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Analisi e caratteristiche di una nuova filiera di biocarburanti in Toscana

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Griccioli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Siena
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia Ambientale
  Relatore: Carlo Amendola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 171

La tesi presentata si concentra sull’individuazione di alcuni progetti integrati, mirati all’implementazione di una filiera di biocarburanti nella regione Toscana, facenti riferimento sia alla fase agricola, sia alla fase di trasformazione del processo produttivo a partire dalle risorse e dalle caratteristiche della regione di riferimento.
Nel Centro Italia, ed in particolare in Umbria e in Toscana, una grande risorsa potrebbe essere l’olio ricavato dai semi di colza e di girasole per usi energetici, grazie alle condizioni territoriali e climatiche favorevoli per la coltivazione di entrambe le colture.
Sebbene il settore non abbia avuto grande successo a causa delle politiche agro-industriali in atto per la coltivazione delle oleaginose no food, nella regione Toscana, in considerazione dell’applicazione della nuova Politica Agricola Comunitaria e dell’attenzione dei media e dell’opinione pubblica come conseguenza dell’impennata dei costi del gasolio, la coltivazione su vasta scala di colture oleaginose, da destinare ad usi energetici, potrebbe rappresentare una concreta possibilità d’integrazione dell’agricoltura classica, risolvendo in parte, gli attuali problemi relativi alle produzioni eccedentarie, con recupero di terreni a produttività marginale.
La tesi vuole fornire gli strumenti e i dati necessari all’implementazione della filiera, dando indicazioni su cosa è stato fatto finora in Toscana e in che modo la filiera può essere rilanciata.
Oltre a ciò, nello sviluppo della tesi sono state evidenziate le problematiche energetiche ed ambientali determinate dagli attuali modelli di sviluppo dei Paesi Industrializzati; tali problematiche, di valenza mondiale, vengono affrontate tramite azioni concordate a livello globale: di grande importanza a questo proposito sono le misure previste nel protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni dei gas responsabili dell’”effetto serra”.
Dall’analisi emerge che l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili è uno degli strumenti più importanti per far fronte alle problematiche evidenziate. Tali fonti, in una proiezione al 2020, potrebbero coprire dal 20% al 30% del fabbisogno energetico mondiale, consentendo di coniugare produzione d’energia e presidio e sviluppo del territorio.
Fra le energie rinnovabili, che potrebbero rappresentare una risorsa locale, pulita ed un’occasione di recupero di terreni a produttività marginale, ci sono i biocarburanti e in particolare il biodiesel prodotto da materie prime coma colza e girasole.
Condizione indispensabile per la sua introduzione nel mercato, dato l’elevato costo di produzione, è, quindi, la presenza di misure di defiscalizzazione. Tali misure si differenziano tra i vari paesi della Comunità Europea, creando diversità di mercati e rendendo diversa la competitività di questi prodotti fra paese e paese.
La normativa fiscale rappresenta una condizione necessaria per l’affermazione del biodiesel, ma non l’unica. Infatti all’interno della filiera del biodiesel bisogna comprendere anche altre numerose normative di tipo agricolo e industriale. Tali regolamentazioni sono di primaria importanza per il pieno funzionamento dell’intera filiera agro-industriale del biodiesel che comprende le fasi di produzione agricola, di trasformazione industriale e di distribuzione commerciale.
L’altro problema, affrontato nella tesi, è la necessità di realizzare una filiera agro-industriale completa nelle aree di produzione delle colture no-food. Lo sviluppo della filiera del biodisel nell’area di produzione, consentirebbe l’abbassamento dei costi di trasporto e conseguentemente dei costi di produzione industriale; tali benefici potrebbero andare a vantaggio del prezzo dei semi oleosi a destinazione non alimentare e quindi assieme ad altre politiche del settore, rendere remunerativa per gli operatori agricoli la produzione, condizione indispensabile per il mantenimento e lo sviluppo delle oleaginose. Dalla tesi emerge che la regione Toscana rappresenta un territorio ideale ove sviluppare la filiera agro-industriale del biodiesel, che già in una regione confinante, l’Umbria con la sua industria Estereco s.r.l., sta dando risultati importanti; inoltre la Toscana può contare sulla Novaol s.r.l. di Livorno, con un impianto di produzione fra i più avanzati al mondo. Certamente la diffusione del biodiesel è strettamente legata a scelte di politica economica a livello comunitario, nazionale e regionale, finalizzate all’aumento di quote defiscalizzate e al sostegno economico per lo sviluppo della filiera.

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7 PREMESSA Il presente lavoro consiste nell’individuazione di alcuni progetti integrati, mirati all’implementazione di una filiera di biocarburanti nella regione Toscana, facenti riferimento sia alla fase agricola, sia alla fase di trasformazione del processo produttivo a partire dalle risorse e dalle caratteristiche della regione di riferimento. L’esigenza di un simile studio è motivata da una nuova filosofia a livello di Unione Europea imperniata sulla multifunzionalità dell’azienda agricola per la quale è parte integrante dello sviluppo rurale lo svolgimento da parte degli operatori del settore primario di compiti, funzioni ed altre attività, comunque in sinergia con quella agricola, basate su innovativi modelli di integrazione verticale tra diversi settori dell’economia. In questa ottica, alla luce dei nuovi indirizzi della Pac, (riforma Fishler della Politica Agraria Comunitaria, 2003) a livello comunitario si registra un rinnovato interesse per tutti quei processi di trasformazione – combustione, pirolisi, ecc. – in grado di ottenere energia in forma diretta od indiretta mediante l’utilizzo quale materia prima di produzioni agricole. Se da una parte l’utilizzo di prodotti e sottoprodotti delle lavorazioni agricole, da colza e girasole a materiale legnoso da tagli forestali e potature, paglia e reflui zootecnici, può garantire all’azienda agricola, una parziale o totale autosufficienza energetica, d’altra parte il ricorso a fonti energetiche alternative può avvenire tramite la produzione su larga scala ed il successivo collocamento sul mercato di colture ad hoc, da utilizzare come materia prima all’interno di un processo di trasformazione industriale per produrre energia rinnovabile. La situazione italiana riguardo allo sviluppo di un sistema volto a produrre colture agricole per fini non alimentari, è quella di grave ritardo causato da molteplici ostacoli economici e tecnici che verranno analizzati in questo studio. Nel Centro Italia, ed in particolare in Umbria e in Toscana, una grande risorsa potrebbe essere l’olio ricavato dai semi di colza e di girasole per usi energetici, grazie alle condizioni territoriali e climatiche favorevoli per la coltivazione di entrambe le colture. Attualmente la coltivazione delle oleaginose no food, nella regione Toscana, non è molto diffusa. In considerazione dell’applicazione della nuova Politica Agricola Comunitaria, la coltivazione su vasta scala di colture oleaginose, da destinare ad usi energetici, potrebbe rappresentare una concreta possibilità d’integrazione

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Parole chiave

biocarburante
biodiesel
biomassa
coltura energetica
economia ambientale
fishler
metilestere
no food
oleagionose
toscana

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