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Il ruolo della libertà nel primo Schelling (1794-1800)

La libertà "è dal principio alla fine il grande tema di Schelling. Essa è il motivo comprensivo, che tutto muove del suo pensiero. Appena un solo filosofo ha parlato con tanto entusiasmo e con tanta continuità della libertà" (Karl Jaspers).

Il compito principale che questo lavoro di tesi si propone di assolvere è quello di chiarire il significato che la libertà ha assunto nella riflessione filosofica del primo Schelling (1794-1800), tenendo presente che essa è strettamente intrecciata alla questione dell'Assoluto.

Il pensiero schellinghiano è una continua ricerca incentrata sul problema della libertà, compiuta all'interno di un percorso di sempre ulteriore e radicale approfondimento, che porta Schelling a considerare la libertà sin dai suoi esordi filosofici non solo "ALFA E OMEGA DELLA FILOSOFIA" ma anche "PRINCIPIO ED ESSENZA DELL'UOMO".

Del resto, dal "PRIMO CARTEGGIO CON HEGEL" (capitolo I) e dal saggio "DELL'IO COME PRINCIPIO DELLA FILOSOFIA" (capitolo II), alle "LETTERE FILOSOFICHE SU DOMMATISMO E CRITICISMO" (capitolo III), Schelling si è sforzato di fondare la filosofia nella libertà e di fornire a quest'ultima un fondamento filosofico.

Il capitolo IV si preoccupa di analizzare il tema della libertà nella "NEUE DEDUCTION DES NATURRECHTS" (Nuova deduzione del diritto naturale).

Il capitolo V invece cerca di sviscerare il tema della libertà nelle "ABHADLUNGEN".

Il VI ed ultimo capitolo, parte centrale e fondamentale del lavoro analizza il tema della libertà (e della necessità) nel "SYSTEM DES TRANSZENDENTALEN IDEALISMUS" (Sistema dell'Idealismo Trascendentale), pietra miliare per la comprensione del pensiero schellinghiano. Il System infatti, merita di essere analizzato non solo perchè è uno degli scritti più importanti del nostro Autore, ma perchè rappresenta un "momento fondamentale" nell'evoluzione del pensiero schellinghiano, nel quale vengono approfonditi i problemi, i tentativi e sopratutti i risultati sviluppati nelle opere precedenti, relativi al problema della libertà.





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6 Fino a qualche decennio fa Schelling è stato scarsamente studiato dalla critica, in quanto ritenuto una figura di secondo piano quanto non addirittura marginale rispetto a Hegel. Infatti, per lungo tempo «l’immagine predominante di Schelling, fissata nell’opinione comune e nei manuali, era […], quella del pensatore impetuoso e geniale, che ha brillato come una meteora tra Fichte, il fondatore dell’idealismo tedesco, e Hegel, il maestro dell’impresa»1. È pur vero che chi si accinge a studiare la sua opera si trova a combattere con una fonte inesauribile di pensieri e una quantità sterminata di scritti, ma ritenerlo solo l’anello di congiunzione tra Fichte e Hegel ci sembra piuttosto riduttivo, per un filosofo che è stato, invece, uno dei più grandi e brillanti pensatori che hanno fatto la storia dell’Idealismo tedesco e la cui presenza nel dibattito filosofico è stata fino all’ultimo attiva ed efficace, senza mai essere superficiale. Fortunatamente quell’immagine di Schelling considerato per oltre un secolo, prima kantiano, poi fichtiano ed addirittura confinato alle spalle di Hegel, è ormai superata. La potenza del suo pensiero, oggi, non è da meno rispetto a quella di Hegel, tanto che, possiamo dire con Pareyson che l’influsso schellinghiano «riemerge […] da sotto terra, dalle profondità inconsapevoli della nostra matrice culturale, con una voce tanto più congeniale e familiare quanto più segreta e abissale ne è la provenienza» 2 . 1 Schelling a volte è stato ricordato come il «Proteo dell’idealismo tedesco: era quasi un suo epiteto naturale. Era così da vivo, agli occhi degli avversari accaniti che gli procuravano il suo atteggiamento sdegnoso ma anche la sua genialità. L’origine piuttosto innocente di questa immagine di Schelling ─ prosegue Tilliette ─ risale infatti alla scena festosa del Secondo Faust, la Notte classica di Valpurga, dove i giochi acquatici della fauna marina sono moderatamente cifrati». Ma, nonostante tutto, non sarebbe del tutto inopportuno «ritornare all’immagine di Proteo se si interpretasse il mito nel senso che aveva pure per Schelling: si tratterebbe più di cogliere il vero Schelling, di strappargli la sua identità, che di seguire le metamorfosi e la natura del camaleonte» (X.TILLIETTE, Attualità di Schelling, trad. it. a cura di N.De Sanctis, Mursia, Milano, 1974, pp. 9-10). 2 L.PAREYSON, Federico Guglielmo Giuseppe Schelling, in Grande Antologia Filosofica, diretta da M.F.Sciacca, vol. XVIII, Marzorati, Milano 1971, p. 55.

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Gabriella Di Damiano Contatta »

Composta da 110 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 3849 click dal 14/06/2005.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.