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Analogia e anomalia in Marziano Capella

Analisi del testo, traduzione e commento dei paragrafi 290-325 del terzo libro del trattato enciclopedico di Marziano Capella, il DE NUPTIIS PHILOLOGIAE ET MERCURII. Lo studio si propone di illustrare termini e sopravvivenza della disputa tra i due diversi orientamenti linguistici di ANALOGIA e ANOMALIA, con riguardo alla letteratura artigrafica tardoantica e particolare attenzione all'analisi grammaticale delle otto parti del discorso. L'opera Marzianea qui esaminata si rivela un unicum nella tradizione artigrafica, in rapporto alla quale vengono presentati dei paralleli istituibili con il corpus dei grammatici latini del Keil (1855-1880=1961) nonchè un costante riferimento alla perduta tradizione varroniana: ne emerge una posizione dell'autore che pare avvicinarsi a quella di Varrone, favorevole ad un processo di normalizzazione della morfologia che non dimentichi la lezione dei veteres e che tenga conto, allo stesso tempo, dell'effettiva prassi linguistica del parlante.

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1 Premessa In questo lavoro ho cercato di analizzare i paragrafi 290-325 del terzo libro del trattato enciclopedico di Marziano Capella, il De nuptiis Philologiae et Mercurii. Il testo esaminato è stato presentato secondo l’edizione critica fornita da J. Willis nel 1983, che per la sezione in oggetto non presenta gravi problemi di carattere testuale. Il commento cerca di illustrare i termini e la sopravvivenza dell’antica disputa tra i due diversi orientamenti linguistici di analogia e anomalia, con particolare riguardo alla letteratura artigrafica tardoantica. Il terzo libro dell’enciclopedia di Marziano Capella compendia il problema nei §§ 290- 325, all’interno della trattazione delle otto parti del discorso. Il testo di Marziano rielabora in modo originale la teoria dell’analogia e dell’anomalia e occupa un posto per così dire intermedio tra le trattazioni tendenzialmente esaustive, come quella di Carisio, e quella ispirata alla brevitas più consona all’ambito scolastico, fornita da Donato. Marziano fa terminare l’intervento della virgo Grammatica con questi argomenti, di fatto relativi alla morfologia della lingua dibattuta tra la tradizionale impostazione analogista, diretta alla normalizzazione delle forme espressive, e i casi eccezionali portati all’attenzione dall’orientamento anomalista, favorevole invece all’effettiva prassi linguistica. Questa sezione si è dimostrata, pertanto, di notevole interesse proprio per la sua particolare struttura: non solo si è rivelata un unicum nella tradizione artigrafica per il sapiente gioco di intarsio con il quale ha saputo recuperare la tradizione dottrinale sulle due principali parti del discorso (nome e verbo), ma ha anche riportato all’attenzione un dibattito sulla lingua che, dopo la sistemazione fatta da Varrone, si era solo sporadicamente posto all’attenzione degli studi linguistici. Per l’analisi di questi paragrafi ho provveduto ad esaminare la tradizione artigrafica contenuta nel corpus dei grammatici latini del Keil 1855-1880 [=1961] sia in rapporto ai termini della polemica, sia in rapporto alla loro ricezione e elaborazione nel passaggio dal mondo greco a quello latino, non tralasciando di valutare anche la sopravvivenza dell’impostazione varroniana del problema. Ne è emersa una posizione dello stesso Marziano molto vicina a quella di Varrone: un processo di normalizzazione della morfologia, che non dimentichi la lezione dei veteres e che sappia tener conto dell’effettiva prassi linguistica del parlante.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Alice Presot Contatta »

Composta da 149 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2100 click dal 28/04/2005.

 

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