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I programmi d'arte nella televisione pubblica italiana

A cinquanta anni dalla sua comparsa in Italia, la televisione è entrata nella vita della maggior parte degli italiani. Considerata da alcuni come un indispensabile mezzo d’informazione, da altri come un frivolo intrattenimento, la televisione ha profondamente modificato il suo aspetto, tenendo conto sia delle richieste del pubblico, sia di quelle del mercato pubblicitario. Fin dal primo giorno di trasmissione, l’arte, con il teatro, la musica e la letteratura è diventata parte essenziale del palinsesto televisivo. La programmazione Rai, che negli anni cinquanta era un monopolio statale, si basava su un progetto pedagogico, con il fine di fornire agli italiani una comune base culturale. La televisione è riuscita ad inserirsi nella difficile situazione economica, politica e sociale del dopoguerra italiano proprio presentandosi come un “oggetto pedagogico” divulgatore di conoscenze.
Durante gli anni cinquanta e sessanta il palinsesto era composto principalmente da programmi di medio livello culturale, con radici ben salde nella cultura accademica. I programmi didattico-educativi, che proponevano un sapere documentaristico, andavano in onda in prima serata, seguiti dalle trasmissioni di nicchia. Già negli anni sessanta s’iniziarono ad avvertire i primi cambiamenti: la cultura ha perso i toni accademici e il conduttore non è più un educatore ma un informatore neutrale, a volte distaccato.
Dopo il periodo iniziale in cui l’arte sembrava essere un elemento fondamentale della televisione culturale italiana, l’offerta di trasmissioni dedicate all’arte è andata via via declinando. A partire dagli ultimi anni settanta, Tutto si è trasformato in intrattenimento, e si è iniziato a parlare di edutainment, cioè di un nuovo modo di divulgare la cultura puntando sull’intrattenimento del pubblico. E’ il periodo in cui fioriscono le rubriche dei telegiornali e quelle d’attualità e tempo libero, alcune tuttora esistenti, come Sereno Variabile e Bellitalia.
La concorrenza con le tv private, che ha favorito la nascita della programmazione a flusso anche alla Rai, ha introdotto cambiamenti importanti nella costruzione del palinsesto. Prima di tutto, la programmazione a striscia, uguale ogni giorno della settimana, ha preso il posto della programmazione settimanale. In secondo luogo, è aumentata l’importanza degli acquirenti degli spazi pubblicitari. Le logiche di mercato sembravano il principale criterio di costruzione del palinsesto, che offriva poche trasmissioni interamente dedicate all’arte, molte rubriche e rotocalchi poco approfonditi per il pubblico di nicchia.
Negli anni novanta, l’arte ha provato a conquistare anche le nuove formule neotelevisive. Piuttosto, l’arte si è adattata ai nuovi tempi televisivi inserendosi all’interno delle trasmissioni. Le poche trasmissioni di nicchia andavano in onda soprattutto in seconda serata, mentre il prime time lasciava spazio all’arte solo in rari casi, con speciali o documentari pensati per un pubblico di massa.
L’offerta attuale di trasmissioni dedicate all’arte è molto scarsa, sia per quanto riguarda la televisione pubblica che quella privata. Inoltre, anche i canali via satellite, la pay tv e la tv on-demand non sono riuscite a soddisfare l’esigenza del pubblico di nicchia. Infatti, nonostante la Rai abbia provato tutte le nuove risorse, le offerte migliori hanno avuto vita breve. C’è chi ritiene che non ci siano state sufficienti sperimentazioni, che la televisione non abbia saputo trovare nuove formule, nuovi linguaggi per diffondere l’arte. Allo stesso tempo, nemmeno l’arte ha compiuto grossi sforzi per adattarsi al nuovo modello televisivo, che ha perso i connotati pedagogico-educativi. L’unica eccezione è Rai Educational, che propone tuttora trasmissioni culturali educative pensate per un pubblico giovane.
Questo lavoro si propone di analizzare l’offerta della Rai, dai tempi del monopolio di Stato fino ai giorni nostri, quando di fianco ai tradizionali canali via etere sono giunti quelli satellitari e la tv on-demand. Tenendo conto del contesto storico e culturale, è possibile analizzare i vari generi e la loro evoluzione. Si è parlato d’arte, infatti, sfruttando molti generi televisivi, che oggi hanno perso i loro connotati salienti. Nel flusso televisivo i confini non sono più netti e definiti, e anche i generi tendono a contaminarsi l’un l’altro. Vogliamo vedere, quindi, la risposta dell’arte al cambiamento televisivo, e il modo in cui ha saputo sfruttare l’opportunità delle reti tematiche via satellite, che sembrano essere il futuro delle trasmissioni di nicchia.

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3 Introduzione. A cinquant’anni dalla sua comparsa in Italia, la televisione è entrata nella vita della maggior parte degli italiani. Considerata da alcuni come un indispensabile mezzo d’informazione, da altri come un frivolo intrattenimento, la televisione, nel corso degli anni, ha profondamente modificato il suo aspetto, tenendo conto sia delle richieste del pubblico, sia di quelle del mercato pubblicitario. E’ lentamente e inesorabilmente entrata a far parte della vita quotidiana, prima a piccole dosi e ad orari prestabiliti, poi con un’offerta sempre più frammentata, disponibile in ogni momento della giornata con un numero di canali e argomenti crescente di anno in anno. Fin dal primo giorno di trasmissione, l’arte, con il teatro, la musica e la letteratura, è diventata parte essenziale del palinsesto televisivo. La programmazione Rai, che negli anni cinquanta era un monopolio statale, si basava su un progetto pedagogico, con il fine di fornire agli italiani una comune base culturale. La televisione è riuscita ad inserirsi nella difficile situazione economica, politica e sociale del dopoguerra italiano proprio presentandosi come un “oggetto pedagogico” divulgatore di conoscenze. Durante gli anni cinquanta e sessanta il palinsesto era composto principalmente da programmi di medio livello culturale, con radici ben salde nella cultura accademica. Il teatro, la musica classica, la letteratura trasposta in sceneggiati e l’arte occupavano una parte rilevante delle trasmissioni. I programmi didattico-educativi, che proponevano un sapere documentaristico, andavano in onda in prima serata, seguiti dalle trasmissioni di nicchia. Già negli anni sessanta s’iniziarono ad avvertire i primi cambiamenti: la cultura ha perso i toni accademici, a favore di un’ impostazione più rilassata, e il conduttore si è trasformato in un informatore neutrale, a volte distaccato. Dopo il periodo iniziale in cui l’arte sembrava essere un elemento fondamentale della televisione culturale italiana, l’offerta di trasmissioni sul tema è andata via via declinando. A partire dagli ultimi anni settanta,

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Francesca Renzi Contatta »

Composta da 116 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 7110 click dal 16/05/2005.

 

Consultata integralmente 20 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.