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La disciplina internazionale del commercio dei prodotti agricoli: l'Organizzazione mondiale del commercio e la Comunità europea

Nel contesto della re-internazionalizzazione delle economie che ha seguito la seconda guerra mondiale, il commercio dei prodotti agricoli è stato caratterizzato da un insieme di regole e di pratiche diverse da quelle relative al commercio dei manufatti. Questo lavoro si pone come primo obiettivo quello di ricostruire la regolamentazione degli scambi agricoli e di illustrare le prime esperienze di liberalizzazione in questo settore. L’idea di fondo è che, mettendo in luce le motivazioni alla base della «specificità agricola», si può giungere ad una maggiore comprensione anche degli altri settori del commercio internazionale, manufatti e servizi, e mettere in luce tutta una serie di «collegamenti interni» al complesso fenomeno cui ci si riferisce genericamente con l’espressione «globalizzazione».
La prospettiva adottata è duplice: da un lato si analizza la disciplina posta in essere a livello multilaterale, dall’altro si mostra come le regole internazionali influenzino e siano influenzate dalle politiche agricole nazionali, con particolare attenzione per la Politica Agricola Comune della Comunità europea. Il periodo storico affrontato copre poco più di cinquant’anni: dalla firma del General Agreement (1947) alla Conferenza ministeriale di Cancún (settembre 2003); dai primi progetti di «pool vert» (1950) alla «Mid-Term Review» della PAC nel settembre 2003 e ai recenti sviluppi sulle biotecnologie del febbraio 2004.
L’impostazione di fondo è ovviamente giuridica; tuttavia, dati i legami intrinseci tra diritto ed economia nel settore del commercio internazionale, si è fatto uso di concetti e strumenti propri della politica economica e della statistica economica per descrivere al meglio i dati di partenza e le conseguenze economiche dell’intervento normativo. Nel ricostruire la disciplina giuridica degli scambi agricoli si è sempre cercato di andare al di là della mera descrizione degli strumenti normativi, mettendo in grande evidenza gli sviluppi interpretativi a livello giurisprudenziale ed illustrando anche le questioni di ordine più amministrativo sorte nell’attuazione degli accordi.

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ii Premessa Le origini del commercio dei prodotti agricoli si perdono nella notte dei tempi, quando le tribù di coltivatori sedentari cominciarono a barattare i propri beni con gli animali delle tribù di pastori nomadi. I Fenici, i Greci e i Romani costruirono i propri imperi commerciali e politici sui traffici «internazionali» dei prodotti dell’agricoltura, alcuni dei quali avevano subito una prima trasformazione (si pensi all’olio, al vino, alla porpora) 1 . Più di settecento anni fa, Marco Polo attraversava a piedi il continente euro- asiatico per comprare le spezie ed il tè dell’estremo oriente, seguendo la via della seta, aperta dal monaco Giovanni da Pian del Carpini un secolo prima. La stessa scoperta dell’America, celebrata come il simbolo della rinascita della civiltà europea e l’inizio di una nuova era, trae le proprie origini dal commercio delle spezie: Cristoforo Colombo cercava una via più breve per raggiungere le Indie, al di là delle Colonne d’Ercole. Con la rinascita del commercio internazionale del sedicesimo secolo, la creazione di potenti compagnie commerciali, il miglioramento dei mezzi di trasporto e l’apertura di nuove rotte, il mondo conosce una sempre maggiore integrazione dei mercati dei prodotti agricoli: mentre i nobili d’Europa acquistano sempre più tè, cacao e caffè, le patate ed il mais si diffondono nel Vecchio Continente. Non solo aumentano le quantità dei beni scambiati, ma, più significativamente, la circolazione planetaria dell’argento porta a fenomeni di convergenza dell’andamento dei prezzi e di «sincronizzazione del ciclo economico» ante litteram, anticipando così di quattro secoli il tanto citato «villaggio globale». La fondazione della città di Manila, nel 1571, viene spesso descritta come l’«atto di nascita» del commercio internazionale: le Filippine diventano il centro di tutti i commerci mondiali, collegando direttamente l’Europa, l’Asia, l’Africa e l’America 2 . Sul commercio internazionale dei prodotti di base (inclusi, quindi, anche i minerali), si creano grandi imperi commerciali (si pensi alle grandi compagnie commerciali olandesi), sulla cui base vengono fondati gli imperi coloniali. L’intero mondo è legato da una fitta rete di commerci, di cui i prodotti agricoli costituiscono una parte importante. L’avvento della rivoluzione industriale non modifica questa situazione, al contrario stimola il commercio dei prodotti agricoli in cambio di manufatti. L’allocazione delle risorse a livello internazionale sembra seguire la regola del vantaggio comparato descritta pochi anni prima da Ricardo, facendo riferimento proprio allo scambio della tela contro il vino Porto: a cavallo tra il XIX e il XX secolo l’Inghilterra è il più grande importatore netto di prodotti agricoli, compensati a 1 Per uno studio del commercio negli imperi meno conosciuti, cfr. il testo classico di K. Polanyi (a cura di), Traffici e mercati negli antichi imperi. Le economie nella storia e nella teoria (1957), Einaudi, Torino 1978. 2 Cfr. R. Findlay, K. H. O’Rourke, Commodity Market Integration, 1500-2000, Trinity College Public Economic Papers, Dublin 2001, pp. 3-16. Cfr. anche le tabelle in allegato, relative alla composizione del commercio internazionale, l’andamento dei prezzi e le ragioni di scambio.

Tesi di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Luca De Carli Contatta »

Composta da 548 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.