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Il doping nei contesti giovanili e amatoriali

Informazioni tesi

  Autore: Giorgia Filidei
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia del lavoro e delle organizzazioni
  Relatore: Fabio Lucidi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 135

Determinanti e motivazioni di una pratica proibita attraverso uno studio empirico condotto dalla U.I.S.P. in collaborazione con il Dipartimento dell'Università di Roma La Sapienza chiamato "Primaedoping": una ricerca condotta con 897 studenti provenienti dalle scuole di tutta Italia.

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4 INTRODUZIONE Oggi non è più solo il grande atleta a decidere se cedere all’uso di sostanze dopanti. Anche i ragazzi e ragazze nelle palestre e nei circuiti sportivi giovanili rischiano pericolose sollecitazioni verso il doping. Eppure gli effetti sono spesso devastanti… Le ultime Olimpiadi sono state macchiate da episodi spiacevoli di doping, molti atleti di valore sono stati trovati positivi ai controlli e quindi squalificati. Lo sport si sta inquinando e le gare internazionali presentano atleti sempre meno umani e sempre più fenomeni che si spingono al limite delle capacità naturali. Tutto nasce da un gesto, un gesto sportivo di incantevole bellezza. Il motore dello sport è la passione. Lo sport comporta applicazione e spirito di sacrificio; campioni si può nascere, grazie ai nostri genitori geneticamente ben predisposti, ma non si diventa senza rigore e determinazione. Costanza, la voglia di migliorare, la disciplina sono alcuni dei punti cardine per la riuscita di un obiettivo da cui non si può scappare. Tuttavia esiste una strada diversa che permette all’individuo di raggiungere tale scopo con più facilità: il doping. Qualcosa che non ha niente a che fare con la cultura sportiva basata sui valori “classici”, ma che vuole ingannare e vuole illudere. Il doping è un’arma “a doppio taglio”. Fare utilizzo di sostanze dopanti con la speranza di primeggiare nell’attività sportiva vuol dire illudersi due volte: prima di tutto non permette con certezza di raggiungere una vittoria, e poi, aspetto più importante, comporta dei gravi danni alla salute futura. Allora una persona potrebbe chiedersi, ma quali sono le motivazioni che spingono alcuni atleti a tali sostanze? Il bisogno di misurarsi con se stessi e di confrontarsi con gli altri, spinge lo sportivo a cercare di aumentare il proprio rendimento fisico anche attraverso l’uso di farmaci, il più delle volte impropriamente usati. Vincere ad ogni costo è un non valore. Anche se alcuni ci credono. Questo è sotto gli occhi di tutti ma esistono realtà meno evidenti e sempre più frequenti nella vita quotidiana, di persone che, pur svolgendo attività fisica a livello non professionistico, fanno uso (o abuso) di sostanze cosiddette dopanti. Sono vere e proprie droghe (dall’inglese to dope= drogare) che vengono assunte consapevolmente o inconsapevolmente (mascherate dietro il nome di integratori alimentari) per aumentare la prestazione fisica e migliorare l’aspetto estetico. Un fenomeno molto diffuso soprattutto nelle palestre e, a livello giovanile, in quegli sport in cui ai ragazzi sono richieste prestazioni “precoci” per poter avere un futuro da professionisti. (calcio, baseball, atletica, basket, nuoto e

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