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Ecolinguistica dell'Italiano negli Stati Uniti. Dinamiche del processo di perdita linguistica tra gli emigrati italiani nel territorio statunitense

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Bellù
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: FabioForesti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

Questa ricerca presenta i risultati delle indagini che ho condotto negli ultimi tre anni sul processo di perdita linguistica tra gli emigrati italiani negli Stati Uniti. Il fenomeno della perdita linguistica, che ha interessato gran parte degli italiani emigrati all’estero, è già in una certa misura documentato dagli studi per differenti aspetti e secondo diverse prospettive teoriche. In prospettiva sociolinguistica, vi è un filone di ricerca che analizza la dinamica del processo di perdita linguistica nell’ambito della comunità, individuando l’ambito d’uso di ciascuna lingua secondo precisi parametri situazionali, demografici e culturali. Tali indagini si ricollegano in gran parte all’approccio del sociolinguista americano Joshua Fishman, caposcuola di un indirizzo di ricerca che si propone di descrivere “l’organizzazione sociale generalmente accettata dell’uso della lingua all’interno di una comunità linguistica” (Fishman, 1975a: 67). Secondo Fishman, il sociolinguista deve “produrre una descrizione dei modelli generali e normativi dell’uso linguistico all’interno di una data comunità linguistica che dimostri il carattere sistematico dei passaggi da una varietà all’altra tra individui che condividono un repertorio di varietà” (Fishman, 1973: 51-52). L’approccio di Fishman è essenzialmente di tipo descrittivo e il suo fine si estrinseca innanzitutto nella produzione di modelli generali di comportamento linguistico.
L’approccio secondo il quale ho inteso impostare la mia indagine cerca invece di oltrepassare le istanze descrittive della ricerca fishmaniana (pur tuttavia implicandole – cfr. Cap. 2), interpretando il contatto linguistico secondo una prospettiva multi-disciplinare e multi-dimensionale. Il paradigma a cui ricollego la mia indagine è noto nella letteratura linguistica come ecologia della lingua o ecolinguistica, una prospettiva di studio intrapresa all’inizio degli anni ’70 dal sociolinguista americano di origine norvegese Einar Haugen. Secondo tale linea di ricerca, il comportamento linguistico non può essere compreso pienamente senza l’investigazione della totalità delle relazioni tra la lingua e il suo ambiente, l’ecologia appunto. In prospettiva ecologica, lo studio del contatto linguistico implica dunque l’analisi approfondita delle caratteristiche del contesto storico, sociologico, culturale, economico, politico, religioso e psicologico dei parlanti delle lingue in contatto, nonché l’indagine degli effetti che l’interrelazione tra gli aspetti di tale contesto produce sulle scelte dei parlanti.
All’ecologia della lingua, e in particolare alla sua importanza nell’interpretazione dei processi di shift e morte linguistica, dedico buona parte del primo capitolo. In esso illustro i presupposti primari di tale approccio al fine di fornire il quadro teorico di riferimento secondo il quale si è sviluppata tutta la ricerca.
Il secondo capitolo si incentra sulla raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati della ricerca sul campo da me condotta nella cittadina di Schenectady (Albany, N.Y.). Sebbene l’indagine non intenda stabilire il paradigma del comportamento linguistico degli italiani negli Stati Uniti, essa fornisce indicazioni importanti circa l’articolazione dello shift verso l’inglese tra gli emigrati.
Il terzo capitolo affronta in modo dettagliato il tema delle cause dei fenomeni di perdita linguistica. Nell’illustrazione delle cause dedico particolare attenzione alla trattazione delle motivazioni economiche, per la crucialità del ruolo che esse assumono nelle dinamiche dei processi di morte linguistica.
I restanti capitoli presentano la vera e propria analisi del contesto ecologico della lingua italiana negli Stati Uniti. Il quarto capitolo è dedicato alla trattazione del tema della discriminazione razziale subita dagli emigrati. Lo scopo della disamina è di evidenziare il carattere radicale del pregiudizio nei confronti degli emigrati italiani come fattore distintivo del contesto ecologico statunitense, e di illustrare le possibili conseguenze della discriminazione sul piano del comportamento linguistico.
Nel quinto capitolo esamino gli effetti delle pressioni omogeneizzanti della società americana sugli emigrati. Analizzo in primo luogo le principali caratteristiche del sistema scolastico, essenziale promotore del mono-culturalismo imposto dalle istituzioni statunitensi durante l’epoca della grande immigrazione di massa.
Infine presento alcune considerazioni conclusive.

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1 Introduzione _______________________________________________________________ Questa ricerca presenta i risultati delle indagini che ho condotto negli ultimi tre anni sul processo di perdita linguistica tra gli emigrati italiani negli Stati Uniti. Il fenomeno della perdita linguistica, che ha interessato gran parte degli italiani emigrati all’estero, è già in una certa misura documentato dagli studi per differenti aspetti e secondo diverse prospettive teoriche. Tra le aree maggiormente sviluppate vi sono quella dei cambiamenti formali subiti dall’italiano e dai dialetti nel contatto con le lingue dominanti, quella dell’analisi quantitativa dei dati ricavati dai censimenti nazionali, del repertorio delle comunità emigrate, della commutazione di codice e della negoziazione dei prestiti. In prospettiva sociolinguistica, vi è poi un filone di ricerca che analizza la dinamica del processo di perdita linguistica nell’ambito della comunità, individuando l’ambito d’uso di ciascuna lingua secondo precisi parametri situazionali, demografici e culturali. Tali indagini si ricollegano in gran parte all’approccio del sociolinguista americano Joshua Fishman, caposcuola di un indirizzo di ricerca che si propone di descrivere “l’organizzazione sociale generalmente accettata dell’uso della lingua all’interno di una comunità linguistica” (Fishman, 1975a: 67). Secondo Fishman, il sociolinguista deve “produrre una descrizione dei modelli generali e normativi dell’uso linguistico all’interno di una data comunità linguistica che dimostri il carattere sistematico dei passaggi da una varietà all’altra tra individui che condividono un repertorio di varietà” (Fishman, 1973: 51-52). Nell’indagine

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