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Mercato del lavoro e tutela del prestatore

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Quadro
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Fabio Mazziotti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

La riforma del mercato del lavoro, approvata con il D. Lgs. 276/03, attuativo della legge delega 30/03, ha scatenato una vera e propria guerra di religione tra i sostenitori e una nutrita schiera di oppositori. Quanto ai primi, essi leggono la riforma attraverso alcune parole chiave: occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità. Parole moderne ed europee che il nostro ordinamento ha mutuato dalla “Strategia Europea per l’occupazione”. Obiettivo centrale della riforma è quello di garantire la effettiva occupabilità di ogni singolo lavoratore. L’elaborato analizza la riforma alla luce della internazionalizzazione dei mercati, divenuta poi globalizzazione. Gli atti normativi che hanno introdotto la cd Riforma Biagi contengono un riferimento agli “orientamenti comunitari in materia di occupazione”. Tali espressioni ci riportano alla cd “Strategia Europea per l’occupazione”, che si basa sul succedersi di alcuni avvenimenti.
La ricerca pone poi l’attenzione su alcuni problemi di ordine costituzionale. Il ricorso allo strumento della delegazione legislativa per una riforma di tale portata viene considerato meno rispettoso della centralità del Parlamento di quanto non sia l’utilizzo massiccio di decreti legge, stante l’ampio potere attribuito alle opposizioni e alle minoranze in sede di conversione dei decreti legge. Nella tesi si approfondisce il fenomeno del crescente ricorso alla flessibilità nell’impiego della manodopera. Negli ultimi anni si sono verificate profonde trasformazioni nei processi produttivi, quali il passaggio dal fordismo al post-fordismo, la rivoluzione informatica e la globalizzazione, la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro, tali da far ritenere che ci sia una correlazione positiva tra flessibilità e occupazione: una maggiore flessibilità migliora la produttività e i conti economici delle imprese e, di conseguenza, la propensione delle stesse ad assumere.
L’indagine si sofferma su un istituto del tutto nuovo per il nostro ordinamento, quello della certificazione dei rapporti di lavoro (cd. volontà assistita). Obiettivo dichiarato della certificazione è quello “di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei contratti di lavoro”, quindi una deflazione del contenzioso giudiziario. Altri effetti positivi che l’istituto dovrebbe produrre sono quelli del superamento dell’asimmetria informativa esistente tra le parti del rapporto di lavoro e la risoluzione di una serie di incertezze interpretative. La riforma viene poi approfondita sotto il profilo del suo impatto prevenzionistico e previdenziale. Quanto al primo, negli ultimi anni accanto all’utilizzazione da parte delle imprese di lavoratori cd atipici, si è registrato un incremento degli infortuni sul lavoro. Tale relazione tra precarietà occupazionale e cattive condizioni di lavoro ha posto il problema di apprestare adeguate forme di tutela in tema di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, al fine di evitare che due diritti fondamentali, quello al lavoro e alla salute, diventino tristemente alternativi. Dal punto di vista del suo “impatto previdenziale” la legge 30 e il decreto attuativo non sembrano contenere una regolamentazione previdenziale per così dire esaustiva delle nuove fattispecie lavorative.
Una particolare attenzione è dedicata al delicato problema di ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni che la riforma del mercato del lavoro indiscutibilmente pone. Bisogna stabilire se le norme introdotte con la riforma non invadano le competenze in ambito giuslavoristico che la revisione del Titolo V della Costituzione ha attribuito alle Regioni.
Una parte dell’analisi riguarda la borsa continua nazionale del lavoro, che può rappresentare, nell’ottica del legislatore e di quanti la condividono, una occasione per un cambio di direzione nella organizzazione e nella gestione dei servizi per l’impiego. Obiettivo dell’istituto è quello di realizzare un sistema aperto di incontro tra domanda e offerta di lavoro; un sistema tale da non porre limiti e vincoli all’esercizio del diritto al lavoro sull’intero territorio nazionale, come imposto dall’art. 120 della Costituzione. Uno dei più discussi e controversi temi toccati dalla Riforma Biagi è quello del ruolo del sindacato e della contrattazione collettiva. A scorrere il decreto legislativo di attuazione della legge 30/03 sorprende il profluvio di richiami al sindacato: si contano ben quarantatre rinvii alla contrattazione collettiva. Purtroppo l’analisi quantitativa non può rispondere alla domanda sulla qualità degli spazi riservati alla sfera sindacale, infatti, sono pochi gli autori che ravvisano nei frequenti rinvii ai contratti collettivi una ulteriore garanzia per la tutela dei diritti del lavoratore. In sostanza, la linea di politica del diritto perseguita è accompagnata da un forte ridimensionamento dei poteri di controllo collettivo.

