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Il principio "rebus sic stantibus" nel caso Gabcikovo-Nagymaros

Informazioni tesi

  Autore: Gabriella Vari
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2003-04
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marco Balboni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 117

In questo lavoro tendo ad approfondire, attraverso le interpretazioni ed applicazioni del principio rebus sic stantibus, fin dalla sua prima formulazione ad oggi, nella prassi del diritto internazionale, la sostenibilità della posizione del governo ungherese del 1992, relativa al caso Gabcikovo-Nagymaros.
Nel 1977 l'Ungheria e la Cecoslovacchia firmarono un trattato internazionale per costruire un sistema congiunto di dighe sul Danubio. L'obiettivo principale era la produzione di energia idroelettrica, tra gli obiettivi secondari rientravano la regolazione del flusso, lo sviluppo dell'agricoltura e del trasporto fluviale.
Nel 1989 il governo ungherese decise di cessare i lavori, inerenti alle opere di sua competenza, quindi nel 1992 dichiarò estinto il trattato del 1977, invocando i principi della Convenzione di Vienna del 1969 sulla successione degli Stati nei trattati.
Nelle motivazioni della propria posizione, il governo ungherese attribuì un particolare peso al principio rebus sic stantibus, facendo riferimento all'art. 62. primo comma, lettera (a) della Convenzione.
nel 1993 l'Ungheria e la Repubblica Slovacca chiesero alla Corte Internazionale di Giustizia di pronunciarsi nel riesame del trattato stipulato tra essi nel 1977.
La Corte si pronunciò il 25 settembre 1997.

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5 Presentazione In questo mio lavoro tendo ad approfondire, attraverso le interpretazioni ed applicazioni del principio rebus sic stantibus , fin dalla sua prima formulazione ad oggi, nella prassi del diritto internazionale, la sostenibilità della posizione del governo ungherese del 1992, relativa al Caso “Gabčikovo-Nagymaros”. Approfondire i caratteri, le pronunce ed i contenuti del Caso, non ha rappresentato per me un mero compito accademico, ma un’opera che ritengo necessaria per: - affrontare le cause della controversia in esame; - prefigurare nuovi scenari che ritengo abbiano bisogno di un approccio politico che allarghi la visione e la prospettiva. Continuare la polemica fra l’Ungheria e la Slovacchia con gli stessi metodi ed atteggiamenti logico-speculativi, che hanno portato ad una posizione sterile e statica non serve, dato l’esaurirsi di valori condivisi e fondamentali per la costituzione di un sistema/comunità, in armonia con le normative degli Stati e dell’Unione Europea. La sola via di uscita è quella di riallacciare i negoziati nella nuova cornice dell’Unione Europea, riscoprendo il confronto politico e la tensione collettiva verso un progetto coeso e comunitario. Rifiutare il confronto con l’”altro”, in termini politici, significa cancellazione, ma anche auto-mutilazione che conferma un processo di perdita di coscienza politica, forse inarrestabile e di cui l’epoca moderna è già vittima. Come cittadina ungherese, sono consapevole di essermi formata nella mia cultura e di essere motivata dai valori, emozioni, temi o stimoli ideologici in essa affermati o affermantisi. Pur consapevole di tutte le altre ragioni che pesano sul mio giudizio, ogni volta che esamino il presente nel quale sono coinvolta, vorrei portare un contributo, oltre che chiarificatore della materia esaminata, anche costruttivo.

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