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Impianti di collettamento e depurazione del Lago di Garda - Aspetti tecnici, economici e ambientali

Informazioni tesi

  Autore: Stefano Testa
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Trento
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Politica
  Relatore: Fabio Zonta
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 207

L’intuizione della necessità di un progetto atto a salvaguardare l’integrità del Lago di Garda dal punto di vista ambientale e della qualità delle acque risale alla fine degli anni Sessanta.
Successivamente sono state vagliate da parte degli organi competenti, Province e Comuni interessati, diverse soluzioni che andavano dalla proposta della costruzione di un impianto di collettamento lungo tutto il perimetro del lago con un unico depuratore, alla creazione di tanti piccoli depuratori indipendenti con trattamento e immissione a lago delle acque nelle varie zone.
Verso la metà degli anni Settanta si è optato per il collettamento centralizzato, ma anche questo dava l’occasione di concepire l’opera da compiere in molti modi diversi: affidare ad un’unica responsabilità la progettazione dell’opera, la direzione e l’attuazione dei lavori, oppure lasciare ai singoli Comuni la possibilità di appaltare a diverse imprese la realizzazione di ogni singolo tratto? Adottando il secondo metodo si è permesso ai Sindaci di “modellare” la costruzione dell’opera a seconda delle esigenze urbanistiche, commerciali e finanziarie di ogni Comune, si sono avuti criteri di costruzione difformi per ogni singolo tratto, non c’è stato sufficiente controllo sull’andamento dei lavori, vi è stata un’incredibile impennata dei costi sostenuti rispetto alle previsioni (da circa 26 miliardi iniziali ai 230 non ancora finali...), si è permesso alle singole amministrazioni di intervenire con i lavori sulle spiagge altrimenti intoccabili, non è stata stranamente presa in considerazione l’ipotesi di utilizzare per la posa dei tubi la strada che circonda tutto il lago senza così dover intervenire sulle spiagge, non è stata adeguatamente prevista la reale portata dell’impianto, che risulta, come si vede del resto dagli ultimi articoli di stampa, confermati da più di uno studio specifico, essere sensibilmente sottodimensionato rispetto alle reali esigenze di un bacino come quello gardesano che conta nella stagione estiva milioni di presenze turistiche.
D’altra parte, nessuno meglio di chi ci vive può capire che solo sapendo conservare una elevata qualità dell’ambiente si potrà continuare a vendere con profitto anche la sua immagine turistica. Purtroppo le tre Regioni hanno a volte legiferato in materia ambientale in modo discorde, è mancata un’adeguata capacità di coordinamento e si è spesso operato in modo frammentario nella gestione dell’ecosistema lago trascurando l’assunto fondamentale della sua unitarietà di funzionamento. Queste ed altre sono le principali critiche mosse da politici, associazioni ambientaliste, semplici cittadini all’indirizzo di un’opera che, da tutti ritenuta indispensabile, sembra comunque non abbia mai completamente convinto nemmeno gli stessi progettisti.
Da qualche anno l’impianto è funzionante, spesso parzialmente, per via di problemi legati al collettamento dei reflui e all’afflusso, talvolta incontrollabile, di acque piovane e di lago. Sarebbe interessante poter misurare con sufficiente precisione l’influsso da esso avuto sulla qualità delle acque. Per questo prenderemo in considerazione le serie storiche dei rilevamenti relativi alla presenza di azoto, fosforo, ossigeno nelle acque del lago fin dagli anni ’70. Non è comunque agevole collegare direttamente i fenomeni fra di loro, anche e soprattutto a causa della vastità dell’ecosistema in esame: vedremo che gli effetti di oggi possono corrispondere a cause di molto tempo addietro, o non essere ancora osservabili, o non verificarsi neppure, stante la grande capacità di autoregolazione relativa al bacino in esame.
Le cause che stanno a monte delle continue perdite che spesso si verificano dai giunti delle tubazioni sono testimoniate, oltre che dai dati relativi ai punti di raccolta e analisi delle acque, anche da numerose indagini effettuate da tecnici specializzati su impulso delle autorità competenti, a seguito di proteste e reclami presentati.
Questa tesi comunque vuole portare delle considerazioni in merito alla reale necessità delle soluzioni adottate, che è un punto spesso controverso, a cui cercheremo di dare una risposta per mezzo dei dati in nostro possesso, avvalendoci inoltre delle proposte alternative che sono state via via da più parti caldeggiate.
Il punto riguardante i costi sostenuti fino ad ora e quelli da sostenere in futuro (si parla insistentemente di un eventuale “raddoppio”) è certamente quello che più si presta ad un’analisi di tipo economico - finanziario. Tuttavia va considerato il fatto che l’ analisi dei flussi finanziari in questione risulta spesso difficoltosa e frammentaria soprattutto per due ordini di motivi. Il primo riguarda il modo di finanziamento dell’opera: il progetto generale e le successive varianti sono state finanziate in un lungo arco temporale (circa ventennale) da fondi pubblici stanziati prevalentemente dallo Stato e dalle Regioni coinvolte nell’iniziativa.

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6 PREFAZIONE L’intuizione della necessità di un progetto atto a salvaguardare l’integrità del Lago di Garda dal punto di vista ambientale e della qualità delle acque risale alla fine degli anni Sessanta. Successivamente sono state vagliate da parte degli organi competenti, Province e Comuni interessati, diverse soluzioni che andavano dalla proposta della costruzione di un impianto di collettamento lungo tutto il perimetro del lago con un unico depuratore, alla creazione di tanti piccoli depuratori indipendenti con trattamento e immissione a lago delle acque nelle varie zone. Verso la metà degli anni Settanta si è optato per il collettamento centralizzato, ma anche questo dava l’occasione di concepire l’opera da compiere in molti modi diversi: affidare ad un’unica responsabilità la progettazione dell’opera, la direzione e l’attuazione dei lavori, oppure lasciare ai singoli Comuni la possibilità di appaltare a diverse imprese la realizzazione di ogni singolo tratto? Adottando il secondo metodo si è permesso ai Sindaci di “modellare” la costruzione dell’opera a seconda delle esigenze urbanistiche, commerciali e finanziarie di ogni Comune, si sono avuti criteri di costruzione difformi per ogni singolo tratto, non c’è stato sufficiente controllo sull’andamento dei lavori, vi è

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Parole chiave

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