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Gli attuali indirizzi di politica penale in Arabia Saudita

La tesi intende analizzare gli sviluppi nel campo giuridico penale degli ultimi anni nella penisola araba. Partendo da una breve prospettiva storica affronta il diritto giuridico-religioso islamico che vede la sua massima espressione nel territorio; successivamente le correnti primarie dell’interpretazione saudita discendenti dal Wahhabbismo e prima ancora dallo Hanbalismo rappresentate oggi dagli Ulama.
Nel capitolo riguardante il sistema giuridico politico viene descritta la realtà giurisdizionale del paese, le sue connessioni con sistemi repressivi tesi ad affermare il potere totalitarista della famiglia Reale e gli ultimi sviluppi in campo di riforme che hanno portato al nuovo codice di procedura penale.
Nel capitolo successivo viene affrontato il sistema penale vero e proprio suddiviso in pene giudiziarie ed extra giudiziarie, queste ultime facenti comunque ufficiosamente parte di direttive governative, nella prospettiva realistica data da ex detenuti, corrispondenza e testimonianze sugli accadimenti.
Nell'ultimo capitolo ho voluto presentare interviste e documenti a descrizione della visione saudita istituzionale dei diritti umani per affrontare l’ottica culturale alla base del tema; ho ripercorso poi i collegamenti tra l'Arabia Saudita, le denunce delle ONG per i diritti umani e i cambiamenti che queste hanno effettivamente portato nel paese, il monitoraggio ed i contatti con la “Commissione Contro la Tortura” ONU dalla sottoscrizione dello statuto fino ad oggi, e l’attuale caso della National Human Right Association, organizzazione ( teoricamente ) non governativa che è stata istituita per tutelare i diritti umani nel territorio ma che si è rivelata in realtà manovrata dal regime.

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6 Introduzione Analizzare gli attuali indirizzi di politica penale in Arabia Saudita significa voler avvicinare una cultura, una religione, uno stato, una società non a tutti conosciuta per le sue vere identità. L’Arabia Saudita è venuta alla ribalta nei nostri media più che mai dopo l’11 settembre 2001, dopo la scoperta della nazionalità degli attentatori che per 15/19 erano di origine saudita. D’un colpo l’opinione pubblica si è trovata a dover capire perché il primo tra gli stati produttori di petrolio, strettamente alleato delle forze occidentali ed in primis degli Stati Uniti, potesse aver generato il più grande attacco terroristico della storia. Come poteva un paese tra i più ricchi del mondo, economicamente connesso e annesso all’occidente da più di sessanta anni, covare tale serpe in seno? L’interrogativo è talmente legittimo da svelare che la realtà dell’Arabia Saudita non è affatto semplice da decifrare. Oltre alcuni dei 7000 prìncipi multimilionari che conosciamo per le loro apparizioni diplomatiche, esiste una realtà che non ha affatto dimenticato i precetti musulmani che guidano l’Arabia Saudita, e che rivendica la propria identità ribellandosi ad ogni sincretismo cultural- politico occidentale. Per i sauditi, quelli sunniti, wahhabbiti, integralisti, ma non al potere, incrinare i dettami dell’Islam, ad esempio ospitando delle basi americane sul territorio sacro, è stata un’offesa non tollerabile. Quando poi uno di loro, Bin Laden, ha pensato di dire basta, a questa sottile ma progressiva invasione su tutti i fronti, macchinando il più ridondante e fragoroso degli attentati, molti musulmani hanno applaudito. Molti altri no, questo va detto. Per i reggenti dell’Arabia

Tesi di Laurea

Facoltà: Sociologia

Autore: Enrico Scocchetti Contatta »

Composta da 204 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1047 click dal 01/02/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.