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La responsabilità penale dei revisori

L’aspetto di maggior rilievo dell’intero lavoro è senz’altro rappresentato dall’analisi della tutela penale accordata alla veridicità e completezza dell’informazione proveniente dai revisori, alla luce della riforma del diritto societario del 2003 ed oggi disciplinata dall'art. 2624 c.c. sotto la rubrica "Falsità nelle relazioni e nelle comunicazioni delle società di revisione".
Il presente lavoro si è dapprima concentrato sulla descrizione dell’attività precipua di revisione societaria e contabile, muovendo dalla sua prima regolamentazione alla riforma del diritto societario, soffemandosi in particolar modo sulla novità introdotta dal d.lgs. 58/1998 relativa alla statuizione della ripartizione dei compiti tra il collegio sindacale e la società di revisione.
Si è proseguito con l’esame di alcuni aspetti rilevanti della figura e del ruolo del revisore, quali il conferimento e la revoca dell’incarico, la funzione e l’indipendenza, concentrandosi, infine, sull’introduzione del sistema dei giudizi in luogo della certificazione.
Alla luce di tale novità il ruolo del revisore contabile ne è uscito rafforzato e a tale centralità ha fatto riscontro l’introduzione dell’art. 175 del d.lgs. 58/1998 in luogo del precedente art. 14 del d.p.r. 136/1975.
A questo punto dello studio si è ritenuto opportuno procedere all’analisi di tali due fattispecie, in quanto precedenti istituzionali all’attuale art. 2624 c.c.
Una volta compiuta tale disamina, si è giunti così all’analisi dell’art. 2624 c.c., vero punto focale del lavoro.
L’art. 2624 c.c. ha sostituito l’art. 175 del Testo Unico della Finanza, contestualmente abrogato dall’art. 8 del Decreto legislativo di riforma del diritto penale societario( d.lgs. n. 6/2002), ed ha trasferito la disciplina penale del falso in revisione all’interno del codice civile, affiancandola in tal modo alle tradizionali fattispecie societarie.
Infine, nello sviluppo del lavoro, si è ritenuto opportuno includere un debito accenno al notorio recente “caso Parmalat”, rilevando come i fatti gravissimi, relativi al medesimo, abbiano messo a nudo i limiti del sistema dei controlli interni ed esterni previsti dal nostro ordinamento.
Concludendo, l’approfondimento compiuto con il presente lavoro ha delineato l’attuale disciplina penale dell’attività di revisione, attraverso l’analisi delle precedenti fattispecie normative in materia fino alla riforma approvata dal d.lgs. n. 61/2002 che ha portato, come visto, il reato di falsità nelle relazioni e comunicazioni nell’alveo del codice civile, cercando nel contempo con determinazione di focalizzare l’attenzione in particolar modo sugli aspetti dell’attività di revisione che si impongono all’attenzione del penalista.

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6 1. IL REVISORE 1.1 L’attività di revisione dalla prima regolamentazione alla riforma del diritto societario L’obbligo del controllo contabile e della certificazione dei bilanci delle società con azioni quotate in borsa è stato introdotto nell’ordinamento italiano con il d.p.r. 31 marzo 1975, n. 136, in attuazione della delega di cui all’art. 2, lett. a) della legge 7 giugno 1974, n. 216. I due provvedimenti, seguiti a un ventennale dibattito sulla riforma del diritto delle società per azioni, realizzarono una revisione parziale del regime, limitata alle società quotate, che si innestò in un percorso evolutivo, di respiro complesso, che ha solo recentemente raggiunto il suo traguardo finale con la riforma del diritto delle società di capitali del 2003 1 . La predetta riforma rappresenta, come può comprendersi, un intervento legislativo di ampia portata sistematica ed è stata dapprima attuata, dal legislatore, per la parte penalistica (d.lgs. 11 aprile 2002, n.61) per poi completarsi con la più propria parte societaria. 1 D. CASADEI, La responsabilità della società di revisione, (introduzione di G. VISENTINI), Milano, 2000, p. 1.

Tesi di Laurea

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Lucrezia Pettinato Contatta »

Composta da 158 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.