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L'identità negoziata nel processo di riconciliazione. Uno studio sul caso franco-tedesco

Informazioni tesi

  Autore: Annunziata Rinaldi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze della Formazione
  Corso: Psicologia
  Relatore: Giovanna Leone
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 160

L’interesse per un tema come quello della costruzione della pace dovrebbe porci in una prospettiva risolutiva rispetto a quello che si profila giornalmente come uno scontro epocale, in tal senso il contributo della psicologia sociale allo studio di processi che solitamente appaiono interesse esclusivo degli studi politico-giuridici, può fornire una chiave di lettura degli aspetti psico-sociali coinvolti nelle relazioni tra gruppi nazionali come proposto significativamente da un noto studioso americano, Herbert Kelman. L’attenzione è stata rivolta ad un caso di riconciliazione come quello franco-tedesco che possiamo definire storicamente maturo e che viene esaminato attraverso la lente della diffusione mass mediatica di una delle due parti coinvolte. In modo particolare si decide di analizzare la percezione identitaria del vecchio nemico storico tedesco da parte dell’antico rivale francese per mezzo dell’analisi dei contenuti diffusi da un mensile di approfondimento di un noto quotidiano francese, Le Monde Diplomatique. Il percorso teorico vuole rilevare i contributi presenti nella letteratura psico-sociale sulla riconciliazione, quindi esaminare le fasi distinte che si avviano a seguito della firma di un accordo di pace, oltre che prendere in considerazione il ruolo dei processi cognitivi, quali la categorizzazione sociale, l’identità sociale e nazionale ed i suoi rapporti con la memoria collettiva. Nello studio empirico, la metodologia qualitativa utilizzata ha avuto come materiale di analisi proprio gli articoli di Le Monde Diplomatique, che sono stati prima esplorati in toto poi inseriti in un programma di statistica testuale, il T-Lab.

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1 INTRODUZIONE All’interno di uno scenario internazionale come quello attuale, sempre più intriso dalla diffusione mediatica della nuova guerra globale che ripropone l’antico scontro tra civiltà d’Occidente e d’Oriente, una riflessione sulle prospettive di pace potrebbe apparire “fuori tempo”, come se il nostro fosse un presente bloccato all’istante di quel primo fragore di guerra che ha annullato le migliaia di voci umane che nell’arena sociale della pubblica opinione mondiale avevano pronunciato il loro forte dissenso nei confronti della logica “preventiva”. Un modesto contributo allo studio dei processi psico-sociali che seguono la fine di un conflitto vorrebbe riabilitare le percezioni comuni orientandole alle tematiche della pace perché mai come in un contesto negativo è importante assumere quella che K. Lewin, più di 50 anni fa, chiamava una prospettiva temporale alimentata da quel “fattore psicologico fondamentale comunemente chiamato speranza”, in grado di fornire non un semplice pensiero positivo ma una costellazione di aspettative e risorse tali da sostenere la tenacia e la fiducia necessari per affrontare le sfide del presente ed i traguardi del futuro (Lewin, 1942). La psicologia sociale mostra più di ogni altra disciplina la sua vocazione ad approfondire lo studio dei fattori che contribuiscono a costruire la pace dopo un lungo periodo di conflitto segnato da incisive lacerazioni nel tessuto sociale. Questo implica anche il fatto che un’analisi accurata del fenomeno deve necessariamente assumere una prospettiva multidiciplinare che possa tessere una trama complessa ma

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Parole chiave

identità
negoziazione
pace
peacemaking
riconciliazione

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