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Il PCI e l'avvio della programmazione economica (1962-1964)

Siamo all’inizio degli anni Sessanta. Il “miracolo economico” aveva modernizzato il paese e l’industrializzazione aveva diffuso il benessere tra tutti i cittadini. Tuttavia il sistema di potere, che negli anni Cinquanta la Democrazia Cristiana costruì intorno a se in nome dei tradizionali valori della società italiana e per conto della Chiesa Cattolica e del mondo libero occidentale, era entrato in crisi. Per garantirsi dunque la permanenza al potere sulle solide basi di un modello economico capitalista e di una politica di chiusura verso la sinistra, la classe dirigente espressa dal partito cattolico si vide costretta a cercare il consenso dei socialisti intorno a un nuovo programma di governo, un programma dai forti contenuti riformisti che affrontasse i più gravi problemi italiani, quali la questione meridionale, l’arretratezza del sistema produttivo, la ristrettezza del mercato interno, ecc. Da qui nacque l’idea di una generale programmazione economica, di un organico piano pluriennale che guidasse lo sviluppo lungo una direttrice delineata dalle istituzioni pubbliche e il cui processo ho inteso analizzare nel testo che Vi propongo.
Nella mia tesi ripercorro, non potrei nasconderlo, una vicenda storica sulla quale già molto si è scritto, ma il punto di vista scelto, quello del maggiore partito dell’opposizione, mi sembra costituisca di per sé un elemento di originalità…

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Introduzione Prospettive di centrosinistra I. Il sistema di potere che negli anni Cinquanta la Democrazia Cristiana costruì intorno a se in nome dei tradizionali valori della società italiana e del mondo libero occidentale, si fondava su un modello economico capitalista e su una politica di chiusura verso la sinistra: i bassi salari e il ristretto mercato interno consentivano alle grandi industrie di crescere e di affermarsi sul mercato internazionale mentre l’esclusione del movimento operaio dall’area della “legittimità” politica garantiva alla classe capitalista dominante la conservazione del potere e il conseguimento dei propri interessi. Questo era infatti l’esito dell’interazione sviluppatasi tra gli interessi politici nazionali e un quadro internazionale dominato dalla “guerra fredda”: se da un lato i vincoli imposti dalla politica estera americana restringevano l’ambito dei mutamenti possibili nelle alleanze di governo, dall’altro il “legame forte” tra l’Unione Sovietica e il PCI garantiva la permanenza di quel partito all’opposizione; i partiti italiani erano costretti ad una “doppia lealtà”, cioè a definire la propria funzione dirigente nell’ambito di una mediazione tra il 6

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Giovanni Perrino Contatta »

Composta da 112 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2017 click dal 22/06/2005.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.