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La professione di scrittore nella vita di Paul Auster

Leggendo le opere di Paul Auster, si nota che i protagonisti sono sempre scrittori e sono caratterizzati da tratti ben precisi, in gran parte autobiografici. La ricerca dell’identità dello scrittore è al centro della New York Trilogy. Pur narrando storie diverse e ricorrendo a tecniche narrative differenti, i tre racconti seguono il medesimo meccanismo: lo scrittore si trasforma in detective e avvia un’indagine poliziesca durante la quale si trova inserito in un continuo gioco degli specchi e degli scambi di identità. Si tratta dunque di personaggi estremamente mutevoli, attraverso i quali Auster, con un chiaro intento metanarrativo, ci mostra le permutazioni della scrittura e l’impossibilità di procedere lungo l’asse sintagmatico. Le loro opere non sono infatti mai concluse; l’unica opera conclusa è il romanzo di cui fanno parte e anche quello non ha mai una conclusione definitiva.
Se, nel pieno rispetto dei principi del postmodernismo, la New York Trilogy presenta il personaggio come inconoscibile, il romanzo Leviathan descrive l’impossibilità di conoscere la realtà. Il narratore e protagonista, Peter Aaron, si imbarca in una sorta di indagine poliziesca per scoprire e rivelare la verità sul suo migliore amico, Benjamin Sachs. Durante le sue interviste, Peter ascolta versioni differenti della medesima storia e in molti casi non riesce ad appurare quale sia la più fedele. Nel mondo di Auster non esiste dunque alcuna verità universale, alcun elemento legittimante.
In Leviathan viene inoltre sottolineata la dimensione della solitudine in cui lo scrittore è inserito. Secondo l’autore, lo scrittore può lavorare soltanto rimanendo solo: nella solitudine può compiere un’operazione di autoriflessività e, conoscendo meglio se stesso, acquisisce anche la capacità di entrare in contatto con gli altri. La solitudine è però possibile solo in spazi angusti e ristretti, spazi che diventano una metafora della scrittura stessa, perché in quei luoghi nascosti lo scrittore crea le proprie storie senza interferenze dall’esterno.
In Leviathan, lo scrittore assume anche il ruolo di riformatore sociale. Benjamin Sachs non scrive infatti per la fama o il denaro o per proporre uno stile di vita adatto a tutti, bensì perché vuole spronare gli altri a vivere la vita nella sua interezza. Sachs si oppone dunque a quello che Auster chiama il lato oscuro dell’ideale americano, un ideale in cui la giustizia e l’uguaglianza sono garantite solo ai ricchi e ai potenti e in cui il denaro traccia il confine tra i vincitori e i vinti.
Nelle opere di Auster, e in particolare in Moon Palace e in The Music of Chance, i soldi costituiscono pertanto un tema fondamentale. Si tratta di un tema fortemente autobiografico: come lo scrittore ribadisce più volte in Hand to Mouth, fin dall’infanzia il denaro ha sempre rappresentato un’ossessione per lui. Il denaro fu la causa del divorzio dei suoi genitori, e la sua vita è sempre stata caratterizzata dal contrasto tra il desiderio di scrivere per passione e la necessità di scrivere per denaro. Nei libri di questo scrittore la ricchezza raggiunge i protagonisti perlopiù sotto forma di un’eredità inaspettata, che permette loro di essere liberi, di vivere come desiderano, senza vincoli e debiti verso gli altri. Poi, a causa di circostanze imprevedibili, il denaro si esaurisce e i personaggi sono disposti a compiere qualsiasi passo per rientrarne in possesso e tornare a essere liberi. La perdita del denaro è inoltre sempre associata alla conseguenza più logica della povertà, cioè la fame: spesso i protagonisti sono letteralmente sul punto di morire di fame. La fame è naturalmente una metafora per l’impossibilità di scrivere. Scrivere diventa un’esigenza, un bisogno vitale.

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1 CAPITOLO 1 HAND TO MOUTH: LA PROFESSIONE DI SCRITTORE NELLA VITA DI PAUL AUSTER Paul Auster nacque a Newark (New Jersey) nel 1947, e negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza la questione del denaro rappresentò per lui un fattore di importanza cruciale. Sebbene provenisse da una famiglia medioborghese nella quale l’agiatezza e la sicurezza economica erano scontate, i soldi erano infatti costante oggetto di discussione e ansietà fra i suoi genitori. Entrambi avevano vissuto la Depressione e non avevano mai dimenticato del tutto quel periodo di miseria, che non solo aveva lasciato impressa nella loro mente «the experience of not having enough» 1 ma li aveva anche indotti ad assumere atteggiamenti totalmente opposti nei confronti della ricchezza. Fra il padre e la madre si scatenò così una vera e propria guerra di idee: il primo era economo e parsimonioso, la seconda prodiga e amante dello shopping: My father was tight; my mother was extravagant. She spent; he didn’t. The memory of poverty had not loosened its hold on his spirit, and even though his circumstances had changed, he could never quite bring himself to believe it. She, on the other hand, took great pleasure in those altered circumstances. She enjoyed the rituals of consumerism, and like so many Americans before her and since, she cultivated

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Roberta Zuppet Contatta »

Composta da 208 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.