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Informale e resistenza sociale in Tanzania

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Ventura
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: M.cristina Ercolessi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 49

La crescita formidabile dell'economia informale probabilmente è uno dei più importanti sviluppi in Africa dagli anni ottanta, influenzando virtualmente ogni strato della società (Tripp 1997). Alcuni autori hanno caratterizzato questi sviluppi come un importante forma di disimpegno dallo Stato e di resistenza sociale. (Drakakis-Smith 1987, Azarya e Chazan 1987, Bayart 1986, Chazan 1988). Altri li considerano una forma alternativa di vita sociale- “una cultura autentica della povertà”- inventata da gruppi sociali marginalizzati dal vicolo cieco della modernità e dagli esiti di sottosviluppo determinati dalla crescente ideologia di sviluppo occidentale (Latouche 1993, 127). Il commercio stradale, specialmente nelle maggiori aree urbane è probabilmente una delle manifestazioni più visibili ed economicamente importanti dell’ “economia informale”. L’ informale può essere considerato
un'importante forma di resistenza, sia nelle sue pratiche organizzative che nella sostanza ideologica.
La nozione di Latouche dell'informale è simile al concetto di Scott (1990) di “infrapolitics”, con cui ci si riferisce all’ampia varietà di forme di resistenza di basso profilo.
Sono stati vari gli stimoli che mi hanno spinto a voler approfondire la questione dell’economia informale, delle sue origini, del suo peso economico in generale e soprattutto della sua grande capacità creativa di generare reddito e occupazione per tutte quelle persone divise tra una tradizione perduta e un’impossibile modernità, del suo rappresentare per costoro una “rivoluzione silenziosa”.
Tra i più importanti, sicuramente l’aver esperito personalmente l’attività informale di commerciante di strada durante un periodo migratorio a Barcellona ed a Bilbao, potendo così constatare la diversità nell’esecuzione di leggi municipali a riguardo: repressione nella prima, se sprovvisti di licenza, e implicita tolleranza nella seconda.
Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo l’occupazione nell’economia informale rappresenta più del 70% dell’occupazione totale. (vedi Fig. 1). Questo significa che di fronte ad un accresciuto tasso di disoccupazione ed ad un calo dei salari nel settore formale, le popolazioni hanno messo in atto diversi tipi di strategie di auto-sostentamento individuale e collettivo.

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4 Introduzione La crescita formidabile dell'economia informale probabilmente è uno dei più importanti sviluppi in Africa dagli anni ottanta, influenzando virtualmente ogni strato della società (Tripp 1997). Alcuni autori hanno caratterizzato questi sviluppi come un importante forme di disimpegno dallo Stato e di resistenza sociale. (Drakakis-Smith 1987, Azarya e Chazan 1987, Bayart 1986, Chazan 1988). Altri li considerano una forma alternativa di vita sociale- “una cultura autentica della povertà”- inventata da gruppi sociali marginalizzati dal vicolo cieco della modernità e dagli esiti di sottosviluppo determinati dalla crescente ideologia di sviluppo occidentale (Latouche 1993, 127). Il commercio stradale, specialmente nelle maggiori aree urbane è probabilmente una delle manifestazioni più visibili ed economicamente importanti dell’ “economia informale”. L’ informale può essere considerato un'importante forma di resistenza, sia nelle sue pratiche organizzative che nella sostanza ideologica. La nozione di Latouche dell'informale è simile al concetto di Scott (1990) di “infrapolitics”, con cui ci si riferisce all’ampia varietà di forme di resistenza di basso profilo. Sono stati vari gli stimoli che mi hanno spinto a voler approfondire la questione dell’economia informale, delle sue origini, del suo peso economico in generale e soprattutto della sua grande capacità creativa di generare reddito e occupazione per tutte quelle persone divise tra una tradizione perduta e un’impossibile modernità, del suo rappresentare per costoro una “rivoluzione silenziosa”. Tra i più importanti, sicuramente l’aver esperito personalmente l’attività informale di commerciante di strada durante un periodo migratorio a Barcellona ed a Bilbao, potendo così constatare la diversità nell’esecuzione di leggi municipali a riguardo: repressione nella prima, se sprovvisti di licenza, e implicita tolleranza nella seconda. Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo l’occupazione nell’economia informale rappresenta più del 70% dell’occupazione totale. (vedi Fig. 1). Questo significa che di fronte ad un accresciuto tasso di disoccupazione ed ad un calo dei salari nel settore formale, le popolazioni hanno messo in atto diversi tipi di strategie di auto-sostentamento individuale e collettivo. Andando alla ricerca di possibili cause esogene, le implicazioni che la

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commercio ambulante
dar es salaam
economia informale
globalizzazione
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popular organization
redditto
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