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L'immagine dell'America Latina nella Spagna franchista

Informazioni tesi

  Autore: Massimo Gamberini
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Storia
  Relatore: Luciano Casali
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 158

L’analisi degli studi sulla storia della Spagna del XX secolo pone l’interrogativo di come il regime franchista – che dal suo fondatore, Francisco Franco, prese il nome – riuscì a sopravvivere per oltre trentasei anni nel bel mezzo dell’Europa. Eppure, proprio alla conclusione della seconda guerra mondiale, il suo regime sembrava avere ormai i giorni contati. Durante il catastrofico conflitto e la conseguente polarizzazione dei due schieramenti, il Caudillo aveva dovuto e saputo praticare una politica prudentemente ambigua e dare, come si suole dire, un colpo al cerchio e uno alla botte a difesa della sua posizione non interventista, ma palesemente filofascista. Appena preso il potere, inoltre, la diplomazia franchista dovette fare i conti con le gravi perdite – umane ed economiche – della guerra civile del triennio 1936-1939. Quando poco dopo scoppiò il secondo conflitto mondiale, quindi, il principale nemico per la Spagna, non era costituito da un’altra Nazione o un altro Paese, ma dalla fame e dalla carestia che la popolazione conobbe in quei terribili anni.
Nell’immediato dopoguerra mondiale, il governo di Franco fu visto come l’ultimo baluardo in Europa del fascismo e venne messo sotto accusa dall’opinione pubblica internazionale, che richiedeva a gran voce la fine della dittatura. La delibera dell’ONU – che nell’ottobre 1946 invitava tutti i Paesi aderenti alle Nazioni Unite a rompere le relazioni diplomatiche con la Spagna – avrebbe fortemente improntato la politica interna ed estera di quel Paese. L’embargo economico e diplomatico avrebbe finito per costituire un elemento di rafforzamento interno per la dittatura che riuscì, giocando sull’orgoglio nazionale, a catalizzare il consenso. Orden, unidad y aguantar ed España es diferente furono gli slogan lanciati per dimostrare al popolo e al mondo intero che il paese poteva – ed era tenuto a farlo – resistere agli attacchi internazionali.
Quest’ostilità si sarebbe dovuta combattere in primo luogo con un buon gioco di politica estera: la Spagna concentrò infatti la propria attenzione e i propri sforzi alla costruzione di rapporti politici, economici e culturali, su quei paesi dell’America “hispanica” che, anche grazie al sorgere di regimi dittatoriali e populisti come quello argentino, aiutarono il Paese iberico alla sopravvivenza e mitigarono il clima sfavorevole al regime.
Su questa base trovò sempre più spazio la politica di cui il Consejo de la Hispanidad prima, e l’Istituto di Cultura Ispanica poi, furono promotori negli anni Quaranta. Voluta fin dall’inizio dallo stesso generale Franco con il preciso compito di superare le divisioni tra i popoli ispanici e di eliminare il «pulviscolo politico cui sono oggi ridotti i paesi dell’America spagnola», la politica della Hispanidad – con posizioni volutamente ambigue fra un’esigenza utopica di ricostruzione dell’Impero spagnolo tramontato nel XIX secolo e l’attuazione di una più “semplice” egemonia culturale e spirituale – riuscì a far avvicinare la Spagna all’America Latina e a trovare ascolto e appoggi prima di tutto in Argentina. Con il riconoscimento della esistenza di una matrice comune, data dalla medesima lingua, cultura e religione, il governo peronista della metà degli anni Quaranta avrebbe aiutato in modo determinante la Spagna ad arginare l’opposizione internazionale contro il regime e a sostenere, diplomaticamente ed economicamente, il governo franchista.
Ma furono questi i fattori essenziali che fecero superare la crisi – economica e diplomatica – successiva alla seconda guerra mondiale e a far sopravvivere la dittatura di Francisco Franco?
Personalmente sono profondamente convinto del grande peso che la propaganda dell’Hispanidad ebbe durante il regime franchista – soprattutto grazie al tema centrale dell’imperialismo e della ricostruzione del potere di quella Spagna conosciuta un tempo come Gran Potencia. La riscoperta del passato e delle matrici comuni con l’America Latina costituivano la base di un progetto che avrebbe dovuto collocare il Paese iberico in un punto di convergenza della comunità ispanoamericana. Quello dell’Hispanidad fu, pertanto, uno dei temi chiave per la ricostruzione del consenso interno: gli elementi centrali di tale politica favorirono in un primo tempo, la stabilizzazione del potere da parte di Francisco Franco dopo i tre terribili anni della guerra civile; in un secondo tempo, la stessa Hispanidad si caratterizzò come strumento utilizzato dal regime franchista per legarsi a livello cultural-spirituale ai territori oltreoceano. Ma fu anche grazie al ruolo giocato dall’Argentina peronista e all’inizio della guerra fredda che gradualmente si giunse al ripristino delle relazioni internazionali tali da accrescere il rilancio dell’economia e del Paese. Fu così, che la Spagna poté integrarsi nella comunità internazionale – sia pure mantenendo i propri elementi distintivi – fino al 1975, anno in cui ebbe termine la dittatura del generale Francisco Franco Bahamonde.

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2 INTRODUZIONE L’analisi degli studi sulla storia della Spagna del XX secolo pone l’interrogativo di come il regime franchista – che dal suo fondatore, Francisco Franco, prese il nome – riuscì a sopravvivere per oltre trentasei anni nel bel mezzo dell’Europa. Quando nel 1945, il “mito” e le credenze che il fascismo prima e il nazismo poi avevano portato con sé, crollarono miseramente, Franco riuscì – in parte grazie ad abili ed astuti giochi diplomatici – a rimanere in piedi. Eppure, proprio alla conclusione della seconda guerra mondiale, il suo regime sembrava avere ormai i giorni contati. Durante il catastrofico conflitto e la conseguente polarizzazione dei due schieramenti, il Caudillo aveva dovuto e saputo praticare una politica prudentemente ambigua e dare, come si suole dire, un colpo al cerchio e uno alla botte a difesa della sua posizione non interventista, ma palesemente filofascista. Il regime, infatti, anche se non aveva partecipato al conflitto militarmente, si era schierato comunque a livello ideologico e con tutti i mezzi possibili. Appena preso il potere, inoltre, la diplomazia franchista dovette fare i conti con le gravi perdite – umane ed economiche – della guerra civile del triennio 1936-1939. Quando poco dopo scoppiò il secondo conflitto mondiale, quindi, il principale nemico per la Spagna, non era costituito da un’altra Nazione o un altro Paese, ma dalla fame e dalla carestia che la popolazione conobbe in quei terribili anni. Nell’immediato dopoguerra mondiale, il governo di Franco fu visto come l’ultimo baluardo in Europa del fascismo e venne messo sotto accusa dall’opinione pubblica internazionale, che richiedeva a gran voce la fine della dittatura. La delibera dell’ONU – che nell’ottobre 1946 invitava tutti i Paesi aderenti alle Nazioni Unite a rompere le relazioni diplomatiche con la Spagna – avrebbe fortemente improntato la politica interna ed estera di quel Paese. L’embargo economico e diplomatico avrebbe finito per costituire un elemento di rafforzamento interno per la dittatura che riuscì, giocando sull’orgoglio nazionale, a catalizzare il consenso. Orden, unidad y aguantar

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america latina
argentina
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