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E-government e Società dell'informazione

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Nesci
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Camerino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Francesco Cardarelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 338

Le esperienze di riforma della pubblica amministrazione, per lungo tempo, si sono sviluppate attraverso modalità che hanno privilegiato interventi di carattere normativo, disegnati senza tenere nel debito conto la loro successiva e, ovviamente, necessaria traduzione operativa, all’interno di vincoli temporali e d’investimento definiti; interventi circoscritti su singole procedure amministrative o, comunque, su aree funzionali “verticali”, hanno rappresentato un’altra diffusa modalità d’intervento. La riorganizzazione della PA, come pure la realizzazione delle infrastrutture tecnologiche e logistiche di supporto, sono state conseguenza diretta di tali evoluzioni normative e si sono dovute sviluppare, spesso, all’interno di vincoli, temporali e di merito, definiti dalle normative stesse.
La prevalente modalità operativa attraverso cui molti programmi di e-government si sono manifestati è stata quella tecnologica, lasciando in secondo piano, se non del tutto trascurando, il contributo di altri fattori, funzionali, organizzativi, umani, con il risultato di riproporre un approccio alla trasformazione di una pubblica amministrazione ancora una volta pericolosamente monodimensionale.
Tra i fattori di maggior criticità che sono emersi nell’attuazione dei programmi di e-government, vi è lo scollamento tra gli investimenti in nuove tecnologie e i processi di innovazione organizzativa; una criticità che a livello operativo ha condizionato negativamente la possibilità di integrare tecnologie dell’informazione all’interno del corpo dell’amministrazione. Un processo di cambiamento deve essere consapevolmente gestito in tutte le sue fasi e componenti ed è indispensabile disporre di strumenti gestionali di indirizzo e controllo che possano assicurarne il costante monitoraggio, al fine di garantire il raggiungimento dei prefissati obiettivi. Dato che i processi di cambiamento, soprattutto quelli incentrati su inserimenti di tecnologie informatiche, altro non sono, sotto il profilo operativo, che progetti che coinvolgono una molteplicità di risorse, è utile e possibile utilizzare questi strumenti anche per monitorare i processi di riforma.
La legislazione, in generale, deve essere essenziale, laconica. Sarebbe buona prassi estendere questo criterio a tutta la legislazione generale, ma va particolarmente considerata in tutto ciò che attiene al governo digitale. Questo è un modello di semplificazione, trasparenza ed efficienza. Queste qualità non possono essere preordinate in modo indeterminato e diffuso – come accade, peraltro, in gran parte della legislazione.
L’efficienza di una normazione può misurarsi per il comportamento conforme dei cittadini (efficacia), ma questo è un tema necessariamente a posteriore e contestuale. Questa è la parte empirica della legislazione, ovviamente imprescindibile. L’istituzione è una regola sociale che si adempie. Eppure vi sono criteri per misurare a priori se vi sono errori di tipo semantico o logico nella redazione delle norme. I criteri di coerenza, completezza e non ridondanza dei sistemi formali valgono anche per i sistemi legislativi.
Un ordinamento legislativo è un sistema assiomatico nel quale i postulati sono le norme e le conseguenze sono tutte le soluzioni che il sistema legislativo offre per tutti i casi reali o ipotetici che si possono presentare. La prima condizione dell’ordinamento legislativo quale sistema assiomatico è giustamente la “non contraddizione”, giacché se avvenisse una contraddizione sarebbe possibile qualsiasi soluzione. Oltre alla coerenza, i sistemi legislativi, come ogni sistema assiomatico o deduttivo, cercano di favorire le condizioni perché possano essere prese decisioni e quelle relative alla completezza, a punto tale che esistono norme di secondo livello per chiudere i sistemi.

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8 CAPITOLO PRIMO LE ORIGINI DELLA SOCIETÀ DELL’INFORMAZIONE 1. Introduzione Gli ultimi tre decenni del XX secolo hanno segnato una profonda trasformazione della società, non solo occidentale: lo sviluppo e la diffusione esponenziale delle tecnologie di comunicazione, sempre più veloci e potenti, hanno sconvolto molteplici aspetti della vita sociale, economica, politica e culturale, ridefinendo gli stessi concetti di tempo spazio ed identità 1 . Si è diffuso ed affermato un sistema economico integrato che opera simultaneamente su scala mondiale, le cui linee organizzative vanno nella direzione di una flessibilità sempre maggiore d’imprese e lavoratori all’interno di un sistema globale caratterizzato da meccanismi d’inclusione ed esclusione in base al valore che un’impresa, un individuo od un territorio possiedono. Di conseguenza è cambiata anche l’organizzazione del lavoro, con la nascita dell’impresa in rete. Al di là dei diversi modi di intendere il cambiamento 2 , ciò che è evidente è che oggi ci troviamo catapultati in una trasformazione improvvisa che non si è ancora assestata: la tecnologia, infatti elabora strumenti sempre più potenti e veloci per la raccolta, l’elaborazione e la trasmissione di dati in quella lingua universale che è il codice binario. Rispetto al passato, dunque, il ruolo dell’informazione è quello di un nuovo capitale, di una preziosa merce di scambio che può essere accumulata, negata, o addirittura imposta, e che diventa una nuova forma di potere. E’ comunque innegabile che da sempre l’informazione è generatrice di progresso, ovvero da quando, circa 5.000 anni fa, l’uomo ha iniziato ad unire nella scrittura segni e linguaggio. Ma, piu’ di tutte, è stata l’informatica, il cui avvento si registra intorno agli anni 60’ del secolo scorso, a rivoluzionare le modalità di 1 Legge di Kranzberg 2 Neil Postman, Technopoly, La Resa della Cultura alla Tecnologia, Torino, 1993, Bollati Boringhieri, p. 61 e M. Castells, La Nascita della Società in Rete, cit., p. 21, nota 31.

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