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Il meccanismo della rimozione nella vita psichica - Sue connessioni con la scissione nella psicoanalisi delle psicosi

Informazioni tesi

  Autore: Chiara Lukacs Arroyo
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Silvana Prof.ssa Caluori
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 227

Questa tesi si propone di esaminare il meccanismo della rimozione nella psicoanalisi come elemento costitutivo della vita psichica. Nel fare questo abbiamo ripercorso alcune tappe, che dalla teoria freudiana della rimozione, ci hanno portato ad esaminare i successivi sviluppi di questo concetto nella psicoanalisi del dopo-Freud. La prima parte dedicata a Freud espone la teoria della rimozione quale si è andata sviluppando nel sistema freudiano: principalmente essa emerge come processo psichico funzionale all’attività difensiva e come meccanismo specifico dell’isteria. Più precisamente essa si distingue tra le altre difese come operazione con cui il soggetto cerca di respingere o di mantenere nell’inconscio rappresentazioni legate ad una pulsione. Il suo scopo risponderebbe dunque all’esigenza di allontanare la fonte di pericolo rappresentata dalla pulsione. In questo senso abbiamo visto come tale meccanismo sta alla base della costituzione dell’inconscio come istanza psichica separata. Di qui la stretta correlazione tra rimosso e inconscio. Ci siamo poi soffermati sul processo della rimozione, come esso è stato formulato da Freud nella sua Metapsicologia: nel suo articolo La rimozione (1915) egli distingue tre fasi della rimozione: una “rimozione originaria”; una “rimozione propriamente detta”; infine una terza fase della rimozione, quella del suo fallimento ovvero del “ritorno del rimosso” rinvenibile nel sintomo nevrotico. Infatti la malattia è spesso correlata nel testo freudiano al fallimento della rimozione. Successivamente nella seconda parte ci siamo occupati del meccanismo della rimozione e delle connessioni che essa è venuta ad assumere con il meccanismo della scissione nel modello kleiniano. Questa connessione è data dal fatto che la scissione, che è una difesa primitiva, svolge una funzione analoga a quella svolta dalla rimozione in stadi successivi dello sviluppo. Infatti dalla forza con cui sarà impiegato il meccanismo della scissione nella prima infanzia dipenderà poi in un momento successivo la forza della rimozione.
Per questo possiamo dire che il meccanismo della scissione è alla base della rimozione. A questo punto tutta la teorizzazione kleiniana sulle difese primitive viene a costituire un nuovo modello per la spiegazione delle organizzazioni psicotiche (borderline) dove è la scissione la difesa predominante. Inoltre alla luce della concezione kleiniana è possibile rileggere il concetto di rimozione nei termini di una dissociazione dell’Io che può distruggere la coesione della personalità in modo permanente. Infine abbiamo dedicato un capitolo conclusivo ad un discorso critico circa gli sviluppi che il concetto di rimozione ha conseguito e sul significato che esso viene ad assumere tutt’oggi nell’ambito della psicoanalisi contemporanea, e della psicologia in generale. Abbiamo dunque esaminato l’ondata delle nuove concettualizzazioni, per capire in che modo la teoria della rimozione è stata oggetto di revisione e che cosa rimane della teoria tradizionale.
Ne abbiamo concluso che in generale il periodo del dopo-Freud si caratterizza per la tendenza a ricondurre verso una “diagnosi differenziale” il rapporto tra rimozione e scissione. Se confrontiamo i vari autori appare evidente un accordo generale su quali difese includere ora tra quelle primitive ora tra quelle nevrotiche. In quest’ottica rimozione e scissione rientrerebbero nei due modi possibili di costruzione della realtà: il modo nevrotico (dove è la rimozione la difesa specifica) e quello psicotico (dove la rimozione si caratterizza come frammentazione, separazione, forclusione in termini lacaniani). Sono questi i concetti che ritroviamo nelle teorizzazioni di Bion, Bergeret, Federn, Green, e negli studi pionieristici di Kohut e Kernberg che hanno approfondito l’importanza delle difese legate alla scissione.
La scissione si identificherebbe con il meccanismo della dissociazione intesa come separazione tra diversi strati del Sé non integrati. Infatti è proprio qui che si colloca la nostra ricerca, cioè nel fatto che, mentre la rimozione ci riconduce al conflitto intrapsichico, nel caso della scissione il tema principale non è il conflitto intrapsichico, ma la mancanza di coesività del Sé.
Per questo esse coinvolgono ambiti di studio diversi seppure tra loro complementari.
Comunque infatti rimozione e scissione si costituirebbero entrambe come meccanismi difensivi attraverso cui determinati contenuti della mente tenderebbero ad operare al di fuori della coscienza.

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4 INTRODUZIONE Gli studi psicoanalitici (da Freud ai nostri contemporanei) non finiscono mai di confermare l’importanza della rimozione come elemento costitutivo della vita psichica. Come afferma lo stesso Freud nel suo saggio sulla Storia del movimento psicoanalitico (1914) il concetto di rimozione appartiene a quella categoria di concetti, accanto a quello di inconscio, che costituiscono “il pilastro su cui la psicoanalisi poggia tutto il suo edificio teorico e la sua prassi terapeutica” (1914, p. 54). La rimozione, che allontana dalla coscienza i desideri inaccettabili, è il più classico e importante fra i meccanismi di difesa: “essa assicura che i desideri incompatibili con la realtà, le richieste pulsionali e ancora altre spinte motivazionali rimangano inconsci o vengano camuffati” (Bateman e Holmes, 1995, p. 96). Le idee fondamentali della psicoanalisi furono enunciate per la prima volta nel 1893 da Josef Breuer e Sigmund Freud nella “Comunicazione preliminare”, che faceva da introduzione agli Studi sull’Isteria. Tre anni dopo, Freud si riferiva al metodo terapeutico “catartico” di Breuer, consistente nella ricerca clinica condotta sui ricordi traumatici rimossi dai pazienti, come al nuovo metodo della psicoanalisi. Se, come afferma Hinshelwood, “originariamente la rimozione fu il meccanismo di difesa per Freud” (1989, p. 606) più tardi “egli iniziò a segnalarne altri” (ivi, p. 606). Come conferma la stessa Anna Freud, con il tempo “la rimozione viene ridotta nel suo significato a ‘un caso particolare’ di difesa. Il nuovo concetto della funzione della rimozione diventa un incentivo a ricercarne gli altri casi particolari di difesa e a classificarli in quanto conosciuti e descritti nel lavoro analitico” (1936, p. 179).

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