli che costituiscono i punti fondamentali di cui essa si compone: si prende in esame, quindi, il dettato e la portata della direttiva quadro CEE 2000/60, il problema della tariffazione sostenibile, la regolamentazione che si è intesa dare al problema dell’acqua potabile, delle acque superficiali, delle

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