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Due traduzioni ceche del Poema Gory di Marina Cvetaeva

Il mio lavoro voleva esaminare le due traduzioni esistenti in ceco del Poema Gory della poetessa russa Marina Ivanovna Cvetaeva, realizzate rispettivamente da Jana Štroblová e Hana Vrbová, allo scopo di mostrare le tecniche utilizzate per conservare gran parte delle peculiarità dell’originale nella lingua di arrivo e di evidenziare le differenze d’interpretazione tra le due versioni.
Il processo di traduzione di un testo poetico presenta infatti notevoli difficoltà, dovute in primo luogo alla polisemia e alla voluta ambiguità di alcuni termini e di interi enunciati che spesso non possono essere mantenuti come tali, ma richiedono un’interpretazione da parte del traduttore. In secondo luogo, per ottenere un testo il più possibile equivalente per qualità artistica all’originale, una traduzione poetica deve necessariamente trasmettere nella lingua di arrivo tutte quelle particolarità foniche e metriche che spesso non sono fini a sé stesse, bensì anch’esse portatrici di significato. Questo è particolarmente vero per una poetessa come la Cvetaeva, che ama giocare con i termini in rima e accostare vocaboli fonicamente simili per instaurare particolari rapporti semantici. La comune origine slava delle lingue russa e ceca spesso facilita il mantenimento di alcuni di questi procedimenti che in altre lingue andrebbero persi, primo fra tutti la fondamentale associazione tra i termini «гора» е «горе». Tuttavia, questo non è sempre vero e in alcuni casi le differenze comunque notevoli tra le due lingue relativamente ad aspetti fonetici, morfologici e sintattici rende impossibile riprodurre nella lingua di arrivo fenomeni significativi presenti nell’originale.

Il lavoro si apre con una breve introduzione di carattere storico-biografico, Marina Cvetaeva a Praga, che descrive il rapporto della Cvetaeva con la capitale ceca dove visse in esilio dal 1922 al 1925. Il secondo capitolo è invece dedicato più dettagliatamente all’esposizione di caratteristiche e significati del Poema Gory, ispirato alla poetessa dall’infelice storia d’amore con K. B. Rodzevič e incentrato sulla trasfigurazione della “montagna” che da semplice colle praghese diventa personaggio e scenario dell’intera opera. Nel terzo capitolo, Problemi della traduzione, viene invece dato spazio ad alcune considerazioni sul processo della traduzione attraverso la presentazione di alcune delle più importanti riflessioni teoriche riguardanti il tema della traduzione letteraria.
La parte più consistente del lavoro, corrispondente al capitolo quarto, è infine costituita da un’analisi strutturata in diversi paragrafi che corrispondono ai criteri di confronto impiegati nell’esaminare le due traduzioni. Dopo una breve presentazione delle due traduttrici ho preso in considerazione in primo luogo le differenze tra i testi in lingua ceca e l’originale russo dovute alle diversità tra le due lingue. Successivamente mi sono occupata del rispetto delle qualità foniche del poema da parte delle due traduttrici e mi sono soffermata sul loro comportamento nei confronti dei procedimenti stilistici adottati dalla Cvetaeva, quali l’uso di enjambements, parallelismi e tropi di diversa natura. Infine, ho preso in esame le modifiche che hanno subito alcune immagini nel passaggio dal testo di partenza a quelli di arrivo, nonché i criteri che hanno portato alla scelta dei vocaboli nelle traduzioni, con riferimento anche al condizionamento esercitato in questo senso dalle regole metriche.

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III INTRODUZIONE Questo lavoro intende esaminare le due traduzioni esistenti in ceco del Poema Gory della poetessa russa Marina Ivanovna Cvetaeva, realizzate rispettivamente da Jana Štroblová e Hana Vrbová, allo scopo di mostrare le tecniche utilizzate per conservare gran parte delle peculiarità dell’originale nella lingua di arrivo e di evidenziare le differenze d’interpretazione tra le due versioni. Il processo di traduzione di un testo poetico presenta infatti notevoli difficoltà, dovute in primo luogo alla polisemia e alla voluta ambiguità di alcuni termini e di interi enunciati che spesso non possono essere mantenuti come tali, ma richiedono un’interpretazione da parte del traduttore. In secondo luogo, per ottenere un testo il più possibile equivalente per qualità artistica all’originale, una traduzione poetica deve necessariamente trasmettere nella lingua di arrivo tutte quelle particolarità foniche e metriche che spesso non sono fini a sé stesse, bensì anch’esse portatrici di significato. Questo è particolarmente vero per una poetessa come la Cvetaeva, che ama giocare con i termini in rima e accostare vocaboli fonicamente simili per instaurare particolari rapporti semantici. La comune origine slava delle lingue russa e ceca spesso facilita il mantenimento di alcuni di questi procedimenti che in altre lingue andrebbero persi, primo fra tutti la fondamentale associazione tra i termini «гора» е «горе». Tuttavia, questo non è sempre vero e in alcuni casi le differenze comunque notevoli tra le due lingue relativamente ad aspetti fonetici, morfologici e sintattici rende impossibile riprodurre nella lingua di arrivo fenomeni significativi presenti nell’originale.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Cristina Motta Contatta »

Composta da 258 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1856 click dal 31/03/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.