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Creazione, arte e tecnologia in Andrè Malraux. Il museo immaginario nell'epoca di Internet.

La Tesi intende riflettere sull'attualità del pensiero estetico di Andrè Malraux e più dettagliatamente sulla tenuta del concetto di Museo Immaginario nell'epoca contemporanea. Divisa in due parti, è prima di tutto una ricognizione sul percorso di pensiero di Malraux della cui estetica vuole ricostruire la genesi attraverso i concetti chiave di artista, di antirealismo e di immaginario; in secondo luogo è una critica all'idea stessa di Museo Immaginario condotta con l'ausilio della mediologia di Règis Debray e di autori che ricorrono come fonti per lo stesso Malraux, come Walter Benjamin e Andrè Bazin. Il concetto di Museo Immaginario (cioè di quel Museo che ciascuno porta dietro le palpebre) nasce in Malraux dall'intuizione, mediata dalla lettura di Benjamin, che la riproduzione fotografica decontestualizza l'opera d'arte e così facendo la restituisce pienamente a se stessa (perché la allontana da tutto ciò che non le è pienamente attinente). Quello che si è voluto fare è proprio analizzare quest'intuizione alla luce delle tecnologie digitali che elevano in massimo grado la possibilità di astrarre dalla concretezza dell'oggetto artistico stesso.
La tesi è attualmente in traduzione presso l'associazione Amitiès Internationales Andrè Malraux (www.andremalraux.com) che si occupa della diffusione dell'opera di e su Andrè Malraux.

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Creazione, arte e tecnologia in André Malraux -1- Introduzione A tutte le opere d’arte che sceglie, il Museo Immaginario porta, se non l’eternità che domandavano loro gli scultori di Sumer o di Babilonia, l’immortalità che domandavano loro Fidia e Michelangelo, almeno un’enigmatica liberazione dal tempo. E se fa nascere un Louvre invaso e non abbandonato, è perché il vero Museo è la presenza, nella vita, di ciò che dovrebbe appartenere alla morte 1 . Il pensiero di Malraux sull’arte nasce dall’enigmatica domanda che la moltitudine delle opere raccolte in un museo pone a chi vi entra; nasce cioè dalla volontà di dare una giustificazione alla comune presenza all’interno di un unico edificio di opere tra loro antitetiche per modalità di creazione, per funzione e qualità, ma riunite sotto un medesimo nome: quello di arte, appunto. L’enigma è quello che un crocifisso romanico, nato come oggetto di culto al di fuori di qualsiasi concetto di arte, pone nel momento in cui viene raccolto in un museo, dove cessa di essere venerato per venire ammirato in quanto sistema formale, contrapposto, in un perpetuo dialogo, a tutti gli altri sistemi formali che il museo riunisce. E’ ‘la presenza nella vita di ciò che dovrebbe appartenere alla morte’, il porsi dell’arte come un qualcosa in grado di trascendere i secoli. Proprio in una definizione di arte come Assoluto trascendente rispetto alle singole opere d’arte nelle quali, di volta in volta, si 1 “A toutes les oeuvres d’art qu’il élit, le Musée Imaginaire apporte, sinon l’éternité que leur demandaient les sculpteurs de Sumer ou de Babylone, l’immortalité que leur demandaient Phidias et Michel-Ange, du moins une énigmatique délivrance du temps. Et s’il suscite un Louvre envahi et non déserté, c’est que le vrai Musée est la présence, dans la vie, de ce qui devrait appartenir à la mort” (A. Malraux, Le Musée Imaginaire, Gallimard, Paris 1965, p. 233).

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Mauro Sala Contatta »

Composta da 234 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 14941 click dal 20/03/2004.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.