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Policy Transfer e Politiche del Mercato del Lavoro in Italia e in Russia

Informazioni tesi

  Autore: Nicola Trinchini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Sociologia
  Corso: Sociologia
  Relatore: Ernesto D'albergo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 110

La tesi analizza i processi di ridefinizione delle politiche del mercato del lavoro in Italia e in Russia. Una ricerca di tal genere è motivata dalla forte influenza che le dinamiche della globalizzazione esercitano su questa sfera
politica, nella maggior parte dei Paesi del pianeta, dettando modelli alternativi rispetto alle tradizionali misure di welfare state. La conoscenza politica, tanto al livello internazionale quanto a quello nazionale, è organizzata secondo una logica di governance all’interno di reti di politiche globali (global public policy networks) in cui operano stati nazionali, agenzie transnazionali, attori pubblici e privati ecc. Il modello della flessibilità del lavoro, da molti studiosi percepito come attentato alla sicurezza dell’individuo, è dunque il frutto di una conoscenza consensuale che scaturisce dalla inter-relazione tra gli attori delle reti, e che si diffonde e viene adottata nelle agende politiche nazionali. L’adozione da parte di uno stato di una certa soluzione politica, attinta da altri stati o, come nel caso di questo studio, da agenzie transnazionali, viene rappresentata utilizzando il modello del “policy transfer” di Dolowitz&Marsh. Le recenti politiche di riforma dei MDL italiano e russo possono essere entrambe analizzate seguendo la logica del transfer politico, che però produce risultati molto diversi nei due contesti prescelti.
Nel caso italiano la legge Biagi può dirsi in gran parte frutto del recepimento, da parte dei policy makers nazionali, della European Employment Strategy (EES), oltre che di posizioni assunte da altri attori
transnazionali quali OECD, IMF, ILO. La L.30 è stata inoltre concordata dalle parti sociali (a parte la marginalità della CGIL). In tal senso si può parlare di transfer “ibrido”. In definitiva lo status di membro dell’EU ha garantito un transfer funzionale all’adeguamento del paese ai dettami della Comunità in tema di politiche del MDL e dunque a una implementazione politica senza eccessivi problemi.
La legge russa 197/2001 di riforma del codice del lavoro è stata fortemente auspicata dall’IMF che, utilizzando lo strumento della condizionalità, ha inteso indirizzare la politica russa del MDL verso una più precisa regolamentazione, basata sui principi del mercato globale. Un transfer politico che ha dunque privilegiato le soluzioni dell’IMF, ma che ha condotto al recepimento, nel nuovo codice, di soluzioni di politica del MDL
offerte anche da ILO,EU,OECD. La non appartenenza della Russia ad alcun organismo sovranazionale come l’EU, e qui sta il succo della tesi, ha determinato un transfer inappropriato e funzionale alla sola legittimazione
internazionale (e a ottenere nuovi fondi dall’IMF/WB), e dunque una ineffettività del nuovo codice del lavoro, che in massima parte risulta essere ancora non implementato. Ciò in gran parte è frutto della forte influenza politica dei gruppi nazionali economicamente più forti (bassissimo grado di concertazione), spinti dall’interesse al mantenimento di un Mercato del Lavoro sostanzialmente “anarchico”, che non garantisce sufficiente protezione ai lavoratori rispetto agli standard internazionali, e che permette la proliferazione del lavoro sommerso ed illegale.
Il transfer politico, inteso come strumento della globalizzazione, perciò, non produce risultati omogenei nei tessuti politici delle diverse nazioni. Questi dipendono dagli equilibri sociali ed economici tipici dei differenti
contesti e,in misura significativa, dall’appartenenza o meno a organismi sovranazionali che dettano specifiche linee di politica (in questo caso del MDL) che gli stati membri sono tenuti a seguire (è il caso della Comunità
Europea).

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4 Introduzione La tesi analizza i processi di ridefinizione delle politiche del mercato del lavoro (MDL) che si sono sviluppati in Italia e nella Federazione Russa a partire dalla seconda metà degli anni '90. Già nel corso del decennio precedente, peraltro, a causa della crescente apertura dei mercati su scala globale, il concetto di occupazione si è andato gradualmente ridefinendo, in concomitanza con l'abbandono, da parte degli stati nazionali, delle tradizionali misure di welfare di stampo keynesiano. Ciò ha determinato l’inizio di una fase, ancor oggi in parte incompiuta, contraddistinta dalla privatizzazione di quelle strutture occupazionali in precedenza rette, in senso verticale, dallo Stato. Dopo il crollo del blocco sovietico alla fine degli anni '80, il sistema competitivo dell'impresa ha cominciato ad espandersi su scala mondiale, ed è divenuto col tempo predominante, sino a coinvolgere le istituzioni nazionali. Gli stati, cioè, hanno preso ad operare sia all'interno che all'esterno dei loro confini, secondo una logica di governance, nel contesto di reti di politiche (policy networks) affollate di attori legati da relazioni di interdipendenza, e coinvolti in un discorso di stampo prevalentemente economicistico. Circa le politiche del mercato del lavoro, si assiste ad uno spostamento di interesse dai lavoratori alle imprese; il problema non è più dunque quello di escogitare politiche del lavoro in grado di tutelare chi presta la propria opera per la produzione di beni o l'elargizione di servizi, al fine di rendere stabile la domanda degli utenti e quindi l'offerta dei produttori, secondo la teoria di Keynes, ma è quello di permettere alle imprese produttrici di far variare i costi di produzione in rapporto alle oscillazioni del mercato, recuperando con ciò il nucleo delle teorie economiche classiche di Ford e Smith. Si parla in tal senso di “neoclassicismo economico”. Quanto detto significa che un'impresa, in una eventuale fase critica, dovrà avere la possibilità, per restare competitiva sul mercato, di smaltire i costi più ingenti di produzione, primo tra tutti quello del lavoro. Per tali ragioni negli ultimi anni le normative in tema di occupazione, nei paesi avanzati e non, sono state interessate da un denso processo di policy change, che ha sviluppato e diffuso il concetto di flessibilità. Tale concetto individua nuove forme occupazionali, quali il lavoro a tempo determinato o il part-time, ed è sbandierato da alcuni (IMF, WB, OECD) come lo strumento salvifico che abbatterà la disoccupazione. Anche la Comunità Europea (EU) sottolinea l'importanza della

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