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Le strategie di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese

Informazioni tesi

  Autore: Sergio Maiorino
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Napoli - Federico II
  Facoltà: Economia
  Corso: Economia e Commercio
  Relatore: Mirella Migliaccio
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 181

Nel passato la piccola impresa era vista come residuale rispetto alla grande, vero modello di impresa efficiente. In pratica, la piccola impresa era destinata ad occupare le “briciole” di mercato avanzate alla grande, aree di mercato abbandonate perché non abbastanza redditizie.
Il ruolo della piccola impresa è stato rivalutato; ciò risulta particolarmente evidente nelle scelte di internazionalizzazione, in riferimento alle quali le p.m.i. assumono comportamenti peculiari.
Per quanto concerne le p.m.i. risulta evidente, invece, la tendenza della maggior parte delle stesse a svilupparsi all’interno del singolo stadio, piuttosto che evolvere verso stadi successivi.
Questa definizione “al ribasso” del modo in cui sono organizzate le piccole imprese, non significa che non possano avere ugualmente successo. In particolare, quando elementi di competenza manageriale si affiancano ad adeguate competenze produttive, le prospettive dell’azienda migliorano notevolmente.
Insomma, per effettuare un processo di internazionalizzazione delle p.m.i. sono necessarie una serie di strategie difficili, ma allo stesso tempo molto interessanti, che alla fine riescono a dare alle suddette imprese un grande vantaggio competitivo.
Lo scopo, alla fine del lavoro, è stato quello di avere le idee più chiare su una strategia, quella di internazionalizzazione, ormai fondamentale per lo sviluppo delle imprese, anche e soprattutto, di piccole e medie dimensioni.
Il risultato ottenuto è che ormai l’internazionalizzazione non è più un concetto riferito alla sola grande impresa. Le piccole e medie imprese hanno ormai la maturità necessaria per sviluppare le proprie strategie di internazionalizzazione attraverso la pianificazione e non più solo attraverso l’azione strategica. Certo, la maggior parte delle p.m.i. entra nel mercato internazionale ancora con il “classico” processo “a stadi”, sviluppando delle strategie di nicchia e spesso conserva solo quella specifica fetta di mercato; però è sempre più evidente il tentativo, da parte delle piccole imprese, di svilupparsi secondo le risorse che queste possono offrire o acquisire con la permanenza sul mercato estero, il che le porta ad espandersi anche in parti del mercato diverse da quelle di ingresso, attraverso strumenti di collaborazione e impegno organizzativo. A questo proposito si nota lo sforzo delle p.m.i. nel cercare di adottare una struttura ed una organizzazione specifiche per il mercato estero, mentre in passato si tendeva ad adattare le strutture interne anche per il mercato internazionale. Ciò era permesso proprio dal fatto che si adottavano strategie di nicchia e in questo frangente l’organizzazione nazionale andava ancora bene.
E’ evidente come strategia e obiettivi debbano essere coerenti tra loro. Spesso, questa coerenza è difficile da realizzare perché, nei fatti, nelle piccole e medie imprese le strategie sono ambiziose e i budget sono ridotti.
Ancora più difficile è mantenere una coerenza tra gli obiettivi dell’”oggi” e del “domani” dell’impresa . In realtà, questo punto è cruciale perché il perseguimento di certi obiettivi oggi, può ostacolare o escludere il perseguimento di altri obiettivi nel futuro.
Per realizzare gli obiettivi occorrono dei “mezzi”, cioè delle risorse a disposizione dell’organizzazione. In realtà, le strategie tengono conto delle risorse disponibili per evitare di formulare degli obiettivi irraggiungibili.
Proprio in virtù delle piccole dimensioni e del controllo diretto da parte dell’imprenditore (elementi che permettono la minima presenza di livelli organizzativi), la piccola impresa trova tutta una serie di vantaggi rispetto alla grande dimensione. Posto che l’internazionalizzazione è, di solito, uno stimolo alla crescita aziendale e alla crescita dell’organizzazione, ne consegue la necessità di una certa strutturazione che rimane però molto flessibile anche perché è difficile che il mercato internazionale induca a moltiplicare di molto l’organico, considerando anche che la realtà organizzativa delle piccole imprese si regge su un sottile equilibrio legato alla presenza diretta dell’imprenditore.
In definitiva si può concludere che i processi di internazionalizzazione hanno raggiunto un grado di importanza abbastanza alto tra le strategie delle piccole e medie imprese e, incrementando ancora di più questi sviluppi, presto lo sbocco internazionale diventerà quasi indispensabile anche per le imprese di dimensioni minori.

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1 PREMESSA Ogni fenomeno di “internazionalizzazione” delle imprese è da collegarsi con i mutamenti ambientali. L’ambiente in cui operano le imprese vive recentemente un continuo cambiamento. Al cambiamento ambientale è seguito quello dell’organizzazione del sistema di produzione, dell’organizzazione delle imprese, delle modalità competitive. Per le imprese si aprono nuove prospettive competitive basate sulla capacità di cogliere nuove opportunità e di affrontare nuove minacce. Tra gli effetti del cambiamento, ve ne sono alcuni che interessano l’ambito geografico di riferimento delle imprese; in questi casi, le imprese sono influenzate in conseguenza indiretta di cambiamenti generali. Questi cambiamenti vengono genericamente definiti “internazionalizzazione”. Quando comprendono buona parte o tutte le nazioni del mondo, vengono detti mondializzazione o,meglio, globalizzazione.

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