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Da Psycho a Psycho. Analisi e ricostruzione di un'icona cinematografica

Informazioni tesi

  Autore: Davide Venturi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Nuova Università del Cinema e della Televisione
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Michele Fadda
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 148

L’elaborato, di cui il presente scritto costituisce la presentazione, intende esplorare Psycho e il destino intertestuale riservato a questa icona. Lo studio presentato non vuole essere una mera carrellata di esempi e di citazioni della pellicola. Da un lato, per l'impossibilità esaustiva di una ricerca impostata in questa direzione; il film è infatti tra i più citati della storia del cinema. Dall'altro, per l'esigenza di un recupero storico della pellicola di Hitchcock, minata dallo stesso destino iconico e da continue citazioni. Un'analisi e ricostruzione, come dichiara il sottotitolo. "Analisi" perché una prima parte della tesi è stata dedicata alla presentazione e alla rilettura analitica della pellicola del 1960 e "ricostruzione" in quanto nella restante seconda porzione si è preso in considerazione quel processo che, lungo gli anni, ha permesso al nostro film di fare capolino da molte altre pellicole, dando vita indirettamente ad un secondo film e ad una nuova ricezione di Psycho.
La fortuna del successo di Psycho risiede nel lavoro cospicuo di Hitchcock sulla forma, e al contempo alla costruzione di un "armamentario di terrore" discendente e derivante dalla società stessa. In questa duplice direzione è stato analizzato il film del regista inglese: osservandone le figure narrative dominanti, la portata allusiva e la costituzione di momenti di suspense e di shock, caratteristiche dell'autorialità hitchockiana, ma anche il mondo e la società con cui dialoga. Il cinema di Hitchcock crea un ponte con la società per sineddoche: una parte per il tutto, un personaggio per l'intera comunità a cui si riferisce. Così in Psycho la doccia e la casa sono simboli sia della privacy cara alla cultura occidentale che del suo nucleo sociale minimo, che è la famiglia. Hitchcock costruisce un horror psicologico sopra una società in lenta trasformazione, in cui l'autorità famiglia sta perdendo la sua organizzazione verticale, in cui i rapporti divengono sempre più orizzontali.
Con questo film, Hitchcock è a suo modo un divulgatore di quella scienza che è la psicologia. Psycho è lontano dall'essere solo la storia di uno psicopatico, ma diviene un terreno d'esame per questa scienza, sia nei rapporti tra i personaggi, sia, come accennavamo prima, nelle conseguenze della perdita di quei valori tradizionali.

La parte dedicata al potere iconico di questa pellicola è stata strutturata seguendo i seguenti percorsi investigativi: dapprima, un'analisi di alcuni dialoghi tra il film e registi come De Palma o il mondo della critica e dei registi dei Cahiers du cinema. La situazione di questi dialoghi, come si può immaginare, sarà per molti versi una sinergia di opposti che entrano in contatto, o senza volerlo, di realtà cinematografiche e sociali differenti. Ad esempio, il cinema di De Palma, anche nei molti momenti di dialogo con Psycho, è, nonostante la stretta relazione con il regista inglese, un cinema tutt'altro che allusivo e soffice. E tale qualità si evince in modo maggiore dal confronto testuale tra i due.
Inoltre verranno presi in considerazioni alcune forme intertestuali care al cinema come le parodie, i sequel e il remake di Psycho.
Una cospicua parte è affidata allo studio della casa Bates, sia nelle sue differenze rispetto tanto cinema horror, che nelle capacità di essere riutilizzata da molte altre pellicole. Allo stesso modo verrà presentata e studiata la sequenza tormentone della cinefilia e del citazionismo. La Bathrooom scene, tra le più citate porzioni filmiche della storia del cinema, permette un'interessante metodo esplorativo del funzionamento di dialoghi cinematografici tra testi e di ragionamenti ad esso derivanti.
Un ultimo e breve spazio è dedicato all'osservazione del destino della nostra icona, teso ad evidenziare la restituzione dei cosiddetti “valori di default” derivanti da questa visione indiretta dello Psycho al secondo grado. La conclusione sfrutta la celebre analisi di Frederic Jameson che vede nel recupero storico e culturale l'unico modo possibile per ovviare alla degradazione e alla banalizzazione di un'icona.




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Davide Venturi Da Psycho a Psycho. Analisi e ricostruzione di un'icona cinematografica ________________________________________________________________________________ L’elaborato, di cui il presente scritto costituisce la presentazione, intende esplorare Psycho e il destino intertestuale riservato a questa icona. Lo studio presentato non vuole essere una mera carrellata di esempi e di citazioni della pellicola. Da un lato, per l'impossibilità esaustiva di una ricerca impostata in questa direzione; il film è infatti tra i più citati della storia del cinema. Dall'altro, per l'esigenza di un recupero storico della pellicola di Hitchcock, minata dallo stesso destino iconico e da continue citazioni. Un'analisi e ricostruzione, come dichiara il sottotitolo. "Analisi" perché una prima parte della tesi è stata dedicata alla presentazione e alla rilettura analitica della pellicola del 1960 e "ricostruzione" in quanto nella restante seconda porzione si è preso in considerazione quel processo che, lungo gli anni, ha permesso al nostro film di fare capolino da molte altre pellicole, dando vita indirettamente ad un secondo film e ad una nuova ricezione di Psycho. La fortuna del successo di Psycho risiede nel lavoro cospicuo di Hitchcock sulla forma, e al contempo alla costruzione di un "armamentario di terrore" discendente e derivante dalla società stessa. In questa duplice direzione è stato analizzato il film del regista inglese: osservandone le figure narrative dominanti, la portata allusiva e la costituzione di momenti di suspense e di shock, caratteristiche dell'autorialità hitchockiana, ma anche il mondo e la società con cui dialoga. Il cinema di Hitchcock crea un ponte con la società per sineddoche: una parte per il tutto, un personaggio per l'intera comunità a cui si riferisce. Così in Psycho la doccia e la casa sono simboli sia della privacy cara alla cultura occidentale che del suo nucleo sociale minimo, che è la famiglia. Hitchcock costruisce un horror psicologico sopra una società in lenta trasformazione, in cui l'autorità famiglia sta perdendo la sua organizzazione verticale, in cui i rapporti divengono sempre più orizzontali. Con questo film, Hitchcock è a suo modo un divulgatore di quella scienza che è la psicologia. Psycho è lontano dall'essere solo la storia di uno psicopatico, ma diviene un terreno d'esame per questa scienza, sia nei rapporti tra i personaggi, sia, come accennavamo prima, nelle conseguenze della perdita di quei valori tradizionali.

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