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Gli obblighi del d.lgs 626/94: i soggetti innovativi

Informazioni tesi

  Autore: Enzo Fabbri
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luciano prof.Spagnuolo Vigorita
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 152

I soggetti del Dlgs 626
Gli obblighi dei soggetti
Le fonti del D.lgs. 626: costituzione- c.c. - statuto dei lavoratori
La valutazione del rischio
Le norme collegate e principali sentenze
La normativa europea di riferimento

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II INTRODUZIONE Il tema della prevenzione degli infortuni e delle malattie professionali si può far risalire alla fine del XIX secolo, quando lo sviluppo delle grandi industrie e l’aumento della popolazione nelle fabbriche ha reso il problema di dimensioni e gravità crescenti. In origine, per molti decenni, la funzione primaria della legislazione del lavoro è stata quella di imporre regole per proteggere direttamente il lavoratore. Ciò ha portato all’emanazione di numerose norme e principi molto spesso divergenti e in contrasto tra loro che hanno generato nel corso degli ultimi due secoli frequenti conflitti dottrinari, brusche fratture nella disciplina giuridica, gravi perplessità in ordine alla natura stessa dell’istituto del rapporto di lavoro. La crescente importanza assunta dalla tutela della salute e della sicurezza del lavoratore sul luogo di lavoro ha stimolato una notevole produzione legislativa sia in Italia che all’estero. Tutto ciò ha determinato e continua a determinare, in alcuni casi, non semplici problemi interpretativi, dovuti al fatto che non sempre è possibile integrare la normativa di più recente produzione con quella precedente. Il D.Lgs.n.626 del 1994 costituisce un arricchimento e un perfezionamento della normativa in materia: esso innova profondamente la materia della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro, interrompendo così un lungo silenzio che, almeno per i provvedimenti di carattere generale risaliva all’art.9 dello Statuto dei lavoratori del 1970. Il decreto in questione recepisce finalmente nel nostro ordinamento con evidente ritardo alcune importanti Direttive CEE in materia di sicurezza del lavoro, ed in particolare sia la fondamentale Direttiva quadro n.391 del 12 giugno 1989, sia sette direttive emanate a completamento di quella generale. La rilevanza del provvedimento non risiede tanto nel fatto che esso riprende e specifica principi già posti dalla legislazione italiana in materia, oltre ad introdurne di nuovi, quanto nel fatto che presuppone un vero e proprio passaggio culturale dalla logica del risarcimento del danno a quella della prevenzione, prefigurando, secondo lo spirito della normativa comunitaria, un modello di relazioni industriali di tipo partecipativo sui temi della salute e della sicurezza, sia sui luoghi di lavoro, sia a livello territoriale e nazionale. Il D.Lgs.n.626/94 richiede infatti che alla prevenzione tecnologica, propria

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la valut. del rischio
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r.l.s.
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