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Indicizzazione informatica del XIX volume dei registri della cancelleria angioina

Da qualche decennio siamo entrati nell’era digitale, in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita moderna. Questa nuova era è frutto di una lenta ma inesorabile evoluzione, cominciata negli anni 50 con la costruzione dei primi calcolatori elettronici, e culminata, ai nostri giorni, con l’ingresso dell’informatica e delle nuove tecnologie in tutti i settori della vita quotidiana.L’informatica ha trasformato persino un’istituzione millenaria come la biblioteca, che, seppur tra notevoli difficoltà, ha fatto ricorso a sistemi automatici al fine di agevolare l’utente nell’accesso alla documentazione, sostituendo al supporto cartaceo il supporto elettronico per l’immagazzinamento dei dati bibliografici.
La diffusione e l’estensione dei documenti elettronici uniti allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione telematica, inoltre, favoriscono la sperimentazione di nuove forme di archiviazione e di diffusione del patrimonio testuale. Nascono così le biblioteche digitali: organizzazioni non profit e biblioteche pubblicano in rete, per lo più gratuitamente, testi scelti tra quelli esenti dal copyright.Nel 2001 nell’Università di Napoli “Federico II” ha preso il via la realizzazione di un corpus digitale della documentazione prodotta dalla cancelleria angioina nei secoli XIII-XV, al fine di consentire la consultazione elettronica dei registri, ricostruiti dopo la distruzione del 1943.
Gli atti prodotti in quegli anni nel regno angioino rappresentano, secondo una considerazione di Benedetto Croce, una fonte preziosa per la storia, non solo del Regno di Napoli, ma di tutta l’Europa, anzi con questa dell’intero bacino del Mediterraneo.
Purtroppo questa documentazione a seguito di numerosi avvenimenti succedutisi nel corso dei secoli è andata totalmente distrutta.Infatti, nonostante gli sforzi compiuti dal direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, Riccardo Filangieri di Candida, per organizzarne la conservazione, durante la seconda guerra mondiale, fu distrutto ciò che ancora restava dell’antico archivio della Regia Zecca. L’enorme perdita, comunque, non scoraggiò il Filangieri, che, in collaborazione con gli archivisti napoletani, diede il via all’ardua e lunga opera di ricostruzione dell’antica cancelleria secondo la struttura originaria. A seguito di un lavoro lungo e ricco di difficoltà, i documenti furono ricostruiti, non come apparivano in archivio al momento della distruzione, ma come erano stati prodotti dalla cancelleria medievale; si arrivò, nel 1950, alla pubblicazione del primo volume dei Registri della Cancelleria angioina, da parte dell’Accademia Pontaniana. Il lavoro del dipartimento di discipline storiche “Ettore Lepore” prosegue idealmente quello di Filangieri e degli archivisti napoletani.
Per cominciare è stata effettuata la scansione dei volumi pubblicati dall’Accademia Pontaniana, in modo da acquisire il testo in formato digitale utilizzando un programma di riconoscimento ottico dei caratteri (OCR). I files di testo ottenuti sono stati controllati ortograficamente per la correzione degli inevitabili errori di “lettura” del testo a stampa.
I documenti così acquisiti, sono stati poi indicizzati e lemmatizzati. Per una corretta elaborazione è stata creata una ‘stop list’ che esclude tutti i lemmi semanticamente poco pregnanti, come le congiunzioni, le preposizioni, i verbi più comuni.
A questo punto, perché ci sia omogeneità tra le indicizzazioni dei vari registri e sia possibile la consultazione via internet dei documenti mediante un motore di ricerca, tutti i dati sono stati raccolti ed elaborati nella struttura del Polo Informatico. Questa fase della ricerca rappresenta il momento centrale dell’intero lavoro: rendere possibile qualsiasi interrogazione dell’archivio elettronico realizzato, considerando contemporaneamente tutti i lemmi ricavati dai documenti.
La moderna tecnologia offre, in questo modo, la possibilità di avere a disposizione una serie di documenti collegati tra loro, anche se fisicamente lontani, e “riapre”, agli studiosi di tutto il mondo, lo straordinario archivio degli angioini di Napoli.

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5 Da qualche decennio siamo entrati nell’era digitale, in cui la tecnologia permea ogni aspetto della vita moderna. Questa nuova era è frutto di una lenta ma inesorabile evoluzione, cominciata negli anni 50 con la costruzione dei primi calcolatori elettronici, e culminata, ai nostri giorni, con l’ingresso dell’informatica e delle nuove tecnologie in tutti i settori della vita quotidiana. Soprattutto la diffusione di Internet ha segnato una svolta epocale, fornendo a chiunque disponga di un computer la possibilità di comunicare, ma anche di fornire o usufruire di un servizio in ogni angolo del mondo. L’informatica ha trasformato persino un’istituzione millenaria come la biblioteca, che, seppur tra notevoli difficoltà, ha fatto ricorso a sistemi automatici al fine di agevolare l’utente nell’accesso alla documentazione, sostituendo al supporto cartaceo il supporto elettronico per l’immagazzinamento dei dati bibliografici. La diffusione e l’estensione dei documenti elettronici uniti allo sviluppo delle tecnologie di comunicazione telematica, inoltre, favoriscono la sperimentazione di nuove forme di archiviazione e di diffusione del patrimonio testuale. Nascono così le biblioteche digitali: organizzazioni non profit e biblioteche pubblicano in rete, per lo più gratuitamente, testi scelti tra quelli esenti dal copyright. La prima iniziativa di memorizzazione di testi elettronici risale al 1971 con il progetto Gutemberg; inizialmente finanziato dall’Università dell’Illinois,

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Luca Ferraiuolo Contatta »

Composta da 501 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2246 click dal 08/02/2005.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.