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Formazione e ascesa di un antisemita italiano: Giovanni Preziosi

Informazioni tesi

  Autore: Simone Pettirossi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1997-98
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Ernesto Galli della Loggia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 241

Giovanni Preziosi (nato a Torella dei Lombardi il 28 ottobre 1881 e morto suicida a Milano il 26 aprile del 1945) è uno di quei personaggi di cui alcuni preferirebbero non parlare, sperando che il tempo ne cancelli il ricordo. Per il suo acceso antisemitismo e per il ruolo di primo piano avuto nella politica razziale della RSI (ricoprì la carica di Ispettore Generale per la Razza) Preziosi è stato considerato come una sorta di “male assoluto”, di “sbaglio umano”, lontanissimo dalle c.d. persone “normali''...
Il punto curioso, però, è che proprio questa psicologia “assolutizzante”, in cui le cose sono soltanto “bianche o nere”, in cui il male sta solo da una parte e il bene dall’altra, in cui l’altro diventa il nemico da cancellare o da “eliminare”, è alla base dell’antisemitismo di Preziosi.
La mia tesi di laurea è un tentativo di ricostruire e comprendere (che non significa giustificare e/o condividere!!!), senza facili semplificazioni, il complesso percorso politico-culturale, ma anche psicologico e personale, che condusse un giovane sacerdote irpino che all'inizio del '900 aveva aderito alle correnti più riformatrici del cattolicesimo italiano (in particolare al movimento democratico cristiano di Murri) e si era impegnato nella difesa degli “ultimi” (soprattutto dei contadini meridionali costretti ad emigrare per trovare “un pane meno stentato”) a diventare, infine, un fanatico e convinto antisemita.

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V INTRODUZIONE Giovanni Preziosi è noto, soprattutto, perché durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana si adoperò con tutte le sue forze, in qualità di Ispettore Generale della Razza, per attuare anche in Italia una persecuzione ‘integrale’ degli ebrei. 1 In gioventù, però, ordinato sacerdote 2 , aveva aderito alle correnti più riformatrici del cattolicesimo italiano e aveva guardato con attenzione alle problematiche sociali del Mezzogiorno, dedicandosi (fino al 1912) all’assistenza degli emigranti italiani. Abbiamo cercato di ricostruire il percorso politico-culturale che condusse un convinto democratico cristiano a divenire, infine, un fanatico antisemita. Possono contribuire a comprendere tale evoluzione alcuni aspetti della personalità di Preziosi: in primis l’intransigenza e il moralismo, che lo portarono a vedere il mondo come un’eterna lotta tra bene e male, tra buoni e cattivi, tra verità e menzogna… Nella sua forma mentis non c’era posto per l’incertezza, per l’errore, per il ‘caso’. Il suo ‘mito’ era la ‘non contraddizione’, la coerenza estrema, senza alcuna attenzione per le conseguenze. Nel ’30, ad esempio, a proposito de “La Vita Italiana” (mensile da lui fondato e diretto), scrisse: “sfogliate i miei duecentododici fascicoli raccolti in trentasei volumi, leggete una per una le mie ventunomila pagine e non vi troverete atteggiamento politico, tesi morale, giudizio su avvenimenti od uomini che presenti una qualsiasi contraddizione con quello che è oggi il pensiero e l’azione della rivista.” 3 Al di là del fatto che tale rivendicazione era più mitica che reale (dato che i molti temi trattati e le posizioni assunte nel corso degli anni da “La Vita Italiana” potevano acquistare un’intima coerenza solo ex-post e con non poche forzature…), questa frase evidenziava un atteggiamento da ‘verità rivelata’ che non contemplava il ‘mutare d’opinione’, i ‘cambi di prospettiva’, la ‘maturazione intellettuale’, ma solo la professione fideistica di una credenza (che fosse religiosa, politica o culturale era poco rilevante). Tutti questi elementi, uniti ad un innato spirito polemico e alla vocazione al fondamentalismo, spinsero Preziosi, da un lato, a fare di ogni polemica una crociata; dall’altro, a vedere dietro ad ogni sconfitta oscuri artefici e 1 Di questo periodo, al quale accenneremo soltanto, si sono già ampiamente occupati numerosi storici. Si vedano, in particolare, M. MICHAELIS, Mussolini e la questione ebraica. Le relazioni italo-tedesche e la politica razziale in Italia, Comunità, Milano 1982, pagg. 327 e segg.; G. MAYDA, Ebrei sotto Salò. La persecuzione antisemita 1943-1945, Feltrinelli, Milano1978, ad indicem; F. W. DEAKIN, Storia della Repubblica di Salò, Einaudi, Torino 1963, ad indicem; R. DE FELICE, Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo, Einaudi, Torino 1993, pagg. 446-486; S. ZUCCOTTI, L’olocausto in Italia, TEA, Milano 1995, pagg. 190 e segg.; AA. VV., La menzogna della razza (Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascista), Grafis, Bologna 1994, ad indicem. 2 Venne ordinato nel 1904, ma nel 1913 lasciò l’abito talare. 3 G. PREZIOSI, Carta da visita per il 1931, in “La V.I.”, a. XVIII, vol. XXXVI, fasc. CCXIII, dicembre 1930, pagg. 537-543. Cfr. anche G. PREZIOSI, Nel ventesimo anno, in “La V.I.”, a. XX, vol. XXXIX, fasc. CCXXVI, gennaio 1932, pagg. 3-6.

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