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Tradizione e innovazione nella trilogia di Chinua Achebe

La ricerca che sta alla base del lavoro svolto è finalizzata a comprendere e spiegare come innovazione e tradizione si fondano nella trilogia di Chinua Achebe.Dallo studio delle forme tradizionali–proverbi, racconti, canti e cerimonie–che vengono descritte dall’autore, ho potuto scoprire un grande patrimonio di saggezza e filosofia popolare, il che dimostra come Chinua Achebe abbia raggiunto il suo scopo: far comprendere che, anche prima dell’arrivo dei colonizzatori europei, il popolo africano possedeva una cultura ed una dignità che vanno recuperate.Ed è proprio per il recupero di questa cultura, che Chinua Achebe ricorre a strumenti innovativi: il genere del romanzo e la lingua inglese. Strumenti che gli sono stati spesso rimproverati in quanto propri della cultura occidentale “importata” in Africa dalla colonizzazione. Achebe usa questi strumenti, che potrebbero essere definiti coloniali, ma li rimodella, li porta ad assumere un nuovo significato nella storia della cultura africana.La forma del romanzo viene plasmata per accogliere un’esperienza nuova e lontana rispetto a quella occidentale. Con frequenti flashback e digressioni temporali, Achebe fa del romanzo una sorta di lungo folktale di cui egli è il narratore. Con la sua costante presenza, questo griot fa conoscere al lettore non solo i fatti e i personaggi, ma anche il modo di sentire e di pensare della comunità alla quale i personaggi stessi appartengono, senza dare niente per scontato.Per quanto riguarda, invece, la lingua, Achebe è riuscito a creare un inglese “africano”.La frequenza di termini non tradotti dall’Igbo all’inglese è dovuta al fatto che molte parole, prima di tutte “chi”, non sono facilmente traducibili. Rappresentano concetti filosofici, morali e religiosi che necessiterebbero di una parafrasi inglese eccessivamente lunga e troppi richiami a fattori presumibilmente estranei al lettore. Di queste parole Achebe dà una spiegazione più o meno estesa, durante il corso della narrazione, evitando così il pericolo di annoiare o confondere il suo pubblico.Attraverso questi strumenti “coloniali” rinnovati dall’interno, Achebe permette, in primo luogo al suo pubblico africano e poi al pubblico del resto del mondo di rientrare in contatto con tutte quelle forme di cultura, saggezza e filosofia tradizionali del suo popolo, con la speranza e l’ambizione di potere sottrarle all’oblio cui paiono destinate.L’insistenza dell’autore sulla tradizione è dovuta al fatto che per troppo tempo nell’immaginario collettivo l’idea che meglio ha rappresentato il popolo africano è quella che deriva dal ritratto dell’africano che si trova in Heart of Darkness di Conrad.Proprio per riscattare quest’immagine, in primo luogo agli occhi dei suoi connazionali, Achebe scrisse Things Fall Apart. Questo romanzo, insieme ai due successivi, Arrow of God e No Longer at Ease, consentono di vedere l’evoluzione della tradizione, il modo in cui questa muta con la presenza dei colonizzatori fin quasi a sparire.Things Fall Apart, in particolar modo nella prima parte, e Arrow of God sono ricchi di proverbi, o “rielaborazioni poetiche dall’Ibo all’inglese” . In No Longer at Ease il loro uso comincia a diminuire e, soprattutto, appaiono i proverbi portati dalla cultura straniera, dal cristianesimo o dalla tecnologia.Le sue storie sono volte ad insegnare al suo popolo quanto bisogno abbia di scuotersi da quella sorta di sonno in cui si lascia trasportare, dall’autocommiserazione.L’inglese è la lingua del colonizzatore, è vero, ma è anche la lingua che permette lo scambio di informazioni tra i parlanti delle diverse lingue, che viene parlata normalmente in Africa.Il linguaggio letterario di Achebe è un inglese abilmente miscelato con il vocabolario, i proverbi, le immagini e le caratteristiche del discorso Igbo per creare una nuova voce che incarni il pluralismo linguistico dell'esperienza africana moderna. Si tratta di una lingua in cui ai termini dell’inglese si affiancano quelli Igbo che l’autore non può (o non vuole) tradurre e che trovano chiarimenti nel corso dello svolgimento dell’opera. Achebe è perfettamente riuscito ad esprimere la sua esperienza africana in inglese, preservandone l’autenticità africana.Things Fall Apart è stato uno dei primi romanzi scritti in Africa da un autore africano. A prescindere dalle sue qualità artistiche, uno dei più grandi meriti del romanzo è quello di avere saputo adattare questo genere letterario importato dagli europei all’esperienza africana.Ritengo fondamentale precisare che tutte le traduzioni sono state effettuate da me (se non diversamente specificato) a causa dell’assenza di traduzioni reperibili sia delle opere in questione sia, in generale, della maggior parte della letteratura consultata per lo svolgimento di questo lavoro.

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1 Introduzione Affacciatasi solo da pochi decenni sulla scena mondiale (The Palm-Wine Drinkard di Amos Tutuola, che ne segna appunto l’esordio ufficiale, è del 1952, precedendo quindi di pochi anni l’indipendenza del paese), la letteratura nigeriana in lingua inglese si è in breve imposta all’attenzione di pubblico e di critica per l’abbondante fioritura di opere che l’hanno contrassegnata prevalentemente nell’ambito del romanzo, “genere” d’importazione, più che in quelli consoni alla tradizione africana, vale a dire poesia e dramma, oltre che per l’ormai riconosciuto valore dei suoi esponenti più prestigiosi, da Achebe a Soyinka, da Okigbo a Clark. Si deve comunque ricordare che accanto alla letteratura in inglese, ne esistono altre, che operano in parallelo e non solo nella forma orale, ma anche scritta nelle lingue igbo, hausa e yoruba, per menzionare solo quelle dei gruppi etnici maggiori, espressione di altrettante culture 1 . Negli anni in cui la maggior parte degli stati africani raggiunge l’indipendenza si osserva la riscoperta e la diffusione degli scritti africani del ‘700, soprattutto dell’autobiografia dell’ex schiavo Olaudah Equiano (Gustavus Vassa, 1745- 1797), e l'inizio della grande narrativa africana, preceduta per oltre un ventennio da un'indiscussa prevalenza dell'espressione poetica ad opera dei padri della negritude e della presa di coscienza dell'identità culturale 2 . In questo periodo vengono scritte e pubblicate le opere dei grandi autori dell’Africa occidentale, come The Palm-Wine Drinkard (1952) di Amos Tutuola, People of the City (1954) di Cyprian Ekwensi e The Interpreters (1965) di Wole Soyinka (Premio Nobel per la Letteratura nel 1986), nonché il primo romanzo della trilogia di Chinua Achebe: Things Fall Apart (1958). 1 Cfr. Jamilé Morsiani op. cit., p. 11. 2 Cfr. A. Lombardo, op. cit., p. 17.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Silvia Bisagna Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.