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Il Finanziamento Privato delle infrastrutture pubbliche

L'indagine, sebbene avente ad oggetto il tema della disciplina positiva introdotta dalla l. 415/1998, modificativa della l. 109/1994, ha abbracciato il più vasto tema della collaborazione pubblico-privata, all’interno del quale cala perfettamente il fenomeno della finanza di progetto applicata alle opere pubbliche. E’ per questo motivo che il lavoro di tesi è stato strutturato in due parti: nella prima si è affrontato il tema dell’esercizio privato di funzioni e servizi pubblici, facendo un excursus delle principali ipotesi del fenomeno nell’ordinamento italiano, con particolare attenzione all’istituto concessorio, per poi analizzare alcune ipotesi di Partenariato Pubblico Privato dell’esperienza internazionale, ed infine fare dare dello stesso una lettura costituzionalmente orientata alla luce dell’art. 118 u.c. Cost., come modificato dalla l. cost. 3/2001, relativo alla sussidiarietà orizzontale.
Nella seconda parte del lavoro di tesi, invece, si sono affrontati i principali problemi applicativi della disciplina dettata dagli artt. 37-bis ss. l. 109/1994. Così, dopo aver fatto luce sui soggetti coinvolti nella procedura amministrativa, si è chiarito quale atto debba essere considerato di avvio del procedimento, per poi analizzare la scansione temporale dello stesso e i criteri utilizzabili dall’amministrazione per la valutazione delle proposte pervenutele. Particolare attenzione è stata poi posta al problema relativo alla riconoscibilità, in capo all’amministrazione aggiudicatrice, di uno jus variandi in ordine alla proposta. L’attenzione è stata poi posta alla licitazione privata e alla successiva procedura negoziata tra promotore e i soggetti che hanno presentato le due migliori offerte. L’ultimo capitolo, dedicato all’esecuzione del rapporto concessorio, si sono affrontati i problemi relativi alla revisionabilità della concessione nell’ipotesi di un sopravvenuto squilibrio del rapporto, alla risoluzione dello stesso e alla possibilità di subentro nell’ambito dello stesso rapporto, tema questo che ha comportato un'analisi del più vasto problema del divieto di cessione del contratto di appalto di opere pubbliche.
Nell'indagine portata avanti si è analizzato tanto il materiale normativo, quanto quello giurisprudenziale, italiano e comunitario. In particolare sono state analizzate alcune sentenze tanto del giudice amministrativo quanto di quello ordinario, con una particolare attenzione alla giurisprudenza costituzionale e della Corte di Giustizia delle Comunità europee. Inoltre, non è stata trascurata neppure la produzione dell’Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici.

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1 INTRODUZIONE La costruzione di opere pubbliche ha da sempre costituito uno degli obiettivi prioritari, se non addirittura vitali, dell’autorità sovrana. Ovviamente gli scopi perseguiti sono stati i più eterogenei tra loro: dall’esaltazione dell’autorità o di un’ideologia, alle necessità militari, fino a quelle commerciali. Il più rilevante problema che si è sempre dovuto affrontare, ogniqualvolta le necessità di cui sopra spingevano verso la realizzazione di un’opera pubblica, è stato quello della fattibilità economica della stessa. A dirla con un testo piuttosto antico “Chi di voi, volendo costruire una torre, non si siede prima a calcolarne la spesa, se ha i mezzi per portarla a compimento? Per evitare che, se getta le fondamenta e non può finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro” (Lc 14:28-30). Nonostante l’ammonimento evangelico, l’esperienza, tanto delle “cattedrali nel deserto”, quanto delle opere iniziate e mai concluse, non è stata rara nel nostro Paese.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Gaetano Pecoraro Contatta »

Composta da 392 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3641 click dal 19/04/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.