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V INTRODUZIONE La riforma del mercato del lavoro, approvata con il D. Lgs. 276/03, attuativo della legge delega 30/03, ha scatenato una vera e propria guerra di religione tra i sostenitori e una nutrita schiera di oppositori. Quanto ai primi, essi leggono la riforma attraverso alcune parole chiave: occupabilità, imprenditorialità, adattabilità e pari opportunità. Parole moderne ed europee che il nostro ordinamento ha mutuato dalla “Strategia Europea per l’occupazione”. Obiettivo centrale della riforma è quello di garantire la effettiva occupabilità di ogni singolo lavoratore. L’elaborato analizza la riforma alla luce della internazionalizzazione dei mercati, divenuta poi globalizzazione. Gli atti normativi che hanno introdotto la cd Riforma Biagi contengono un riferimento agli “orientamenti comunitari in materia di occupazione”. Tali espressioni ci riportano alla cd “Strategia Europea per l’occupazione”, che si basa sul succedersi di alcuni avvenimenti. Quanti salutano con favore la riforma sostengono che essa sia in linea con le politiche del lavoro comunitarie, che le indicazioni provenienti dalla Unione Europea in materia di lavoro rappresentino una opportunità, non un vincolo. La ricerca pone poi l’attenzione su alcuni problemi di ordine costituzionale. Il ricorso allo strumento della delegazione legislativa per una riforma di tale portata viene considerato meno rispettoso della centralità del Parlamento di quanto non sia l’utilizzo massiccio di decreti legge, stante l’ampio potere attribuito alle opposizioni e alle minoranze in sede di conversione dei decreti legge. Nella tesi si approfondisce il fenomeno del crescente ricorso alla flessibilità nell’impiego della manodopera. Negli ultimi anni si sono verificate profonde trasformazioni nei processi produttivi, quali il passaggio dal fordismo al post-fordismo, la rivoluzione informatica e la globalizzazione, la crescita della partecipazione femminile al mercato del lavoro, tali da far ritenere che ci sia una correlazione positiva tra flessibilità e occupazione: una maggiore flessibilità migliora la produttività e i conti economici delle imprese e, di conseguenza, la propensione delle stesse ad assumere. L’indagine si sofferma su un istituto del tutto nuovo per il nostro ordinamento, quello della certificazione dei rapporti di lavoro (cd. volontà assistita). Obiettivo dichiarato della certificazione è quello “di ridurre il contenzioso in materia di qualificazione dei contratti di lavoro”, quindi una deflazione del contenzioso giudiziario. Altri effetti positivi che l’istituto dovrebbe produrre sono quelli del superamento dell’asimmetria informativa esistente tra le parti del rapporto di lavoro e la risoluzione di una serie di incertezze interpretative. La riforma viene poi approfondita sotto il profilo del suo impatto prevenzionistico e previdenziale. Quanto al primo, negli ultimi anni accanto all’utilizzazione da parte delle imprese di lavoratori cd atipici, si è registrato un incremento degli infortuni sul lavoro.

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